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A tutti i Sacerdoti e Coppie di Sposi dei Centri di Preparazione al Matrimonio Italiani

loro sedi.

Carissimi,

II Consiglio Centrale, al fine di approfondire e rafforzare la nostra identitàassociativa, dopo una riflessione comunitaria, ha elaborato questo documento riguardante lo spirito, la struttura e l'operativitàdei C.P.M., approvato dall'Assemblea Nazionale, allargata alle Coppie Responsabili delle Equipes C.P.M. italiane, tenutasi a Sestri Levante il 26/27 marzo 2000.

 

E' con grande gioia, quindi, che il Consiglio mette a disposizione degli attuali membri (sacerdoti e coppie di sposi) dell'Associazione e di quelli che si uniranno a noi in futuro, questo lavoro perchépossa diventare patrimonio comune dei Centri di Preparazione al Matrimonio e, quindi, fondamentale strumento unificante della nostra identità, sia per quanto attiene l'attivitàdi formazione che quella del servizio di accompagnamento dei fidanzati al matrimonio; èimportante ricordare, in particolare, che èattraverso la revisione di vita, eseguita con umiltàe perseveranza, che abbiamo scoperto l'amore di Dio nei nostri confronti ed è, pertanto, con spirito gioioso e riconoscente che ci disponiamo a vivere l'amicizia fraterna nei nostri gruppi e l'accoglienza dei fidanzati.

Il documento, oltre a richiamare i contenuti principali dello Statuto, che rimane interamente valido ed operante, e di altri documenti giàpubblicati, fissa gli elementi caratterizzanti l'attivitàdella nostra Associazione: la formazione in équipe; il servizio ai fidanzati; la diffusione; l'informazione e il pilotaggio. In ultimo, ritenendoli fondamentali per lo svolgimento del nostro impegno comunitario, sono stati inseriti, in appendice, anche alcuni elementi riguardanti le dinamiche e la comunicazione nel piccolo gruppo.

Il Consiglio spera vivamente che il documento venga attentamente esaminato, sia a livello personale che di coppia, per essere poi approfondito da ciascuna équipe C.P.M. italiana, in modo che possa servire da stimolo per un approfondimento comunitario e, conseguentemente, per un rinnovato entusiasmo - da parte di ciascuno di noi - verso la diffusione.

E' con questa speranza nel cuore che il Consiglio Centrale, nel ringraziare tutti, si augura che attraverso questo ulteriore impegno, si possa realizzare una forte crescita della nostra identitàassociativa e, quindi, una migliore e piùefficace attivitàcomunitaria.

Fraterni saluti

Sestri Levante, 26 marzo 2000

II Consiglio Centrale dei Centri di Preparazione al Matrimonio Italiani

 

 

C.P.M. CENTRI DI PREPARAZIONE AL MATRIMONIO

STRUTTURA, ORGANI E FUNZIONI.

I Centri di Preparazione al Matrimonio, sono un'Associazione di coppie di sposi cristiani e sacerdoti che, dietro il consenso dei Vescovi Diocesani, svolgono il servizio di preparazione e accompagnamento dei fidanzati al matrimonio cristiano.

L'Associazione ha una struttura locale, una nazionale e una internazionale.

 

La struttura locale

opera a livello di Diocesi o di piùDiocesi ed ha la funzione di coordinare l'attivitàdei gruppi CPM (Équipes) che operano nella zona; i relativi Organi sono:

· L'Assemblea dei Membri Associati:

organo deliberante che si riunisce una volta all'anno in seduta ordinaria ed al quale spettano: la determinazione delle linee direttive dell'Associazione a livello locale; la nomina delle coppie componenti il Segretariato; la determinazione delle quote associative e l'approvazione del rendiconto annuale.

