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Bisogna fare la guerra più dura
che è la guerra contro noi stessi.
È necessario giungere a disarmarci.
Io ho combattuto questa guerra per molti anni.
È stato terribile. Molto terribile.
Ma posso affermare che adesso sono disarmato.
Non ho paura di niente e di nessuno;
l'amore allontana la paura.
Sono disarmato
dal voler avere ragione,
dal giustificarmi
screditando gli altri.
Non mi chiudo nel mio castello
né m'inorgoglisco delle mie ricchezze.
Accolgo e condivido.
Non mi aggrappo assolutamente
alle mie idee e ai miei progetti.
Se mi si presentano
proposte migliori o almeno buone
Le accetto senza alcun impedimento.
Ho rinunciato a fare confronti.
Ciò che è buono, vero, reale, per me è sempre il meglio.
Per questo non ho paura.
Quando non si possiede nulla
non si ha paura di nulla.
Se uno si disarma,
se smette di possedere,
se si apre al Dio fatto uomo
che fa nuove tutte le cose,
allora Egli fa sparire
il passato negativo
e ci apre il panorama
di un tempo nuovo
in cui tutto è possibile.

Intervista a Papa Francesco: «I soldi non si fanno con i soldi ma con il lavoro»

di Guido Gentili - Il sole 24 ore

Santità, un antico proverbio africano sostiene: “Se vuoi andare veloce vai solo, ma se vuoi andare lontano vai insieme”. Tutti noi sappiamo quanto si può correre velocemente, grazie ai nuovi strumenti dell'innovazione tecnologica, nella comunicazione – anche tra le persone - e nell'economia. Ma le crisi profonde che si sono succedute, assieme ad una perdurante e dilagante incertezza, sembrano averci tagliato e oscurato gli orizzonti. In Gran Bretagna, addirittura, è nato un ministero che si occupa della “solitudine”. Farebbe suo quel proverbio?

Questo proverbio esprime una verità; il singolo può essere bravo, ma la crescita è sempre il risultato dell'impegno di ciascuno per il bene della comunità. Infatti le capacità individuali non possono esprimersi al di fuori di un ambiente comunitario favorevole, dal momento che non si può pensare che il risultato raggiunto sia semplicemente la somma delle singole capacità. Dico questo non per mortificare i singoli o per non riconoscere i talenti di ciascuno, ma per aiutarci a non dimenticare che nessuno può vivere isolato o indipendente dagli altri. La vita sociale non è costituita dalla somma delle individualità, ma dalla crescita di un popolo.

Come si riesce ad essere “inclusivi”?

Vedere l'umanità come un'unica famiglia è il primo modo per essere inclusivi. Noi siamo chiamati a vivere insieme e a fare spazio per accogliere la collaborazione di tutti. Se ci guardiamo attorno con il cuore aperto non ci sfuggono le tante, le tantissime e preziose storie di sostegno, vicinanza, attenzione, di gesti di gratuità, toccando con mano che la solidarietà si estende sempre più. Se la comunità in cui viviamo è la nostra famiglia, diventa più semplice evitare la competizione per abbracciare l'aiuto reciproco. Come succede nelle nostre famiglie di appartenenza, dove la crescita vera, quella che non crea esclusi e scarti, è il risultato di relazioni sostenute dalla tenerezza e dalla misericordia, non dalla smania di successo e dalla esclusione strategica di chi ci vive accanto. La scienza, la tecnica, il progresso tecnologico possono rendere più veloci le azioni, ma il cuore è esclusiva della persona per immettere un supplemento di amore nelle relazioni e nelle istituzioni.

Non avere un progetto condiviso sulle riduzione delle diseguaglianze in un sistema sempre più globalizzato può determinare quella che Lei chiama “l'economia dello scarto”, dove le stesse persone diventano “scarti”. Nell'ultimo documento (“Oeconomicae et pecuniariae quaestiones – Considerazioni per un discernimento etico circa alcuni aspetti dell'attuale sistema economico”) la Santa Sede afferma che l'economia “ha bisogno per il suo corretto funzionamento di un'etica amica della persona”. Ci può spiegare questo punto?

Innanzitutto una precisazione sull'idea degli scarti. Come ho scritto nell'Evangelii Gaudium: non si tratta semplicemente del fenomeno conosciuto come azione di sfruttamento e oppressione, ma di un vero e proprio fenomeno nuovo. Con l'azione dell'esclusione colpiamo, nella sua stessa radice, i legami di appartenenza alla società a cui apparteniamo, dal momento che in essa non si viene semplicemente relegati negli scantinati dell'esistenza, nelle periferie, non veniamo privati di ogni potere, bensì siamo sbattuti fuori. Chi viene escluso, non è sfruttato ma completamente rifiutato, cioè considerato spazzatura, avanzo, quindi spinto fuori dalla società. Non possiamo ignorare che una economia così strutturata uccide perché mette al centro e obbedisce solo al denaro: quando la persona non è più al centro, quando fare soldi diventa l'obiettivo primario e unico siamo al di fuori dell'etica e si costruiscono strutture di povertà, schiavitù e di scarti.

Vuol dire che siamo in un contesto valoriale nemico della persona?

