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Il matrimonio: un cammino d’amore per la vita

Introduzione

Con un linguaggio semplice e concreto, papa Francesco, nell’esortazione Amoris Laetitia, ci guida alla riscoperta della bellezza e del valore del matrimonio cristiano come capolavoro e grazia del Dio creatore e allo stesso tempo vocazione e missione specifiche dell’essere umano.

 

Non trascura comunque di avvertire con decisione: “Abbiamo bisogno di trovare le parole, le motivazioni e le testimonianze che ci aiutino a toccare le fibre più intime dei giovani, là dove sono più capaci di generosità, d’impegno, di amore ed anche di eroismo, per invitarli ad accettare con entusiasmo e coraggio la sfida del matrimonio (A.L.40)”.

Amoris Laetitia non è un punto di arrivo ma di partenza.

“Qui vale il principio per cui “il tempo è superiore allo spazio”. Vale a dire, si tratta di generare processi piuttosto che dominare spazi (A.L. 261)”.

Ci invita a pensare la pastorale attraverso un itinerario ben preciso: ascoltare, discernere, accompagnare e integrare (cf. A.L. 8).

Da rilevare quale sia l’opposto di questi verbi: invece di ascoltare, imporre; invece di discernere, applicare meccanicamente le norme morali; invece di accompagnare, abbandonare; invece di integrare, escludere.

Il matrimonio “per amore” corre sempre il rischio di rinchiudersi in un impoverimento narcisistico se non accoglie il richiamo a sviluppare l’eros, in particolare con la sua apertura ai figli e alla società, ma ancor più trasformandosi in amore-agape, oblativo e totale, che permette di riscoprire il simbolismo profondo del sacramento che, partendo dalla grazia di Dio, armonizza agape ed eros.

L’idea centrale di questa riflessione: l’esistenza umana deve essere portata avanti nel concreto della vita quotidiana con i piedi ben saldi “in terra” e lo spirito rivolto al cielo. Tutto ciò è ancor più necessario per il matrimonio cristiano, che deve esser tessuto “artigianalmente” con il filo della coniugalità, della parentalità e della fraternità mistiche, realistiche e oblative.

 

  1. 1. Capire il nostro tempo (ascoltare e accogliere)

Dobbiamo partire dal contesto post-moderno nel quale viviamo. Si tratta di un invito fatto dallo stesso papa Francesco: “ Il cristiano non è al riparo dai cambiamenti del suo tempo e dunque deve essere cosciente del cambiamento del quadro epocale che incide sulla cultura sociale dei legami famigliari. (Discorso ai vescovi degli Stati Uniti, Washington 23 sett. 2015)”

Crediamo che l’invito di papa Francesco ad ascoltare, accompagnare, discernere e integrare, quale criterio di una pastorale adeguata al presente, possa realmente rendere efficace e feconda la pastorale famigliare.

Quando si parla di matrimonio, non si parla di relazioni fugaci che si formano e si disfano, ma di relazioni fondate sulla stabilità, sulla fedeltà e sull’indissolubilità. Si può constatare che questo è in contraddizione con la cultura post-moderna basata sulla decostruzione, l’instabilità e che rivendica un click per scollegarsi (il divorzio), cioè, fondata su una cultura del provvisorio.

In un tentativo di sintesi, presentiamo tre pilastri del pensiero post-moderno nel tentativo di entrare in comunicazione con la mentalità contemporanea e per rendere la proclamazione del vangelo più rilevante e più incisiva.

  1. a) La natura. Per il pensiero debole post-moderno, la creazione è solamente natura, ha perso il suo carattere metafisico, non è più un segno del Creatore, è solamente chimica, materia manipolabile. A livello antropologico, è ugualmente difficile parlare di una natura umana universale, perché l’uomo privato di essenzialità rimane confinato nell’esistenza. Anche la mascolinità e la femminilità divengono così insignificanti e non sono più segni della dimensione sponsale dell’uomo.
  1. b) La verità. È considerata pericolosa perché può produrre altri nemici e scatenare la violenza, e della violenza ideologica è in effetti piena la storia ogni volta che il dogmatismo assolutista ha imposto la sua propria verità alle minoranze o ai più fragili. La verità deve dunque frammentarsi in una infinità di interpretazioni possibili. Si dice che non esistono fatti ma solamente interpretazioni. La verità si oppone alla solidarietà, perché questa sì tende ad unire veramente.
  1. c) La cultura. L’uomo, privato di essenzialità, è una costruzione culturale, è il creatore di se stesso, un “io nomade” (e monade) in continua evoluzione. Di conseguenza, la tradizione, che raramente si è rivelata autoritaria, omologante e carica di stereotipi e di pregiudizi, è decostruita, cosìcché ciascuno può inventarsi in modo arbitrario.
  1. 2. Discernere partendo dal senso profondo del matrimonio cristiano.