· // Segretariato Diocesano:

cura l'unitàdi indirizzo delle Équipes CPM operanti nella zona in conformitàalle linee programmatiche deliberate dall'Assemblea; coordina e segue il loro buon andamento, fornendo tutti gli aiuti necessari per il miglioramento dell'attivitàformativa e di servizio, nonchéper la risoluzione delle eventuali difficoltà. Organizza periodicamente incontri per tutte le Équipes di appartenenza al fine di migliorare la loro formazione, gli scambi di esperienze e la crescita dell'amicizia. Le coppie facenti parte del Segretariato eleggono, al loro interno:

· la Coppia Responsabile del Segretariato,

che ria il compito di coordinare tutta l'attivitàassociativa della zona di competenza e di rappresentare l'Associazione a livello locale. In particolare dovràintrattenere buoni rapporti con il Vescovo diocesano, il sacerdote e la coppia di sposi responsabili della Commissione diocesana per la famiglia e i responsabili degli altri movimenti e associazioni. Del Segretariato fa parte anche

· Il Consigliere Spirituale Diocesano

che, oltre a partecipare attivamente alle riunioni, ha il compito di curare la formazione teologica e spirituale della comunità locale; viene indicato dai componenti del Segretariato e sottoposto al gradimento del Vescovo locale. Sia la Coppia Responsabile del Segretariato che il Consigliere Spirituale durano in carica tre anni e possono essere rieletti una sola volta.

 

A livello Nazionale opera

l'Associazione Italiana dei C.P.M., che ha il compito di elaborare e decidere gli indirizzi e l'operativitàdi tutta l'Associazione operante in Italia, nonchédi coordinare l'attivitàformativa e di servizio svolta dai singoli Segretariati Diocesani per il raggiungimento degli obiettivi comunitari. In particolare cura la formazione degli associati mediante l'organizzazione annuale della "Due giorni nazionale", la pubblicazione della rivista "Famiglia Domani" oltre che di libri e sussidi utili sia per l'attività associativa che per la pastorale familiare in generale e, quindi, per la crescita della coppia e della famiglia in Italia.

In particolare cura e promuove la diffusione della rivista Famiglia Domani, collabora con la sua redazione per la scelta del tema annuale, che saràanche l'argomento della "Due Giorni Nazionale" e sul quale, come momento unificante per la crescita comunitaria e omogenea dei CPM italiani, ogni équipe faràanche la revisione di vita in base alla traccia predisposta

su ogni numero della rivista.

Gli Organi dell'Associazione Italiana C.P.M. sono:

· l'Assemblea dei rappresentanti

costituita dalle coppie e dai sacerdoti componenti i vari Segretariati Diocesani e le coppie responsabili dei gruppi CPM operanti in Italia; èl'Organo deliberante dei CPM italiani e come tale: stabilisce le direttive generali dell'Associazione; nomina il Consiglio Centrale e i Presidenti Nazionali; approva ogni anno le linee programmatiche ed il bilancio dell'Associazione;

· il Consiglio Centrale

dotato di ogni piùampio potere esecutivo nell'ambito delle linee programmatiche deliberate dall'Assemblea. In particolare cura l'unitàdi indirizzo dei vari Segretariati diocesani e ne coordina l'attività; ogni anno cura l'organizzazione della "Due giorni nazionale" e le varie iniziative riguardanti la formazione della coppia e della famiglia. Fanno parte del Consiglio centrale:

· la Coppia Presidente

che guida e coordina tutta l'attivitàdel Consiglio e viene eletta tra i membri del Consiglio medesimo;

· Il Consigliere spirituale nazionale

che partecipa all'attivitàdel Consiglio e ne cura la formazione teologica e spirituale;

· la Coppia dei Segretari

che dirige e coordina tutto il lavoro di segreteria dell'Associazione Nazionale.

Fanno parte, inoltre, del Consiglio Centrale: le coppie responsabili dei vari Segretariati diocesani; la coppia incaricata dei rapporti con la Conferenza Episcopale Italiana; quella incaricata dei rapporti con la Federazione Internazionale CPM; le coppie responsabili della stampa, della diffusione e della Tesoreria. Anche le cariche predette hanno la durata triennale e possono essere rinnovate una sola volta.

 

A livello internazionale opera la

Federazione Internazionale dei Centri di

Preparazione al Matrimonio (F.I.C.P.M.),

che coordina gli indirizzi e l'attivitàdei C.P.M. operanti nei vari paesi aderenti. Organizza annualmente le giornate internazionali della Federazione per approfondire temi riguardanti la coppia e la famiglia e favorire, nel contempo, lo scambio di esperienze tra i vari CPM nazionali. Organo direttivo delle FICPM èil Bureau Internazionale, formato dalla Coppia Presidente, dal Consigliere Spirituale Internazionale, dalla coppia Segretaria, dal Tesoriere, dalla Coppia Rappresentante presso il Vaticano e dalie Coppie Delegate dai vari Paesi aderenti alla Federazione.