Abbiamo un'etica non amica della persona quando, quasi con indifferenza, non siamo capaci di porgere l'orecchio e di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, non versiamo lacrime di fronte ai drammi che consumano la vita dei nostri fratelli né ci prendiamo cura di loro, come se non fosse anche responsabilità nostra, fuori dalle nostre competenze. Un'etica amica della persona diventa un forte stimolo per la conversione. Abbiamo bisogno di conversione. Manca la coscienza di un'origine comune, di una appartenenza a una radice comune di umanità e di un futuro da costruire insieme. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Un'etica amica della persona tende al superamento della distinzione rigida tra realtà votate al guadagno e quelle improntate non all'esclusivo meccanismo dei profitti, lasciando un ampio spazio ad attività che costituiscono e ampliano il cosiddetto terzo settore. Esse, senza nulla togliere all'importanza e all'utilità economica e sociale delle forme storiche e consolidate di impresa, fanno evolvere il sistema verso una più chiara e compiuta assunzione delle responsabilità da parte dei soggetti economici. Infatti, è la stessa diversità delle forme istituzionali di impresa a generare un mercato più civile e al tempo stesso più competitivo.

Nello stesso documento in cui è esplicito il messaggio perché l'attività finanziaria sia al servizio dell'economia reale, e non viceversa, colpisce l'appello alle scuole dove si formano i manager e i capitani d'industria del futuro, affinché ci si renda conto che i modelli economici che perseguono solo dei risultati quantitativi non saranno in grado di mantenere nel tempo sviluppo e pace. Significa che i manager dovrebbero essere formati, e poi giudicati, anche sulla base di parametri diversi da quelli attuali? Quali?

Mi sembra importante osservare che nessuna attività procede casualmente o autonomamente. Dietro ogni attività c'è una persona umana. Essa può rimanere anonima, ma non esiste attività che non abbia origine dall'uomo. L'attuale centralità dell'attività finanziaria rispetto all'economia reale non è casuale: dietro a ciò c'è la scelta di qualcuno che pensa, sbagliando, che i soldi si fanno con i soldi. I soldi, quelli veri, si fanno con il lavoro. E' il lavoro che conferisce la dignità all'uomo non il denaro. La disoccupazione che interessa diversi Paesi europei è la conseguenza di un sistema economico che non è più capace di creare lavoro, perché ha messo al centro un idolo, che si chiama denaro. E aggiungo, pensando ai lavoratori incontrati in Sardegna: la speranza è come la brace sotto la cenere, aiutiamoci con la solidarietà soffiando sulla cenere, la speranza, che non è semplice ottimismo, ci porta avanti, la speranza dobbiamo sostenerla tutti, è nostra, è cosa di tutti, per questo dico spesso anche ai giovani non lasciatevi rubare la speranza. Dobbiamo anche essere furbi, perché il Signore ci fa capire che gli idoli sono più furbi di noi, ci invita ad avere la furbizia del serpente con la bontà della colomba.

Furbizia e bontà per lottare contro l'idolo-denaro? Come si fa?

In questo momento nel nostro sistema economico al centro c'è un idolo e questo non va bene: lottiamo tutti insieme perché al centro ci siano piuttosto la famiglia e le persone, e si possa andare avanti senza perdere la speranza. La distribuzione e la partecipazione alla ricchezza prodotta, l'inserimento dell'azienda in un territorio, la responsabilità sociale, il welfare aziendale, la parità di trattamento salariale tra uomo e donna, la coniugazione tra i tempi di lavoro e i tempi di vita, il rispetto dell'ambiente, il riconoscimento dell'importanza dell'uomo rispetto alla macchina e il riconoscimento del giusto salario, la capacità di innovazione sono elementi importanti che tengono viva la dimensione comunitaria di un'azienda. Perseguire uno sviluppo integrale chiede l'attenzione ai temi che ho appena elencato.

Cosa fa bene all'azienda?

Il modo di pensare l'azienda incide fortemente sulle scelte organizzative, produttive e distributive. Si può dire che agire bene rispettando la dignità delle persone e perseguendo il bene comune fa bene all'azienda. C'è sempre una correlazione tra azione dell'uomo e impresa, azione dell'uomo e futuro di un'impresa. Mi viene in mentre il Beato Paolo VI che avrò la gioia di proclamare santo il prossimo 14 ottobre, che nell'enciclica Populorum progressio scriveva: «Lo sviluppo non si riduce alla semplice crescita economica. Per essere autentico sviluppo, deve essere integrale, il che vuol dire volto alla promozione di ogni uomo e di tutto l'uomo. Com'è stato giustamente sottolineato da un eminente esperto: “noi non accettiamo di separare l'economico dall'umano, lo sviluppo dalla civiltà dove si inserisce. Ciò che conta per noi è l'uomo, ogni uomo, ogni gruppo d'uomini, fino a comprendere l'umanità intera”».

Il recente documento vaticano di analisi sul sistema economico cui ho già fatto riferimento osserva, soprattutto, come “quel potente propulsore dell'economia che sono i mercati non è in grado di regolarsi da sé: infatti essi non sanno né produrre quei presupposti che ne consentono il regolare svolgimento (coesione sociale, onesta, fiducia, sicurezza, leggi…) né correggere quegli effetti e quelle esternalità che risultano nocivi alla società umana (diseguaglianze, asimmetrie, degrado ambientale, insicurezza sociale, frodi…)”. Vuol dire che l'economia non può bastare a se stessa e ha in qualche modo bisogno di essere essa stessa “salvata”? Quali sono, a Suo giudizio, i “giusti”, limiti del profitto?