È importante conoscere i dati scientifici. Allo stesso modo non si deve dimenticare ciò che l’arte e i mezzi di comunicazione sociale ci offrono in materia di relazioni famigliari. Ma la cosa più importante per noi è cosa può dirci Dio. La Parola di Dio è molto realista, ma non ci lascia aggrappati ai nostri istinti, ci salva, ci riscatta da queste forze, ci fa alzare la testa e fa scaturire dal nostro intimo ciò che c’è di meglio.

Il Concilio Vaticano II ha descritto il momento presente come un crogiolo per la famiglia, obbligandoci così ad andare all'essenziale, alle radici, alla ragione d’essere che, a sua volta, mostra i valori di cui è portatrice e che trasmette. (cf. G.S. 46 e seg.)

2.1 Uno sguardo storico.

 

Prima delle tribù, degli stati, delle chiese, la famiglia c’era già. La famiglia è la più antica realtà sociale - fondamento di tribù, stati e chiese. Senza la famiglia, la cui radice generatrice è il matrimonio unitivo e procreativo, nessuna società avrebbe mai fatto un passo avanti nella storia.

Il ritmo della famiglia esprime sempre il ritmo della storia. La famiglia ha il suo fondamento (che precede una legittimazione delle chiese, una legge degli stati, un costume delle tribù) nel progetto del Creatore che ha concepito il maschile e il femminile come realtà similari e pur tuttavia differenti; differenti e pur tuttavia complementari, e perciò capaci di fare comunione per continuare come se fossero multipli.

Il Genesi, il venerabile primo libro della Bibbia, ci offre questa immagine fondatrice della famiglia.

La famiglia si è evoluta e si sta ancora evolvendo. Per secoli, la famiglia ha vissuto senza una specifica dottrina. C’era il matrimonio percepito secondo i costumi tradizionali e i principi del diritto romano, assunto dai cristiani alla luce del Vangelo, ed in seguito plasmato dalla teologia cristiana dei sacramenti.

Nei secoli XII/XIII il matrimonio era certamente annoverato tra i sacramenti (sistematizzato come settimo). Il Concilio di Trento (XVI secolo) l’ha inquadrato nelle prospettive canoniche che sono giunte fino del Concilio Vaticano II (XX secolo). Ma la dottrina cristiana (teologia) insiste soprattutto sulla realtà contratto/sacramento del matrimonio, dedicando meno attenzione alla famiglia, che è rimasta salda soprattutto in quanto realtà sociologica.

I grandi documenti papali (di questi ultimi cento anni) mostrano sempre lo stesso aspetto: “Divinum Arcanum” (Leone XIII) rivendica con forza la dimensione canonica del matrimonio contro le pratiche civili (nate con la rivoluzione francese); “Casti Connubii” (Pio XI) si batte per la dimensione oggettiva della realtà interiore del matrimonio alla luce della natura; “Humanae Vitae” (Paolo VI) continua, ancora, la prospettiva della realtà interna del matrimonio con un timido rifiuto della cultura civile.

È con la “Familiaris Consortio” (Giovanni Paolo II) che, per la prima volta, un documento papale sottolinea solennemente la dimensione famigliare (espressa, anche, nel titolo stesso) e il riconoscimento della differenziazione sociale. Tempi nuovi sono stati annunciati con l’“Amoris Laetitia” (Francesco).

Nella società patriarcale del passato fondata sull’autorità, la stabilità coniugale era, molte volte, garantita da interessi patrimoniali, da influenze sociali o politiche, in cui i sentimenti affettivi di reciprocità rimanevano in secondo piano.

