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Nel corso degli ultimi decenni è aumentata la consistenza numerica dei matrimoni in cui una parte è cattolica e l’altra parte, pur essendo battezzata, non è cattolica, oppure non è battezzata. Tale situazione richiede una peculiare attenzione pastorale, sia nella preparazione al matrimonio sia nell’accompagnamento delle famiglie dopo la celebrazione delle nozze. Infatti, spesso si è in presenza di differenze nella concezione del matrimonio, della vita coniugale, dell’educazione dei figli, dei rapporti all’interno della famiglia, che richiedono un chiarimento e un confronto costruttivo, nel rispetto delle legittime diversità ma non facendo venire meno l’essenziale per una valida e fruttuosa celebrazione del matrimonio.

Per un corretto accompagnamento, è necessario distinguere il matrimonio celebrato tra due battezzati, di cui uno cattolico, da quello celebrato tra un cattolico e un non battezzato. Il matrimonio tra un cattolico e un battezzato non cattolico si radica nel comune battesimo e nel dinamismo della grazia, che «forniscono agli sposi… la base e la motivazione per esprimere la loro unità nella sfera dei valori morali e spirituali». Questo, tuttavia, non può far dimenticare le differenze esistenti: nel periodo del fidanzamento è facile che queste differenze vengano sminuite, ritenendo che l’armonia nella vita di coppia e l’amore vi possano supplire. È quindi essenziale, da parte di coloro che accompagnano queste coppie, aiutarle a comprendere l’importanza di eventuali difficoltà, cercando soluzioni condivise, in una prospettiva dialogante e percependo sempre la vicinanza della comunità cristiana: «nell’apposita preparazione a questo tipo di matrimonio deve essere compiuto ogni ragionevole sforzo per far ben comprendere la dottrina cattolica sulle qualità ed esigenze del matrimonio, come pure per assicurarsi che in futuro non abbiano a verificarsi le pressioni e gli ostacoli» che impediscono la libera manifestazione della propria fede, pur nella fatica della differenza religiosa.

In tale orizzonte si comprende pienamente il significato della normativa canonica, che prevede per la celebrazione di tali matrimoni la licenza dell’Ordinario del luogo (cfr can. 1124). A tale scopo è opportuno invitare i fidanzati a instaurare per tempo un confronto con il parroco della parte cattolica. In tal modo gli adempimenti canonici non vengono visti come formalità o pratiche da sbrigare, bensì come un ulteriore aiuto ad approfondire la loro situazione personale e di coppia, e a maturare scelte sempre più condivise. Particolare importanza assume la dichiarazione della parte cattolica con la quale si dichiara pronta ad allontanare tutti i pericoli di abbandonare la fede cattolica e promette di fare quanto è in suo potere perché i figli siano educati nella Chiesa cattolica; di tali impegni deve essere informata e consenziente l’altra parte. In tale contesto non va dimenticato che spesso la parte non cattolica è tenuta ad impegni analoghi verso la sua comunità religiosa di appartenenza.

Anche la scelta della celebrazione del matrimonio richiede particolare attenzione. Infatti, per la celebrazione del matrimonio si richiede di osservare la forma canonica, secondo le indicazioni previste nel Rito del matrimonio31, facendo quindi riferimento al rito della celebrazione del matrimonio nella liturgia della Parola32, salva diversa valutazione della circostanza. Tale requisito incide nella validità stessa della celebrazione, salvo in caso di matrimonio con una parte non cattolica di rito orientale, in cui la forma canonica è richiesta per la liceità (cfr can. 1127 §1). In presenza di particolari e motivate difficoltà, l’Ordinario del luogo della parte cattolica ha il diritto di dispensare da tale forma33, evitando in ogni caso una duplice celebrazione religiosa o il rinnovo del consenso (cfr can. 1127 §3).

L’accompagnamento e il sostegno, visibile nella preparazione al matrimonio, richiedono di continuare nel periodo successivo la celebrazione: con l’appoggio della comunità cristiana, la parte cattolica può essere fortificata nella sua fede e aiutata a maturare positivamente nella comprensione e nella pratica della fede, per diventare testimone credibile in seno alla famiglia, attraverso la sua vita e la qualità dell’amore dimostrati all’altro coniuge e ai figli.

Un’attenzione ancora maggiore si richiede qualora la parte cattolica intenda unirsi in matrimonio con una parte non battezzata. Sussiste in questi casi un impedimento alla celebrazione del matrimonio (cfr can. 1086), per cui esso può essere celebrato validamente solo con la dispensa. Infatti, notevoli possono essere le differenze circa la visione del matrimonio e della vita familiare, con una maggiore difficoltà a coltivare e testimoniare la propria fede e a educare cristianamente i figli. Per questo, nel cammino di preparazione di tali coppie al matrimonio, è importante aiutarli a cogliere le differenze esistenti, confrontandosi sugli elementi essenziali e concordando su quanto si richiede per una valida celebrazione del matrimonio. È evidente che in tale accompagnamento si richiede una conoscenza basilare della religione non cristiana cui appartiene il coniuge non battezzato, ispirata ai principi conciliari e del dialogo interreligioso e alla dignità della persona umana. Anche qualora tale persona non professi alcuna religione, come per il matrimonio tra un cattolico e un battezzato non cattolico, è opportuno che, nel cammino di preparazione alle nozze, si tenga presente quanto richiesto dalla normativa canonica. Infatti, per poter far richiesta di dispensa dall’impedimento, è necessaria la dichiarazione della parte cattolica di essere pronta ad allontanare i pericoli di abbandonare la fede e la promessa di fare quanto in suo potere per educare cristianamente i figli (cfr cann. 1125-1126). Per la celebrazione del matrimonio, si richiede inoltre di osservare la forma canonica (cfr can. 1117), usando il rito apposito36, salvo dispensa dalla forma canonica.