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unemicisantitaQuando non siamo abbastanza vigilanti sulla nostra umiltà e sulla nostra totale dipendenza da Dio, si fanno avanti “Due sottili nemici della santità” (cap. II,35-62), “Due falsificazioni della santità che potrebbero farci sbagliare strada: lo gnosticismo e il pelagianesimo.

Sono due eresie sorte nei primi secoli del Cristianesimo, ma che continuano ad avere un’allarmante attualità” (GE 35). In queste eresie al centro di tutto viene messo l’uomo e, quindi, esse esprimono un antropocentrismo travestito da verità cattolica.

Occorre ribadire le basi dottrinali per la comprensione della salvezza cristiana in riferimento alle derive neo-gnostiche e neo-pelagiane odierne. Si devono mettere in evidenza, nel solco della grande tradizione della fede, alcuni aspetti della salvezza cristiana che possono essere oggi difficili da comprendere a causa delle recenti trasformazioni culturali.

Si tratta di due forme di sicurezza dottrinale o disciplinare in cui né Gesù Cristo né gli altri interessano veramente, per cui si nega il primato della grazia nella vita cristiana. I neo-gnostici concepiscono una mente senza Dio e senza carne (cfr. GE 37-39), una dottrina senza mistero (cfr. GE 40-42), disprezzano la semplicità concreta del Vangelo e si credono migliori della “massa ignorante” (cfr. GE 43-46). A differenza degli gnostici, che confidano nell’intelligenza e nella conoscenza, i neo-pelagiani, invece, assolutizzano il potere dello sforzo personale e della volontà senza umiltà (cfr. GE 47-51). Di fronte a queste radicali deviazioni, “la Chiesa ha insegnato numerose volte che non siamo giustificati dalle nostre opere o dai nostri sforzi, ma dalla grazia del Signore che prende l’iniziativa (GE 52). La tradizione costante della Chiesa insegna il primato assoluto della grazia: “Solo a partire dal dono di Dio, liberamente accolto e umilmente ricevuto, possiamo cooperare con i nostro sforzi per lasciarci trasformare sempre di più” (GE 56).

Molte volte, contro l’impulso dello Spirito, la vita della Chiesa si trasforma in un pezzo da museo o in un possesso di pochi. Questo accade quando alcuni gruppi cristiani danno eccessiva importanza all’osservanza di determinate norme proprie, di costumi o stili. In questo modo, spesso si riduce e reprime il Vangelo, togliendogli la sua affascinante semplicità e il suo sapore. E’ forse una sottile forma di pelagianesimo, perché sembra sottomettere la vita della grazia a certe strutture umane. Questo riguarda gruppi, movimenti e comunità, ed è ciò che spiega perché tante volte iniziano il loro cammino con un’intensa vita dello Spirito, ma poi finiscono fossilizzati o corrotti. Senza renderci conto, per il fatto di pensare che tutto dipende dallo sforzo umano incanalato attraverso norme e strutture ecclesiali, complichiamo il Vangelo e diventiamo schiavi di uno schema che lascia pochi spiragli perché la grazia agisca. Il papa cita san Tommaso d’Aquino che ricorda che i precetti aggiunti al Vangelo da parte della Chiesa devono esigersi con moderazione “per non rendere gravosa la vita ai fedeli”, perché così so muterebbe la nostra religione in una schiavitù (cfr. GE 59).

La risposta a queste tentazioni auto-salvifiche è chiara: “Al fine di evitare questo, è bene ricordare spesso che esiste una gerarchia delle virtù, che ci invita a cercare l’essenziale. Il primato appartiene alle virtù teologali (fede, speranza e carità) che hanno Dio come oggetto e motivo. E al centro c’è la carità.” (GE 60). Solo due volti spiccano in mezzo alla selva di precetti e prescrizioni: quello del Signore e del prossimo, che sono le uniche due ricchezze che non svaniscono. “Perché in ogni fratello, specialmente nel più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio. Infatti, con gli scarti di questa umanità vulnerabile, alla fine del tempo, il Signore plasmerà la sua ultima opera d’arte” (GE 61).

DOMANDE PER LA REVISIONE DI VITA

1) Al di là delle grandi verità di fede, nell’insegnamento del Magistero ci sono delle questioni che mi lasciano almeno perplesso?

   Come reagisco:

   - con docilità e obbedienza, accettando con discernimento personale quello che non comprendo

     oppure

   - con un senso di ribellione che, fatalmente, rischia di diventare una situazione permanente?

2) Come mi regolo tra le varie prescrizioni della Dottrina e del Magistero, soprattutto quando dei valori importanti entrano in conflitto tra di loro?

3) Come vivo il rapporto tra grazia di Dio e sforzi e meriti personali?

   Quando le cose vanno bene, a chi attribuisco il merito?

   Quando le cose vanno meno bene è sempre solo colpa del “destino” o di altri, oppure so riconoscere le mie colpe e miei errori e, comunque, riesco a vedere la presenza di Dio e della sua grazia anche nelle esperienze negative della vita?

4) Cosa vuol dire, nella mia vita, il primato della carità? Come lo vivo giorno per giorno? Quali difficoltà incontro?

Il metodo CPM
1. Vedere
sforzarsi di prendere coscienza e di capire le proprie situazioni e atteggiamenti di vita, la qualità della relazione di coppia, i comportamenti della comunità ecclesiale e sociale e le maggiori problematiche odierne.
2. Giudicare
approfondire, conoscere e lasciarsi interpellare dalla Parola di Dio, ricordando che la Parola è Persona e Gesù stesso è Parola incarnata; confrontarsi dunque con Gesù vero interlocutore per poter entrare in intimità e vero dialogo con il coniuge e con gli altri, oltre che per leggere la nostra vita e le varie problematiche in esame con una visione di fede.
3. Agire
cercare di tradurre, con l'aiuto dello Spirito Santo, nella propria vita le acquisizioni maturate, contando anche sulla solidarietà delle altre coppie e del Consigliere spirituale.

L'accoglienza come stile di vita.

I sette punti di PAUL DERKINDEREN. L'Autore, sacerdote, teologo, psicologo, ha rappresentato per molti anni il Belgio in seno al bureau della Federazione Internazionale dei CPM;ne è stato l'Assistente.

Un cammino insieme verso il matrimonio


Il teologo Antonio Autiero all’incontro della Consulta Nazionale di pastorale familiare.

Il 23 settembre scorso il direttore dell'ufficio Nazionale, don Paolo Gentili,  ha convocato i responsabili nazionali dei movimenti e associazioni che in Italia si occupano di famiglia, con i membri della Consulta Nazionale per un incontro di approfondimento e verifica. La relazione principale è stata affidata al prof. Antonio Autiero, docente emerito di Teologia morale presso la Facoltà Teologica di Muenster (Germania) sul tema:weblink Amoris Laetitia: un punto di svolta per la teologia morale”.


"Per quanto riguarda i corsi o gli itinerari di preparazione al matrimonio, essi rientrino nel progetto educativo di ogni Chiesa particolare ed assumano sempre più la caratteristica di itinerari educativi. A tale scopo ci si preoccupi perché possibilmente ogni comunità parrocchiale sia in grado di offrire questi itinerari di fede innanzi tutto ai propri fidanzati.


Fidanzamento: tempo di crescita, di responsabilità e di grazia

 

La Parola e uno stile di vita

Corso di Formazione Permanente in Pastorale Familiare per Sacerdoti (9 ottobre - 29 novembre 2018)