L'attività economica non riguarda solo il profitto ma comprende relazioni e significati. Il mondo economico, se non viene ridotto a pura questione tecnica, contiene non solo la conoscenza del come (rappresentato dalle competenze) ma anche del perché (rappresentata dai significati). Una sana economia pertanto non è mai slegata dal significato di ciò che si produce e l'agire economico è sempre anche un fatto etico. Tenere unite azioni e responsabilità, giustizia e profitto, produzione di ricchezza e la sua ridistribuzione, operatività e rispetto dell'ambiente diventano elementi che nel tempo garantiscono la vita dell'azienda. Da questo punto di vista il significato dell'azienda si allarga e fa comprendere che il solo perseguimento del profitto non garantisce più la vita dell'azienda. Oltre a queste questioni legate più direttamente all'azienda, dobbiamo lasciarci interpellare da ciò che sta intorno a noi. Non è più possibile che gli operatori economici non ascoltino il grido dei poveri. Ancora Paolo VI, - e voglio qui citarlo integralmente per la sua importanza - affermava nella Populorum progressio che «la legge del libero scambio non è più in grado di reggere da sola le relazioni internazionali. I suoi vantaggi sono certo evidenti quando i contraenti si trovino in condizioni di potenza economica non troppo disparate: allora è uno stimolo al progresso e una ricompensa agli sforzi compiuti. Si spiega quindi come i paesi industrialmente sviluppati siano portati a vedervi una legge di giustizia. La cosa cambia, però, quando le condizioni siano divenute troppo disuguali da paese a paese: i prezzi che si formano “liberamente” sul mercato possono, allora, condurre a risultati iniqui. Giova riconoscerlo: è il principio fondamentale del liberalismo come regola degli scambi commerciali che viene qui messo in causa. L'insegnamento di Leone XIII nella Rerum novarum mantiene la sua validità: il consenso delle parti, se esse versano in una situazione di eccessiva disuguaglianza, non basta a garantire la giustizia del contratto, e la legge del libero consenso rimane subordinata alle esigenze del diritto naturale. Ciò che era vero rispetto al giusto salario individuale - ha scritto ancora il mio venerato Predecessore Paolo VI - lo è anche rispetto ai contratti internazionali: una economia di scambio non può più poggiare esclusivamente sulla legge della libera concorrenza, anch'essa troppo spesso generatrice di dittatura economica. La libertà degli scambi non è equa se non subordinatamente alle esigenze della giustizia sociale”».

Il “Sole 24 Ore” – come Radio 24 e l'Agenzia Radiocor Plus- è il quotidiano della Confindustria, cioè l'organizzazione degli imprenditori italiani che rappresenta 160 mila aziende, in grande maggioranza piccole e medie. Gli industriali italiani si battono per una società aperta e inclusiva. Cosa è necessario, a Suo giudizio, perché un imprenditore sia un “creatore” di valore per la sua azienda e per gli altri, a partire dalla comunità in cui vive e lavora? Dalla lettura dei Vangeli emerge peraltro che Gesù mostra grande simpatia (si pensi alla parabola dei cinque talenti) per gli imprenditori che si assumono un rischio.

Ricordo l'incontro che nel febbraio del 2016 ho avuto con l'Associazione. Ricordo tanti volti dietro ai quali c'erano passione e progetti, fatica e genialità; dicevo che ritengo molto importante l'attenzione alla persona concreta che significa dare a ciascuno il suo, strappando madri e padri di famiglia dall'angoscia di non poter dare un futuro e nemmeno un presente ai propri figli. Significa saper dirigere, ma anche saper ascoltare, condividendo con umiltà e fiducia progetti e idee. Significa fare in modo che il lavoro crei altro lavoro, la responsabilità crei altra responsabilità, la speranza crei altra speranza, soprattutto per le giovani generazioni, che oggi ne hanno più che mai bisogno. Credo sia importante lavorare insieme per costruire il bene comune ed un nuovo umanesimo del lavoro, promuovere un lavoro rispettoso della dignità della persona che non guarda solo al profitto o alle esigenze produttive ma promuove una vita degna sapendo che il bene delle persone e il bene dell'azienda vanno di pari passo. Aiutiamoci a sviluppare la solidarietà ed a realizzare un nuovo ordine economico che non generi più scarti arricchendo l'agire economico con l'attenzione ai poveri e alla diminuzione delle disuguaglianze. Abbiamo bisogno di coraggio e di geniale creatività.

Il lavoro, che pure quando manca è un'intollerabile emergenza, personale e sociale, è spesso percepito come una sorta di condanna quotidiana, una routine insopportabile. Può indicarci, ad esempio, due ragioni perché non lo è, o almeno non lo deve essere, e i modi in cui le imprese si possono adoperare per far sì che non lo sia, con ciò stesso contribuendo anche al successo delle aziende stesse e alla prosperità della società?

L'idea che il lavoro sia solo fatica è abbastanza diffusa, ma tutti esperimentano che non avere un lavoro è molto peggio di lavorare. Quante volte ho raccolto lacrime di disperazione di padri e madri che non hanno più un lavoro! Lavorare fa bene perché è legato alla dignità della persona, alla sua capacità di assumere responsabilità per se e per altri. E' meglio lavorare che vivere nell'ozio. Il lavoro dà soddisfazione, crea le condizioni per la progettualità personale. Guadagnarsi il pane è un sano motivo di orgoglio; certamente comporta anche fatica ma ci aiuta a conservare un sano senso della realtà ed educa ad affrontare la vita. La persona che mantiene se stessa e la sua famiglia con il proprio lavoro sviluppa la sua dignità; il lavoro crea dignità, i sussidi, quando non legati al preciso obiettivo di ridare lavoro e occupazione, creano dipendenza e deresponsabilizzano. Inoltre lavorare ha un alto significato spirituale in quanto è il modo con il quale noi diamo continuità alla creazione rispettandola e prendendocene cura.

Quale apporto Lei chiede alle imprese?