Passiamo, adesso, ad un altro estremo: l’esclusività del legame affettivo per tenere unita una coppia, dimenticando le dimensioni storica, generazionale, spirituale, religiosa, sociale ed etica.

La fragilità della famiglia del passato era causata da avvenimenti involontari, estranei alla volontà della coppia, come il decesso precoce di uno dei coniugi, l’emigrazione, ecc. Nella società contemporanea deriva da una scelta volontaria dei soggetti coinvolti.

Emerge, pertanto, nella nostra società un modello di “matrimonio narcisistico” basato su “l’amore liquido” (Z. Baumann) che si distingue dal “matrimonio tradizionale”, dal “matrimonio romantico”, dal “matrimonio consumista” o di “convenienza”, a causa dell’esasperazione del soggettivismo che fa dell’altro un semplice riflesso di sè.

2.2 Scienze umane e pastorale famigliare

 

È indispensabile prestare un’attenzione particolare ai presupposti ateisti e materialisti della psicologia. Da notare anche come le psicologie umaniste e cognitive considerino l’uomo capace di autodeterminazione autonoma, senza alcun riferimento alla trascendenza. Si tratta di psicologie centrate sull’io (selfismo), che ignorano il peccato originale, per le quali il relazionarsi è in funzione dell’io e perciò l’altro, nella misura in cui infastidisce, è considerato un ostacolo. Le correnti psicologiche pessimistiche sono rappresentate da scuole di pensiero che sostengono il determinismo, sia da pulsioni incoscienti (psicanalisi e psicologia del profondo) sia da influenze ambientali (comportamentismo e culturalismo).

Siamo probabilmente in grado di diagnosticare la grande “malattia” della nostra epoca: quella del regno “dell’io”. In questo impero, l’altro è quasi sempre un di più e gli è consentito di occupare solo tre posizioni: una cosa da possedere o gettar via, un mezzo da utilizzare per raggiungere i propri fini o un rivale da eliminare. In queste categorie sono comprese le persone anziane che abbiamo dimenticato; i bambini che non vogliamo che nascano, perché sono un ostacolo al nostro comfort e al nostro benessere, che vengono a mettere sotto-sopra il nostro mondo, i nostri orari, ecc.

Le scienze umane possono aiutarci a capire e a spiegare meglio come funzionano le relazioni tra le persone nella vita famigliare, ma è la Parola di Dio che ci indica ciò che dobbiamo essere, cioè un progetto, un alto ideale di vita. Se rimaniamo unicamente alle scienze umane, sarebbe come una città visitata solamente nelle sue oscurità sotterranee. Abbiamo bisogno di contemplare la bellezza della città, la bellezza della famiglia.

2.3 Il sacramento del matrimonio.

 

Per ciascuno di noi Dio non ha un sogno di amore astratto o idilliaco. Nel Figlio, in Colui che, con sconcerto di Maria e Giuseppe, risponde che deve prendersi cura delle cose del Padre suo, scopriamo il cammino concreto e veritiero dell’amore rivelato, incarnato e donato.

“Ricordiamo in primo luogo il vasto campo semantico della parola “amore”: si parla di amor di patria, di amore per la professione, di amore tra amici, di amore per il lavoro, di amore tra genitori e figli, di amore tra fratelli e famigliari, dell’amore per il prossimo e dell’amore per Dio. In tutta questa molteplicità di significati, però, l’amore tra uomo e donna, nel quale corpo e anima concorrono inscindibilmente all’essere umano si schiude una promessa di felicità che sembra irresistibile, emerge come archetipo di amore per eccellenza, al cui confronto, a prima vista, tutti gli altri tipi d’amore sbiadiscono. (Deus Caritas Est 2).” È l’amore nuziale tra l’uomo e la donna che rivela l’eccellenza dell’amore di Dio realizzato in Cristo.

In tutte le Scritture, in particolare nei libri profetici, si vede sovente che Dio utilizza un linguaggio nuziale per esprimere e rivelare la sua relazione unica con il popolo eletto d’Israele. Eppure, prima, non solamente cronologicamente ma anche e soprattutto teologicamente, nel mistero divino, c’è una verità ben più grande ancora: l’amore nuziale è sempre stato la rivelazione originale del volto di Dio.