 

 

GRUPPO (EQUIPE) C.P.M.

E' la struttura base dei Centri di Preparazione al Matrimonio; èformata da un numero limitato di coppie di sposi cristiani (5/6 possibilmente) e da un Sacerdote che si riuniscono periodicamente (di norma ogni 15/20 giorni) ed in via continuativa per fare attivitàdi formazione mediante lo strumento della revisione di vita; ciòal fine di conseguire, attraverso la revisione nel piccolo gruppo, una crescita spirituale e umana personale, di coppia e di gruppo in funzione anche del servizio di accompagnamento dei fidanzati al matrimonio cristiano. Un'attivitàcompleta, quindi, sia di formazione che di servizio che consente il raggiungimento di un'importante maturazione cristiana e umana, mediante il costante confronto comunitario nel piccolo gruppo, che verrà poi messa a disposizione dei fidanzati.

Questa attività, oltre alla costante crescita spirituale e umana dei singoli, del gruppo e di tutta la comunità, consente anche di poter realizzare un continuo aggiornamento indispensabile per capire meglio la mentalitàdei giovani e le loro problematiche, attualizzate secondo il tempo e i luoghi.

Perchéquesto lavoro sia davvero efficace, occorre però che tra i vari componenti si crei un clima di fiducia, amicizia, simpatia, serietàe valorizzazione reciproca, in modo da poter raggiungere il massimo coinvolgimento spirituale e umano di ciascuno e con la piena consapevolezza della presenza di Cristo durante le riunioni (...dove due o piùsono riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro..).

Altra occasione formativa per le singole Équipe CPM è quella degli incontri comunitari programmati nel corso dell'anno a livello locale dal Segretariato, a livello nazionale dal Consiglio Centrale e a livello internazionale dal Bureau internazionale. E1 assai importante la partecipazione a questi incontri perchésono preziose occasioni di ulteriori approfondimenti, a livello di comunitàpiùallargata, di argomenti importanti per la formazione personale e di coppia, e quindi per poter svolgere sempre meglio il nostro servizio ai fidanzati, oltre che per lo sviluppo dell'amicizia reciproca e dello scambio di esperienze.

Gli organi dell'Equipe CPM sono la Coppia responsabile ed il Consigliere spirituale, che anch'essi durano in carica tre anni e possono essere rieletti una sola volta.

LA COPPIA RESPONSABILE DI EQUIPE

Viene eletta dai componenti l'Equipe CPM ed è responsabile del buon andamento del gruppo. Dovràcurare, pertanto, a stretto contatto con il Consigliere spirituale, che sia sempre buono il rapporto di amicizia, fiducia e di apertura all'interno del gruppo ed intervenire tempestivamente qualora emergessero difficoltàinterpersonali o di coppia, facendo tutto il possibile per appianarle.

In modo particolare la Coppia Responsabile dovrà preoccuparsi perchévenga svolta efficacemente l'attivitàdi formazione da parte di tutti i componenti del gruppo; a questo proposito dovràfare in modo che la revisione di vita sia effettuata seriamente e con impegno e che si realizzi un buon approfondimento degli argomenti oggetto di riflessione, sviluppando in modo adeguato i tre momenti del vedere, giudicare e agire. Per questo delicato ed importante impegno è opportuno che si faccia aiutare, oltre che dal Consigliere spirituale, anche dalla Coppia animatrice della riunione, scelta a rotazione tra le altre coppie del gruppo, la quale dovrà preoccuparsi di organizzare il lavoro della serata e rendere soddisfacente lo svolgimento, ovviamente d'intesa e con la collaborazione della Coppia Responsabile.

Quest'ultima, inoltre, dovràpreoccuparsi, con l'aiuto del Consigliere spirituale, che il servizio di accompagnamento dei fidanzati venga effettuato in modo efficace. Dovràquindi seguire, coinvolgendo tutto il gruppo, lo svolgimento del servizio ai fidanzati, verificando l'andamento degli incontri, le relative difficoltà, gli aspetti positivi e negativi emersi, al fine di poter apportare gli eventuali aggiustamenti per i successivi incontri.