Le imprese possono dare un forte contributo affinché il lavoro conservi la sua dignità riconoscendo che l'uomo è la risorsa più importante di ogni azienda, operando alla costruzione del bene comune, avendo attenzione ai poveri. So che in molte aziende si dà un giusto spazio alla formazione. Sono convinto che gioverebbe molto ad un'azienda completare la formazione tecnica con una formazione ai valori: solidarietà, etica, giustizia, dignità, sostenibilità, significati sono contenuti che arricchiscono il pensiero e la capacità operativa.

Il mondo globalizzato si è fatto in qualche modo piccolo, ormai abbiamo raggiunto i limiti di quella che Lei chiama la nostra casa comune, cioè il pianeta Terra, tanto che si progetta di colonizzare nuovi pianeti. L'ecologia e un mondo sostenibile sono una Sua grande preoccupazione e gli stessi grandi player internazionali dell'energia, a partire dell'italiano Eni, hanno annunciato le loro svolte “verdi”. Ritiene che su questo punto si stia facendo abbastanza?

C'è ancora molto da fare per ridurre comportamenti e scelte che non rispettano l'ambiente e la terra. Stiamo pagando il prezzo di uno sfruttamento della terra che dura da molti anni. Anche oggi, purtroppo, in tante situazioni, l'uomo non è il custode della terra ma un tiranno sfruttatore. Ci sono però segnali di nuove attenzioni verso l'ambiente; è una mentalità che gradatamente viene condivisa da un numero sempre maggiore di Paesi. E' un percorso che ha bisogno di una cura particolare perché è necessario passare da una descrizione dei sintomi, al riconoscimento della radice umana della crisi ecologica, dall'attenzione all'ambiente ad una ecologia integrale, da un'idea di onnipotenza alla consapevolezza della limitatezza delle risorse. Il punto nodale è che parlare di ambiente significa sempre anche parlare dell'uomo: degrado ambientale e degrado umano vanno di pari passi. Anzi le conseguenze della violazione del creato sono spesso fatte pagare solo ai poveri. Lo sviluppo della dimensione ecologica ha bisogno della convergenza di più azioni: politica, culturale, sociale, produttiva. In particolare la formazione di una nuova coscienza ecologica ha bisogno di nuovi stili di vita per costruire un futuro armonico, promuovere uno sviluppo integrale, ridurre le disuguaglianze, scoprire il legame tra le creature, abbandonare il consumismo.

Vuol dire che c'è bisogno di cambiare modello di produzione?

Come scrivevo nell'enciclica Laudato si' questi problemi sono intimamente legati alla cultura dello scarto, che colpisce tanto gli esseri umani esclusi quanto le cose che si trasformano velocemente in spazzatura. Pensiamo, ad esempio, al nostro sistema industriale, che alla fine del ciclo di produzione e di consumo, non ha sviluppato la capacità di assorbire e riutilizzare rifiuti e scorie. Non si è ancora riusciti ad adottare un modello di produzione che assicuri risorse per tutti e per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l'uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l'efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare. Affrontare tale questione sarebbe un modo di contrastare la cultura dello scarto che finisce per danneggiare il pianeta intero. Dobbiamo ammettere che in questa direzione il lavoro da fare rimane ancora molto.

Tra gli “scartati” della Terra ci sono i migranti che si spostano da un continente all'altro in fuga dalle guerre o in cerca di condizioni per vivere o sopravvivere. Lei, in un periodo storico che vede le frontiere (anche quelle commerciali) chiudersi e prevalere i nazionalismi in un'Europa stanca e divisa, non si sente un po' come un Mosè contemporaneo che apre il passaggio, apre le porte per tutti i popoli e le persone, a cominciare dai più poveri? C'è chi pensa che questa non sia comunque la missione di successore di Pietro. Perché, invece, ritiene che lo sia? E di cosa ha bisogno questa Europa per ritrovare una rotta comune e insieme per rispondere alle paure dei suoi cittadini?

I migranti rappresentano oggi una grande sfida per tutti. I poveri che si muovono fanno paura specialmente ai popoli che vivono nel benessere. Eppure non esiste futuro pacifico per l'umanità se non nell'accoglienza della diversità, nella solidarietà, nel pensare all'umanità come una sola famiglia. E' naturale per un cristiano riconoscere in ogni persona Gesù. Cristo stesso ci chiede di accogliere i nostri fratelli e sorelle migranti e rifugiati con le braccia ben aperte, magari aderendo all'iniziativa che ho lanciato nel settembre dell'anno scorso: Share the Journey - Condividi il viaggio. Il viaggio, infatti, si fa in due: quelli che vengono nella nostra terra, e noi che andiamo verso il loro cuore per capirli, capire la loro cultura, la loro lingua, senza trascurare il contesto attuale. Questo sarebbe un segno chiaro di un mondo e di una Chiesa che cerca di essere aperta, inclusiva e accogliente, una chiesa madre che abbraccia tutti nella condivisione del viaggio comune. Non dimentichiamo, come ho già detto precedentemente, che è la speranza la spinta nel cuore di chi parte lasciando la casa, la terra, a volte familiari e parenti, per cercare una vita migliore, più degna per sé e per i propri cari. Ed è anche la spinta nel cuore di chi accoglie: il desiderio di incontrarsi, di conoscersi, di dialogare… La speranza è la spinta per “condividere il viaggio” della vita, non abbiamo paura di condividere il viaggio! Non abbiamo paura di condividere la speranza. La speranza non è virtù per gente con lo stomaco pieno e per questo i poveri sono i primi portatori della speranza e sono i protagonisti della storia.

Ma come deve muoversi, in concreto, l'Europa?