“La coppia che ama e genera la vita è la vera “scultura” vivente (non quella di pietra o d’oro che il Decalogo proibisce), capace di manifestare il Dio creatore e salvatore. […] In questa luce, la relazione feconda della coppia diventa un’immagine per scoprire e descrivere il mistero di Dio, fondamentale nella visione cristiana della Trinità che contempla in Dio il Padre, il Figlio e lo Spirito d’amore. Il Dio Trinità è comunione d’amore, e la famiglia è il suo riflesso vivente. […] Questo aspetto trinitario della coppia ha una nuova rappresentazione nella teologia paolina … (A.L. 11)”

Quando l’apostolo Paolo nella sua lettera agli Efesini scrive “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna, e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! (Ef 5,31-32)” dichiara che nella creazione di Adamo ed Eva, nella loro creazione per formare una carne sola, Dio ha sempre pensato al Mistero Grande in riferimento a Cristo e alla Chiesa.

“… Il matrimonio cristiano è un segno che non solo indica quanto Cristo ha amato la sua Chiesa nell’Alleanza sigillata sulla Croce, ma rende presente tale amore nella comunione degli sposi. … (A.L. 73)”. Lo stesso identico amore donato da Cristo sulla croce alla Chiesa è lo stesso identico amore dei coniugi e viceversa, creando una corrispondenza straordinaria che ci fa fremere al solo pensarci. Gli sposi, in virtù della grazia del sacramento del matrimonio, si amano divinamente, si amano per mezzo di Dio.

Non possiamo dimenticare che il matrimonio è solo l'aperitivo della felicità, ma non è la felicità. Chi aspira alla felicità non tenta di costruire una casa eterna nel matrimonio. È effettivamente la vera porta d’accesso al sentimento che può portare alla gioia piena, ma fermarsi alla porta vuol dire non partecipare per sempre al banchetto del matrimonio eterno.

Urge, pertanto, proclamare fedelmente e incessantemente il Vangelo di Gesù Cristo alle famiglie mostrando come: “Nell’incarnazione, Egli assume l’amore umano, lo purifica, lo porta a pienezza, e dona agli sposi, con il suo Spirito, la capacità di viverlo, pervadendo tutta la loro vita di fede, speranza e carità. In questo modo gli sposi sono consacrati e, mediante una grazia propria, edificano il Corpo di Cristo e costituiscono una Chiesa domestica, … (A.L. 67)”.

La coniugalità, la parentalità e la fraternità mistiche, realiste e oblative sono basate sulla sublime arte cristiana dell’amore che contiene una ragione, una tattica, una misura, uno stile, un orizzonte, un tempo. La ragione: amo perché amo; la tattica: innanzitutto non aspettare di essere amati per amare; la misura: senza misura (con la misura della vita stessa); lo stile: ama l’altro come lui vuole essere amato; l’orizzonte, la portata: ama tutti; il tempo: adesso e sempre.

“La pastorale prematrimoniale e matrimoniale deve essere prima di tutto una pastorale del vincolo, dove si apportino elementi che aiutano sia a maturare l’amore sia a superare i momenti duri. Questi apporti non sono unicamente convinzioni dottrinali, e nemmeno possono ridursi alle preziose risorse spirituali che sempre offre la Chiesa, ma devono anche essere percorsi pratici, consigli ben incarnati, strategie prese dall’esperienza, orientamenti psicologici.

Tutto ciò configura una pedagogia dell’amore che non può ignorare la sensibilità attuale dei giovani, per poterli mobilitare interiormente. Al tempo stesso, nella preparazione dei fidanzati, si deve poter indicare loro luoghi e persone, consultori o famiglie disponibili a cui potranno rivolgersi per cercare aiuto quando si presentassero delle difficoltà (come il CPM). Ma non bisogna mai dimenticare di proporre loro la Riconciliazione sacramentale, che permette di porre i peccati e gli errori della vita passata, e della stessa relazione, sotto l’influsso del perdono misericordioso di Dio e della sua forza risanatrice (A.L. 211)”.

 

  1. 3. Accompagnare i fidanzati

 

Possiamo constatare che la realtà sociale nella quale vivono i fidanzati li allontana sovente dalla proposta evangelica del matrimonio. Sappiamo ugualmente che la Buona Novella di Gesù Cristo, presentata come un cammino di vita felice, non possa essere ritardata. È dunque il momento e l’occasione per essere coraggiosi, spinti dalla testimonianza della gioia della fede e dal contagio della speranza.

