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[Fonte: UCCR, 24.01.13]

Durante la sua visita pastorale negli USA del 15-21 aprile 2008, Benedetto XVI ha descritto come “evidente” l’indebolimento nella società americana dell’istituzione del matrimonio e il «diffuso rifiuto di una responsabile e matura etica sessuale, fondata sulla pratica della castità, che ha portato a gravi problemi sociali con immensi costi umani ed economici».

Gli studi, infatti, mostrano chiaramente come chi convive prima del matrimonio percepisce una minore qualità del rapporto sentimentale e soprattutto presenta maggiori tassi di separazione coniugale e di divorzio, confutando la vulgata sulla convivenza come migliore preparazione al matrimonio (qui altri studi sul tema).

La posizione della Chiesa cattolica, come sempre lungimirante, chiede ai fidanzati di «vivere la castità nella continenza. Messi così alla prova, scopriranno il reciproco rispetto, si alleneranno alla fedeltà e alla speranza di riceversi l’un l’altro da Dio. Riserveranno al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell’amore coniugale. Si aiuteranno vicendevolmente a crescere nella castità». Questa posizione, come spiegato bene dal sociologo Giuliano Guzzo, non è contraria alla sessualità in quanto essa è ben più ampia di quella che si può consumare tra le lenzuola. Il rapporto sessuale unitivo non è la sola manifestazione di sessualità.

Ma quali sono le ragioni per cui la Chiesa chiede la castità pre-matrimoniale? Lo spiegano in modo bellissimo e convincente i due fidanzati Jason & Crystalina Evert durante una delle loro tante conferenze nei licei americani. La castità, come spiegata da loro, diventa avvincente, sensata e alla portata da tutti perché basata su ragioni laiche, e non soltanto religiose.
Ammiriamo questi ragazzi per il loro coraggio ad andare controcorrente, così come recentemente ha detto Benedetto XVI: «Il cristiano non deve avere timore di andare “controcorrente” per vivere la propria fede, resistendo alla tentazione di “uniformarsi”».