L'Europa ha bisogno di speranza e di futuro. L'apertura, spinti dal vento della speranza, alle nuove sfide poste dalle migrazioni può aiutare alla costruzione di un mondo in cui non si parla solo di numeri o istituzioni ma di persone. Tra i migranti, come dice lei, ci sono persone alla ricerca di “condizioni per vivere o sopravvivere”. Per queste persone che fuggono dalla miseria e dalla fame, molti imprenditori e altrettante istituzioni europee a cui non mancano genialità e coraggio, potranno intraprendere percorsi di investimento, nei loro paesi, in formazione, dalla scuola allo sviluppo di veri e propri sistemi culturali e, soprattutto in lavoro. Investimento in lavoro che significa accompagnare l'acquisizione di competenze e l'avvio di uno sviluppo che possa diventare bene per i paesi ancora oggi poveri consegnando a quelle persone la dignità del lavoro e al loro paese la capacità di tessere legami sociali positivi in grado di costruire società giuste e democratiche.

Il Vaticano è in Italia e Lei è il vescovo di Roma. Ma il popolo italiano ha riservato grandi consensi alle forze politiche definite “populiste” che non condividono l'apertura delle porte del Paese ai migranti. Come vive questo scostamento tra pecore e Pastore?

Le risposte alle richieste di aiuto, anche se generose, forse non sono state sufficienti, e ci troviamo oggi a piangere migliaia di morti. Ci sono stati troppi silenzi. Il silenzio del senso comune, il silenzio del si è fatto sempre così, il silenzio del noi sempre contrapposto al loro. Il Signore promette ristoro e liberazione a tutti gli oppressi del mondo, ma ha bisogno di noi per rendere efficace la sua promessa. Ha bisogno dei nostri occhi per vedere le necessità dei fratelli e delle sorelle. Ha bisogno delle nostre mani per soccorrere. Ha bisogno della nostra voce per denunciare le ingiustizie commesse nel silenzio, talvolta complice, di molti. Soprattutto, il Signore ha bisogno del nostro cuore per manifestare l'amore misericordioso di Dio verso gli ultimi, i reietti, gli abbandonati, gli emarginati.

In che modo si può realizzare un percorso di integrazione in grado di superare paure e inquietudini, che sono reali?

Non smettiamo di essere testimoni di speranza, allarghiamo i nostri orizzonti senza consumarci nella preoccupazione del presente. Così come è necessario che i migranti siano rispettosi della cultura e delle leggi del Paese che li accoglie per mettere così in campo congiuntamente un percorso di integrazione e per superare tutte le paure e le inquietudini. Affido queste responsabilità anche alla prudenza dei governi, affinché trovino modalità condivise per dare accoglienza dignitosa a tanti fratelli e sorelle che invocano aiuto. Si può ricevere un certo numero di persone, senza trascurare la possibilità di integrarle e sistemarle in modo dignitoso. E' necessario avere attenzione per i traffici illeciti, consapevoli che l'accoglienza non è facile. Ricordo qui quanto scrivevo quest'anno nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace: quattro pietre miliari per l'azione, che amo esprimere tramite i verbi «accogliere, proteggere, promuovere e integrare», e sottolineo che il 2018 condurrà alla definizione e all'approvazione da parte delle Nazioni Unite di due patti globali, uno per migrazioni sicure, ordinate e regolari, l'altro riguardo ai rifugiati. Patti che rappresenteranno un quadro di riferimento per proposte politiche e misure pratiche. Per questo è importante che i nostri progetti e proposte siano ispirati da compassione, lungimiranza e coraggio, in modo da cogliere ogni occasione per far avanzare la costruzione della pace: solo così il necessario realismo della politica internazionale non diventerà una resa al disinteresse e alla globalizzazione dell'indifferenza.

 

Bettazzi

 

 

Lettera aperta all’Onorevole Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano

Scrivo questa lettera sul tema scottante degli immigrati (e la scrivo da un   edificio diocesano che ne ospita). Lo faccio non come antica autorità religiosa al Presidente di un Governo “laico” (anche se un autorevole membro del Suo Governo ha sbandierato, sia pure in campagna elettorale, simboli apertamente religiosi, anzi cristiani, quindi compromettenti) soprattutto dopo i costanti, appassionati appelli di Papa Francesco e le autorevoli istanze dei responsabili della CEI.

Strade di felicità: nell'alleanza Uomo-Donna (XX) Settimana Nazionale di studi sulla spiritualità coniugale e familiare La XX Settimana Nazionale italiana di studi sulla spiritualità coniugale e familiare si è tenuta ad Assisi (PG), tra aprile e maggio, concludendo così il biennio dedicato al tema: "Strade di felicità nell'alleanza uomo-donna" (AL 38). L’evento è stato organizzato dalla Conferenza episcopale italiana, e più specificamente dal suo Ufficio nazionale per la pastorale della famiglia.

Strade di felicità: nell'alleanza Uomo-Donna (XX)



Video in sequenza

 

LA GIOIA DELL’AMORE

INCLUSIONE E NON ESCLUSIONE

Riflessioni sul capitolo IV dell’ Amoris Lætitia

a cura di Andrea Mura*

* Fra Andrea Mura ofmconv. è parroco delle parrocchie SS. Annunziata e San Francesco in Cagliari.

“Ricordando che il tempo è superiore allo spazio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero.

Naturalmente, nella Chiesa è necessaria una unità di dottrina e di prassi, ma ciò non impedisce che esistano diversi modi di interpretare alcuni aspetti della dottrina o alcune conseguenze che da essa derivano”.

Papa Francesco, AL, 3.