È tutta la comunità cristiana che è chiamata a coinvolgersi sempre più profondamente nella preparazione dei fidanzati al matrimonio. Ma in considerazione della complessità sociale e dell'accelerazione a cui è sottoposta oggi la famiglia, diventa essenziale una preparazione più aggiornata e puntuale degli operatori pastorali: “Itinerari e corsi di formazione destinati specificatamente agli operatori di pastorale famigliare potranno renderli idonei ad inserire lo stesso cammino di preparazione al matrimonio nella più ampia dinamica della vita ecclesiale” (A.L. 204).

Papa Francesco cita gli elementi che devono essere presenti nel processo di preparazione al matrimonio: “Non si tratta di dare loro tutto il Catechismo, né di saturarli con troppi argomenti. Anche in questo caso, infatti, vale che “non il molto sapere sazia e soddisfa l’anima, ma il sentire e il gustare interiormente le cose”. Interessa più la qualità che la quantità, e bisogna dare priorità – insieme ad un rinnovato annuncio del kerygma – a quei contenuti che, trasmessi in modo attraente e cordiale, li aiutino ad impegnarsi in un percorso di tutta la vita “con animo grande e liberalità”. Si tratta di una sorta di “iniziazione” al sacramento del matrimonio che fornisca loro gli elementi necessari per poterlo ricevere con le migliori disposizioni d’animo e iniziare con una certa solidità la vita famigliare.” (A.L. 207)

La preparazione prossima al matrimonio dovrà conoscere una nuova vitalità. È vero che molto è stato fatto in questo campo negli ultimi decenni. Ricordiamo con profonda gratitudine il CPM. Ma sempre di più, nel momento attuale, in cui la vita raggiunge ritmi allucinanti, sono necessari una valutazione e un rinnovamento continuo per una preparazione che sia sempre adatta ai bisogni di ogni epoca. Le caratteristiche del nostro tempo ci obbligano ad interrogarci sul contenuto e sui metodi della preparazione dei fidanzati al matrimonio e a trovare, con creatività e profondità, i mezzi adatti per un accompagnamento adeguato che aiuti effettivamente i fidanzati ad iniziare una nuova tappa di vita.

È stato tutto questo che ha motivato l’elaborazione dell’eccellente “Guida per i fidanzati e la famiglia” - “Camminare nel matrimonio”. Molte grazie e complimenti per il prezioso lavoro!

 

  1. 4. Integrare le giovani coppie.

 

In un’epoca in cui il sentimento e l’immediato prevalgono come criteri di vita, diviene essenziale la formazione al vero amore. Perché “… quando l’amore diventa una mera attrazione o una vaga affettività, questo fa sì che i coniugi soffrano una straordinaria fragilità quando l’affettività entra in crisi o quando l’attrazione fisica viene meno” (A.L 217). Infatti, piuttosto che un sentimento, l’amore è un’opzione che porta all’azione (cf. A.L. 94). I coniugi non possono promettersi che proveranno sempre una grande e caloroso affetto l’uno per l’altro ogni giorno della loro vita. Ma possono promettersi di amarsi fino alla fine.

Il sentimento è su un piano più superficiale, va e viene. Ma l’amore è sul piano della volontà e va oltre, addirittura contro tutti gli ostacoli che la vita può frapporre. In fin dei conti, un matrimonio dura perché i coniugi decidono che duri. Per questo “… si rende indispensabile accompagnare gli sposi nei primi anni di vita matrimoniale per arricchire e approfondire la decisione consapevole e libera di appartenersi e di amarsi sino alla fine” (A.L. 217).

È necessaria una maggior efficacia nella cura pastorale, che si realizza laddove l’accompagnamento non finisce con la celebrazione del matrimonio, ma copre almeno i primi anni di vita coniugale. Attraverso colloqui con ogni coppia e momenti comunitari, si cerchi di aiutare i giovani sposi ad acquisire gli strumenti e gli appoggi per vivere la loro vocazione. Tutto questo si può fare solo con un cammino di crescita nella fede delle coppie.

