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La crisi della famiglia è la crisi di un’intera società, di un modello di sviluppo che investe globalmente l’uomo. Affrontare questa crisi significa ridiscutere tutto, a partire da ciò che società e cultura propongono oggi alla coppia e alla famiglia. Non si ha esitazione nell’indicare le radici del male oscuro che scuote l’intero edificio familiare e, allo stesso tempo, mina alla base i fondamenti culturali della società.

«Aiutare la famiglia ad uscire dalla stagnazione in cui si trova, significa trovare una strada opportuna per collaborare al bene comune. Un aiuto per tutti, al di là degli orientamenti culturali e politici».

La felicità, la positiva riuscita del matrimonio, è un progetto che riguarda tutti. I giovani che decidono di sposarsi sono consapevoli della necessità di andare controcorrente rispetto a un clima culturale che parla di disimpegno e di individualismo. Ma all’inizio tutti sono convinti di poter 'resistere', di rifiutare le chimere della vita facile e del divertimento a tutti i costi.
Poi però le sollecitazioni esterne sono terribili. A cominciare dalla crisi economica che tritura lavoro e speranze di crescita. E quando il lavoro c’è troppo spesso si caricano sulle spalle delle giovani coppie pesi insostenibili, orari lunghissimi, notturni compresi, che rendono difficile la vita di famiglia. Discorso difficile, e forse inopportuno in un momento di crisi come questo, ma il rapporto tra tempi di lavoro e tempi della famiglia è un problema più serio di quanto si possa immaginare. Andrebbe ripensato con l’aiuto di tutti.

Una situazione in ogni caso altalenante e incerta che, complice anche il clima culturale, rende sempre più difficile resistere e andare avanti. «Dobbiamo trovare il modo di rispiegare a queste coppie il senso della vita, offrire loro l’opportunità di tornare a riflettere sui valori che contano. C’è un problema di comunicazione enorme, come sta emergendo anche dalle analisi dei padri sinodali ». E, allo stesso tempo, c’è la necessità di accogliere le famiglie ferite, disgregate. La sofferenza per l’esclusione dai sacramenti è accresciuta spesso dalla mancanza di misericordia e di sensibilità. Crediamo che rimettere il Vangelo al centro della famiglia, significhi innanzi tutto occuparsi delle situazioni di fragilità e di debolezza. Ora il tempo è scaduto. Dobbiamo moltiplicare la fantasia dell’accoglienza.