Settimana Nazionale di studi sulla spiritualità [ ... ]


Felicità uomo-donna

Sulle orme di don Tonino Bello. Discorso di Papa Francesco ad Alessano

Sui passi di don Tonino

Visita di Papa Francesco in Puglia ad Alessano e Molfetta

 L’unità tra gesti e parole, la passione per la vita, l’amore per i giovani e per i poveri: sono alcuni dei tratti che hanno caratterizzato la vita di don Tonino Bello.

La visita. Il Papa a Molfetta: chiamati a essere sempre costruttori di pace.

weblinkAvvenire

 

È un invito alla ricerca della santità quello contenuto in “Gaudete et Exsultate”, la terza Esortazione Apostolica di Papa Francesco, dopo “Evangelii gaudium” e “Amoris Laetitia”.

"Per quanto riguarda i corsi o gli itinerari di preparazione al matrimonio, essi rientrino nel progetto educativo di ogni Chiesa particolare ed assumano sempre più la caratteristica di itinerari educativi. A tale scopo ci si preoccupi perché possibilmente ogni comunità parrocchiale sia in grado di offrire questi itinerari di fede innanzi tutto ai propri fidanzati.

La grande bellezza

Un breve sussidio, che tutti possono utilizzare (coppie di fidanzati, di sposi,famiglie), in cui ogni capitolo viene presentato secondo uno schema di 7 verbi: conoscere, gustare, fissare lo sguardo, riflettere, ammirare, approfondire (suggerimenti per la visione di un film, per l'ascolto di un brano musicale, per la lettura di un testo..) pregare.

Mondiale2018

Il Vangelo della Famiglia: gioia per il mondo" sarà il tema del IX Incontro Mondiale delle Famiglie (Dublino, 21-26 agosto 2018). Il tema coincide con quello della nostra Settimana di Studi "Strade di felicità nell'alleanza uomo-donna": è bello sapere che il nostro cuore e quello di tante famiglie batte all’unisono con quello del Santo Padre, alla ricerca della vera gioia.

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Menashe Kadishman, Le foglie cadute, 10000 volti in acciaio punzonato, installazione all'interno del Museo Ebraico di Berlino. I visitatori sono invitati a camminare sui volti e ad ascoltare il fragore prodotto dalle lastre di metallo che sbattono l'una contro l'altra.La Stampa, 27 gennaio 2016
di ENZO BIANCHI

“Ricordati di non scordare”, cantava Battisti a inizi anni settanta. E la pubblicità del film “Memento” gli faceva eco trent’anni dopo: “Ricordati di non dimenticare!”. Frasi paradossali, ma che ben rendono l’idea del significato e dell’importanza della “Giornata della memoria”. L’uno dopo l’altro scompaiono i testimoni-vittime della tragedia della shoah: figli, parenti, amici raccolgono le ultime briciole di racconto di un vissuto impossibile da narrare e da essere accolto come credibile; libri, monumenti, pellicole cercano di fissare una verità che vorremmo tutti rimuovere. E intanto, a furia di rimuovere e di schedare, perdiamo la nostra facoltà di memoria: “Archiviare significa dimenticare”, ammonisce Enzensberger.

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KOINONIA

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Il messaggio della Conferenza episcopale italiana per 38a Giornata Nazionale per la vita che si celebra il prossimo 7 febbraio è basato sulla misericordia. “ La misericordia fa fiorire la vita” parte dalla parole di Papa Francesco: “Siamo noi il sogno di Dio che, da vero innamorato, vuole cambiare la nostra vita”.

Papa Francesco andò il 6 giugno 2015 alla città martire Saraievo in Bosnia ed Erzegovina, e incoraggiò il dialogo e la collaborazione per rimarginare le ferite del passato. Ci viene spontaneo ricordare la presenza dell’Arcivescovo don Tonino Bello, presidente di Pax Christi, per la marcia della pace a Saraievo, dicembre 1992. Morirà il 20 aprile 1993.

Convegno in memoria di Don Michele Do

Sabato 21 e Domenica 22 novembre 2015 ad Alba (CN)

 

Credo in un solo Dio che é Padre,

fonte sorgiva di ogni vita,

di ogni bellezza, di ogni bontà.

Da lui vengono e a lui ascendono

tutte le cose.

Credo in Gesù Cristo,

figlio di Dio e figlio dell'uomo.

Immagine visibile e trasparente

dell'invisibile volto di Dio;

immagine alta e pura del volto dell'uomo,

così come lo ha sognato il cuore di Dio.

Credo nello Spirito santo che vive

e opera nelle profondità del nostro cuore

per trasformarci tutti a immagine di Cristo.

Credo che da questa fede fluiscono

le realtà più essenziali e irrinunciabili

della nostra vita:

la Comunione dei santi e delle cose sante,

che é la vera Chiesa;

la buona novella del perdono die peccati,

la fede nella Resurrezione

che ci dona la speranza

che nulla va perduto della nostra vita,

nessun frammento di bontà e di bellezza,

nessun sacrificio

per quanto nascosto e ignorato

nessuna lacrima e nessuna amicizia.

Amen.