Sono ugualmente importanti i piccoli gruppi di famiglie, dove si possa ascoltare insieme la Parola di Dio, soprattutto durante i momenti importanti della vita personale e famigliare, lasciandoci “visitare” (come Maria) dalla Parola, affinché ci coinvolga e ci converta.

Attraverso la Parola la comunità cristiana offre al mondo un messaggio concreto come chiave di interpretazione della vita e della storia umana, facendo dei cristiani “i profeti di senso e i nemici dell’assurdo” (P. Ricouer), i seminatori, gli annunciatori e i testimoni della speranza!

Si tratta di cercare di aprire le nostre orecchie e il nostro cuore alla Parola di Dio insieme alle persone che ci circondano, per aiutarle a dare un significato alla loro vita, in modo che siano vissute in bellezza le occasioni di festa e vissuti con coraggio i momenti di prova e di sofferenza. Per questa ragione dobbiamo moltiplicare i piccoli gruppi attorno alla Parola di Dio.

Partendo dall’ascolto, dal vissuto e dalla condivisione orante della Parola di Dio è possibile “tessere” delle comunità che sappiano accogliere e cerchino di partire in missione per seminare speranza.

 

Conclusione

 

Ci sono numerosi segnali negativi che riguardano il matrimonio esclusivamente affettivo, come la violenza e la sofferenza sociale dovute alle separazioni traumatiche delle coppie, la crisi dell’“ideologia di genere” con l'indifferenziazione dei sessi, la perdita di identità della dimensione maschile, la possibilità di concepire il matrimonio anche tra omosessuali escludendo la procreazione, la sofferenza a causa della separazione delle coppie, il sentimento di abbandono nei figli di genitori separati, ecc.

Non è più possibile tornare alla famiglia patriarcale né cercare di rendere illegittimo il modello attuale di coppia basato sull’affettività. È necessario aggiungere alla dimensione sentimentale dell’innamoramento altre dimensioni per una maggiore stabilità della coppia. È necessario allargare gli orizzonti della coppia attraverso i figli, il senso di appartenenza alla chiesa e alla società, coltivando una mistica coniugale, parentale e fraterna, realista ed oblativa, basata sull’amore agapico.

 

La famiglia si definisce fondamentalmente per le relazioni interpersonali: dell’uomo e della donna come coniugi, genitori e figli, fratelli e sorelle, nonni e altri membri della famiglia. Le relazioni interpersonali fanno della famiglia una comunità di persone il cui stile di vita è la comunione, per la quale sono necessarie dinamiche ed azioni concrete:

  • Ponendo l’amore come principio, forza e anima della comunione: senza amore la famiglia non può vivere, crescere e perfezionarsi in quanto comunità di persone (F.C. 15, A.L. 89)
  • Facendo dell’amore un aiuto per l’edificazione delle persone: sorgente e stimolo a cogliere, rispettare e promuovere ciascuno dei suoi membri nella sua dignità di persona (F.C. 22, A.L. 105)
  • Promuovendo atteggiamenti affinché la ricchezza della comunione impregni la vita di famiglia:
  • atteggiamenti di gratitudine: accoglienza cordiale, incontro e dialogo, disponibilità disinteressata, servizio generoso, solidarietà profonda (F.C. 43, A.L. 99)
  • atteggiamenti di riconciliazione permanente: volontà di comprensione, tolleranza, perdono (F.C. 21 A.L. 106-107)
  • atteggiamenti di rispetto e di promozione della singolarità della persona: della sua vocazione, della stabilità affettiva (equilibrio affettivo) (A.L. 110)
  • Favorendo le forme effettive di partecipazione alla vita di famiglia nelle quali tutti si sentano responsabili, secondo la funzione propria di ciascuno (genitore, figlio, ecc.) (A.L. 196-198).

Il grande annuncio che Cristo ha portato al mondo e che dobbiamo sempre reiterare ovunque e in ogni momento è che Dio ha un Grande Sogno per tutti, nessuno escluso. Qual è il grande sogno di Dio per tutti noi? Le nozze eterne con ogni creatura umana, di cui il Matrimonio ne è segno e annuncio!

Nuno Manuel dos Santos Almeida

Vescovo ausiliare di Braga* e membro della Commissione Episcopale dei laici e della famiglia.

(*Braga è la terza città, come numerosità di abitanti del Portogallo situata circa 30 Km. a nord est di Porto)