
Oggi la normale domenica del tempo ordinario viene sostituita da una festa antica: la dedicazione della basilica lateranense. Nel IV secolo, dopo l’editto di Costantino, che garantiva la libertà di culto dei cristiani nell’impero romano, l’imperatore fece costruire una basilica a Roma (attuale S.Giovanni In Laterano). La basilica verrà consacrata il 9 novembre 324, diventa un po’ il simbolo, la madre di tutte le chiese del mondo.
Forse è una festa (almeno per noi…) un po’ difficile da interpretare, ma chiediamo aiuto al vangelo di Giovanni che ci viene proposto per capire il rapporto tra noi cristiani ed il tempio.
Nel vangelo troviamo un episodio strano della vita di Gesù, ci sorprende, ci stupisce, interroga la nostra vita sul nostro rapporto con il “tempio”.
E’ la festa di Pasqua, tantissima gente sale al tempio, grandioso di Gerusalemme, l’evento religioso più importante dell’anno. Solo evento religioso? E’ anche un’occasione perfetta per fare affari: tutti dovevano portare qualcosa per il sacrificio, un giro di soldi enorme per l’epoca, animali da comprare e da vendere. Soldi, soldi, da commerciare, da cambiare: Business is business, il profitto prima di tutto (tanto diverso da oggi?).
Gesù non ci sta, troppo distante tutto questo dal suo rapporto con Dio, dal suo essere Figlio, dal rapporto con Dio che propone a tutti noi.
Forse quando ci immaginiamo Gesù, pensiamo solo alla sua tenerezza, alla sua dolcezza. Qui vediamo un altro aspetto: passionale, determinato, con uno solo scopo: dimostrare che quello è il modo più falso di avere un rapporto con Dio. Se Giovanni non lo avesse scritto nel suo vangelo, forse non saremmo capaci di immaginarlo così… Allora vuol dire che il messaggio contenuto è forte, importante: non fate così, non impostate il rapporto con Dio così, non fatevi fregare: Dio non è mai commercio, non è mai Business, non è mai profitto ad ogni costo!
Forse è anche un segnale importante per capire quale deve esser il nostro rapporto con il “tempio”, con le strutture architettoniche, anche se sono imponenti, belle, da ammirare. Anche il tempio di Gerusalemme era magnifico, ma pochi anni dopo è stato distrutto…
C’è un altro tempio che è più importante, c’è una chiesa che non verrà mai distrutta. La chiesa siamo noi, le persone che hanno accolto il messaggio di Gesù. Allora la festa di oggi non riguarda le pietre, anche se le basiliche sono dei magnifici monumenti, non riguarda le architetture anche se strabilianti. Riguarda noi, il popolo che ha accolto, che lotta per accogliere il messaggio di Gesù. Noi, in carne ed ossa, noi discepoli di ieri e di oggi, noi discepoli di domani. Gesù ci ha chiamati per vivere insieme questa incredibile avventura, dobbiamo essergli riconoscenti per questo incredibile regalo. Dobbiamo fare festa insieme per questo, oggi e tutte le altre domeniche quando la comunità si incontra.
Ecco il vero tempio, che rimarrà per sempre.
E’ un tempio speciale, mai terminato di costruire. Dobbiamo avere la pazienza di costruirlo giorno per giorno, è un’impresa che non termina mai, è un continuo lavoro di edificazione. I rapporti di amicizia, di fraternità sono le pietre che una dopo l’altra servono per fare più bello il tempio, per renderlo un capolavoro. Anche se qualche volta sembra di dover fare e disfare, di ricominciare, di cambiare la tecnica di costruzione, abbiamo una certezza: non crollerà mai perché il fondamento è uno solo: Gesù.
Se ci appoggiamo a lui, se ci fidiamo di lui, se costruiamo a partire da lui siamo sicuri di terminare il nostro progetto, anche se oggi non riusciamo ad intravedere la fine.
Ecco il vero tempio: tempio di Dio e non di mercato.
Revisione di vita
- Sacrificio: mi tolgo qualcosa per offrirlo a Dio. Gesù rovescia completamente il rapporto: è Dio che fa qualcosa per me … Lo abbiamo capito fino in fondo?
- Business is business, il profitto prima di tutto. Ci sono applicazioni anche oggi? Come staccarsi da tutto questo?
- Il vero “tempio”, le pietre per costruire architetture ardite, magnifiche. Le pietre siamo noi, ciascuno di noi, il cemento che le tiene insieme sono le opere di amore, di fraternità. Comprendere che ogni pietra (ognuno di noi…) è importante, indispensabile… Se manca una pietra la costruzione è incompleta, rischia di far crollare tutto…