Don Michele Do

Sabato 11 novembre 1017 si è tenuto il III Simposio Amoris Laetitia aperto dal saluto del Santo Padre; è intervenuto il Presidente della CEI S.Em Card Gualtiero Bassetti, il direttore dell'Ufficio don Paolo Gentili e sono seguite le relazioni del prof. Mons. Giuseppe Lorizio e prof. Mons. Manuel Jesus Arroba Conde. Dopo il saluto del Santo Padre è intervenuto il Presidente della CEI S.Em Card Gualtiero Bassetti, il direttore dell'Ufficio don Paolo Gentili e le relazioni del prof. Mons. Giuseppe Lorizio e prof. Mons. Manuel Jesus Arroba Conde (in allegato le relazioni) L’evento é stato riservato esclusivamente agli invitati. Erano presenti per l'occasione oltre 50 teologi di varie aree, docenti di scienze umane, con esperti di pastorale e rappresentanti dell'associazionismo, insieme ad alcuni Vescovi. Ci é stato anche qualche Rettore di seminario e anche referenti degli Uffici di pastorale familiare di alcuni Paesi d'Europa. Il tema in questione, "il Vangelo dell'amore tra coscienza e norma", oltre al metodo sinodale, chiede un approccio che integra la sapienza teologica con le scienze umane illuminate dall'antropologia cristiana. E' stato vissuto un evento culturale di ampio rilievo che, partendo dalla vita concreta delle famiglie,ha potuto raccogliere le istanze dell’Amoris Laetitia e rilanciarle sul territorio italiano. Dopo le relazioni introduttive e un breve scambio, si è lavorato dinanzi a dei casi concreti di vita coniugale e familiare e scelte di coscienza da operare, con un fecondo accompagnamento da offrire, nella luce del Vangelo e del Magistero della Chiesa.

Videomessaggio Papa Francesco apertura III simposio Amoris Laetitia








pagnamento da offrire, nella luce del Vangelo e del Magistero della Chiesa.

€ 3.50

Frutto del lavoro della Commissione regionale dell'Emilia-Romagna per la pastorale familiare, il sussidio propone un itinerario di 16 incontri per i fidanzati in preparazione al sacramento del matrimonio, percorso che, grazie alla flessibilità dello strumento, può essere agilmente ridimensionato nella periodicità a seconda del tempo a disposizione, delle persone coinvolte e delle necessità contingenti.

“Matrimonio sacramento, matrimonio civile, convivenze.

Come parlare oggi ai giovani del matrimonio sacramento”

(Pianezza - CPM)

Giuliana Scotti

pedagogista

Benedetto XVI, discorso alla Curia Romana – 21 dicembre 2011  pdf pdf Nuova Evangelizzazione Benedetto XVI (25 KB)

Signori Cardinali,
venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato,
cari fratelli e sorelle!

È sempre un momento particolarmente intenso quello che viviamo oggi. Il Santo Natale è ormai vicino e spinge anche la grande famiglia della Curia Romana a ritrovarsi insieme per compiere il bel gesto dello scambio degli auguri, che contengono l’auspicio reciproco di vivere con gioia e vero frutto spirituale la festa di Dio che si è fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi (cfr Gv 1,14).

Veglia di preghiera, Sabato 3 ottobre 2015 Il Sinodo ordinario sulla famiglia si svolgerà dal 4 al 25 ottobre.

Educare i giovani alla giustizia e alla pace  Messaggio per la 45.ma Giornata della Pace  

1. L’inizio di un nuovo Anno, dono di Dio all’umanità, mi invita a rivolgere a tutti, con grande fiducia e affetto, uno speciale augurio per questo tempo che ci sta dinanzi, perché sia concretamente segnato dalla giustizia e dalla pace. Con quale atteggiamento guardare al nuovo anno? Nel Salmo 130 troviamo una bellissima immagine.

II problema del divorzio o di un secondo matrimonio all'interno della Chiesa ha sempre provocato dibattiti accesi. Ampie discussioni c'erano anche al tempo di Gesù, ma Egli va diritto per la sua strada.Motivi per il divorzio!

Progettare la famiglia Oggi, nella società in cui siamo inseriti, con tutte le problematiche relative alle coppie e alla famiglia (convivenze, coppie di fatto, pacs, famiglie ricostituite, ) con nomi che bisogna inventare di nuovo perchè le situazioni sono tante e variegate, che cosa significa per una coppia progettare la famiglia? Come possono muoversi le coppie che desiderano stare insieme? È possibile? In che modo?

“…Molti mesi prima abbiamo prenotato il ristorante, il vestito lo abbiamo già scelto, le bomboniere sono pronte e la lista degli invitati dopo molti ripensamenti è quasi completa ma….. abbiamo preparato un progetto per il matrimonio vero, quello che comincia si il giorno della cerimonia ma che continua per tutti i giorni che verranno?”

Siamo sempre stati restii a fornire le tracce degli incontri di preparazione al matrimonio, sia perché siamo consapevoli di come la nostra associazione abbia contribuito nel tempo a mettere a disposizione delle proprie équipes e della comunità cristiana dei testi fondamentali su tale argomento (vedi allegato in basso), sia perché riteniamo che uno dei compiti primari della équipe che prepara gli incontri debba essere quello di leggere “i segni dei tempi” che, grazie alla La revisione di vita , attraversano il proprio gruppo e il gruppo dei fidanzati che accompagneranno nel percorso di preparazione al matrimonio.

Nella strada verso il progetto di coppia e di famiglia esiste oggi una "doppia difficoltà": la difficoltà di diventare adulti, di assumere un ruolo attivo, autonomo, responsabile" e la difficoltà di "pensare un proprio futuro condiviso, di coppia, insieme ad un’altra persona". Sono ostacoli che rendono oggi per molti giovani il matrimonio "quasi una mission impossible".

