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Nel numero 2/2015 di Famiglia Domani, Esther, una delle donne coraggio della Bibbia, sarà la protagonista indiscussa. Una storia di fatica, di capovolgimento di sorti, con uno happy end. Una domanda marrana: se Esther avesse posseduto un telefonino, la storia sarebbe cambiata? Lo happy end sarebbe stato assicurato? E le relazioni…? Un dialogo tra amici. Tutto incominciò il 27/9/2014 da un post di Marisa su AltritAsti…

Una piazza, una chiesa di un paese qualunque. Un luogo per darsi appuntamento con amici, nulla di più normale, anzi direi scontato. Sto aspettando, e il mio sguardo è rapito da un gruppetto di persone che, con andatura ciondolante, si avvicina al muretto antistante la chiesa e lo approcciano con gesto atletico, facendomi dedurre la loro giovane età...

            Con le gambe penzoloni, anche loro aspettano. 

            \In apparenza non sembrano mostrare segni di impazienza al tempo che scorre: qualche sbadiglio o accenno del capo sono i primi e unici segni di comunicazione tra loro. Dalle tasche dei pantaloni balzano fuori lucidi e fiammanti telefonini di ultima generazione che picchiettano nervosamente con estrema abilità e velocità. 

            Ognuno è assorto in un rituale ormai meccanico, una sorta di mantra che lo assorbe completamente. 

            La comunicazione virtuale sembra dominare, con invio e ricezione di messaggi, lasciando poco spazio alla semplice chiacchierata, alle risate, alle prese in giro di cui i miei ricordi sono ancora vivi. 

            E allora mi domando se l'uso eccessivo (o abuso) degli strumenti tecnologici - di cui riconosco l'utilità - può in qualche modo nuocere al nostro benessere derivante dall'interazione, dall'ascolto e dall'attenzione verso gli altri. 

            Inoltre, il nostro benessere non è strettamente collegato alla libertà di stare tranquilli, all'assaporare quello che ci circonda, all'ascoltare il silenzio, rispettandolo? 

            Ma se siamo costantemente rintracciabili e reperibili, a qualsiasi ora e in qualsiasi luogo, non andiamo a perdere tutto ciò?

            E non andiamo a perdere anche la bellezza del racconto che è la fotografia del sentire un luogo trasmettendone le sensazioni, gli odori, i colori con la consapevolezza che il perdersi dietro le parole è un gioco di fantasia per i nostri pensieri? 

            Sì, forse non era il caso di arrivare in anticipo al mio appuntamento (e senza telefonino...).

Marisa Pessione