La Chiesa vuole sposi che siano protagonisti consapevoli davanti all'altare. Per questo la Conferenza episcopale italiana ha innovato il rito del matrimonio, chiamando a raccolta a Principina, in provincia di Grosseto, 600 delegati delle 227 diocesi per presentare le novità. Con il nuovo testo approvato e in vigore dal 28 novembre, sarebbe molto più difficile per Dustin Hoffman irrompere in chiesa e dichiarare la sua contrarietà al matrimonio, portando via la sua amata, come avviene nel film «Il laureato» prima che il prete termini la fatidica formula, «siete venuti a celebrare il matrimonio senza alcuna costrizione, in piena liberta».

Messaggio di Benedetto XVI per la Quaresima 2012

Fratelli e sorelle,la Quaresima ci offre ancora una volta l'opportunità di riflettere sul cuore della vita cristiana: la carità. Infatti questo è un tempo propizio affinché, con l'aiuto della Parola di Dio e dei Sacramenti, rinnoviamo il nostro cammino di fede, sia personale che comunitario.

E' un percorso segnato dalla preghiera e dalla condivisione, dal silenzio e dal digiuno, in attesa di vivere la gioia pasquale.

NEL DESERTO IL PROFUMO DEL VENTO Giorgio Gonella

Non è casuale che il libro di Giorgio Gonella (62 anni, laureato in legge, Piccolo Fratello del Vangelo, una congregazione che si ispira alla spiritualità di Charles de Foucauld) inizi con il ricordo della fumata bianca che in piazza San Pietro a Roma annunciava l’elezione a papa di Giovanni XXIII. Fu quello un evento che diede una svolta di consapevolezza e di senso non solo alla Chiesa, intesa come comunità cristiane, ma anche a quei credenti più sensibili a quei semi di novità che, sepolti sotto la neve dell’inverno, attendevano la primavera per poter germogliare e fiorire.
Anche l’Autore visse l’epoca del Concilio come luogo di strutturazione della fede cristiana: esso ne lasciò in lui un’impronta indelebile. La frequentazione non più catacombale di “profeti” e anticipatori dell’evento conciliare (Mounier, Mazzolari, Balducci, don Milani, Chenu, per non citarne che alcuni), i dibattiti liberi e appassionati sul cambiamento in atto, realizzarono il miracolo della riscoperta di una Chiesa che non si definisce più dall’alto, ma dal basso; una Chiesa portatrice di una visione dell’umanità che privilegia la persona alla struttura e che va “servita” con cuore umile e povero, secondo l’etimologia di una parola abusata e non interiorizzata: misericordia.

Un vademecum per la preparazione dei fidanzati al matrimonio, è l’idea della Santa Sede per dotare pastori, sacerdoti, operatori familiari e giovani fidanzati di uno strumento di facile accesso che evidenzi l’importanza di tale sacramento per i singoli e l’intera comunità ecclesiale.

Impariamo a scavare nelle ricchezze della Grazia sacramentale in un modo che risulta inaudito, incomprensibile per chi è fuori da essa.Prima di trovare dei puntelli al di fuori come: amicizie, diversivi, scienza psicologica, scaviamo nella realtà di grazia contenuta nell'essere, come coppia cristiana, Sacramento: è la grazia fondamentale del vostro stesso esistere. Dobbiamo cercare dentro!

Una riflessione al Consiglio Centrale CPM del nostro Assistente nazionale don Floriano Vassalluzzo.

Dobbiamo essere urgentemente preoccupati della nostra preparazione, biblica, teologica e metodologica

I “corsi” dì preparazione al matrimonio non pretendono di esaurire tutti i tipi di intervento della Comunità cristiana per poter indicare ai fidanzati la ricchezza sacramentale del matrimonio e cosi aiutarli per una adeguata preparazione.

E' disponibile sul sito dell'Ufficio Nazionale per la pastorale della famiglia della C.E.I. la versione on line del quaderno Cei " La Nullità del Matrimonio: profili pastorali" che raccoglie gli atti del convegno tenutosi a Sassone il 15/16 novembre 2008. Si tratta di documentazione molto interessante, in particolare per tutti noi dei C.P.M. e degli operatori familiari.

Fidanzamento: tempo di crescita, di responsabilità e di grazia

"Per quanto riguarda i corsi o gli itinerari di preparazione al matrimonio, essi rientrino nel progetto educativo di ogni Chiesa particolare ed assumano sempre più la caratteristica di itinerari educativi. A tale scopo ci si preoccupi perché possibilmente ogni comunità parrocchiale sia in grado di offrire questi itinerari di fede innanzi tutto ai propri fidanzati. (DPF n. 56)

Presentiamo la relazione completa dell’intervento di Annamaria e Franco Quarta, relazione che – nel corso dell’esposizione – è stata sintetizzata per consentire un dibattito tra i partecipanti alla tavola rotonda.

Paul Derkinderen, prete, teologo, psicologo, di Bruxelles, ha rappresentato.per vari anni il Belgio in seno al Bureau della F.I.C.P.M., la Federazione internazionale dei: Centri di preparazione al matrimonio. Dal 1982 al 1984 ne è stato pur essendo già minato da un male che lo spegneva lentamente, ma che egli nascondeva con la sua vitalità, il suo coraggio, la sua speranza, la.sua fede viva, la sua voglia di lottare soprattutto con i più poveri e i più deboli, con e per le coppie in difficoltà.

Il matrimonio tra uomo e donna, “unico ‘luogo’ degno per la chiamata all’esistenza di un nuovo essere umano, che è sempre un dono”. Così il Papa ai circa 200 partecipanti alla XVIII Assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita, ricevuti oggi in Vaticano a conclusione dei lavori congressuali dedicati al tema “Diagnosi e terapia dell’infertilità”, partiti giovedì scorso nell’Aula nuova del Sinodo.