La Coppia Responsabile parteciperà, altresì, alle riunioni del Segretariato diocesano, al quale rappresenteràle esigenze, le acquisizioni, le richieste del gruppo rappresentato e informeràcostantemente il gruppo medesimo sull'attività, le iniziative, le richieste del Segretariato Diocesano; ciòal fine di consentire un costante scambio reciproco di informazioni tra il Segretariato e i vari gruppi CPM.

Nei Segretariati dove sono operanti numerose Équipe, è necessario, per il raggiungimento dell'obiettivo predetto, che vengano nominate le Coppie Responsabili di Zona, con il compito di coordinare un certo numero di Equipes, preoccupandosi del loro buon andamento d'intesa e in collaborazione delle rispettive coppie responsabili; ciòanche mediante l'organizzazione di incontri periodici con tutti i gruppi coordinati e la partecipazione ad una loro riunione di Equipe.

In questo caso saràla coppia responsabile di zona a far parte del Segretariato diocesano e a partecipare alle sue riunioni con le medesime modalitàpreviste per la Coppia Responsabile.

 

 

 

IL CONSIGLIERE SPIRITUALE D'EQUIPE

La funzione del Consigliere spirituale dell'Equipe CPM è assai importante e delicata. Egli collabora costantemente con la Coppia Responsabile per il buon andamento del gruppo e per la crescita spirituale e umana di ogni suo componente; in modo particolare:

- ètestimone di fede e, attraverso il suo carisma e la sua

preparazione, cura l'approfondimento ed il confronto del vissuto di ognuno con la Parola di Dio e i documenti del Magistero, fornendone l'interpretazione corretta e autentica alla luce delle indicazioni della "Gerarchla";

- è"segno" dell'Amore di Dio e strumento di comunione tra i vari

componenti del gruppo;

- collabora con gli sposi del gruppo, a livello paritario, sia

nell'attivitàformativa (facendo anch'egli la propria revisione di vita) che nell'attivitàdi servizio (partecipando, insieme agli sposi, a tutti gli incontri con i fidanzati);

- attraverso detto lavoro paritario con le coppie di sposi, sia

nell'attivitàdi formazione che in quella di servizio, si realizzerà una vera collaborazione reciproca ed un interscambio continuo tra i carismi specifici dei due sacramenti cosiddetti "sociali", quello dell'ordine e quello del matrimonio, che sarà la via su cui dovràsempre piùincamminarsi la Chiesa tutta per realizzare concretamente la sua "sponsalità" mostrando, cioè, un volto sempre piùumano, vivo e rinnovato, frutto appunto di un incontro profondo tra la "spiritualità" del presbitero e la "concretezza" degli sposi. Ciòin forza della "grazia sacramentale" che deriva al presbitero dalla consacrazione ricevuta col sacramento dell'ordine e agli sposi dalla consacrazione ricevuta nel sacramento del matrimonio; tutto questo al servizio della Chiesa, Corpo di Cristo (cfr. 1 Cor. 12,14).

Nel corso degli incontri (sia di équipe che con i fidanzarti), il Consigliere deve lasciare molto spazio agli sposi e ai fidanzati perchépossano esprimere con tutta libertàle loro esperienze e convinzioni, riguardanti sia il loro vissuto personale e di coppia che principi dottrinali, in modo da non bloccare, con la sua maggiore preparazione, lo sviluppo della discussione; successivamente interverrà, ovviamente, per manifestare le sue convinzioni e le sue esperienze personali, correggere eventuali errori teologici, morali od esegetici emersi nella discussione e "raccogliere" quello che di piùimportante lo Spirito ha suggerito ai singoli nel corso della discussione. D'altra parte lasciare agli sposi (e ai fidanzati) il loro spazio, farsi attento ai loro problemi, alle loro difficoltà, condividere il loro vissuto e comunicare agli altri, nella revisione di vita, il proprio vissuto è, per il Consigliere spirituale, il modo più opportuno per farsi accettare ed integrarsi attivamente nello spirito comunitario del gruppo.

Il Consigliere spirituale viene indicato dalle coppie componenti il gruppo CPM.

LA REVISIONE DI VITA

I Centri di Preparazione al Matrimonio usano il metodo della Revisione di vita come strumento fondamentale di formazione degli sposi e dei Consiglieri spirituali, che si impegnano personalmente, in coppia ed in gruppo ad applicarlo con continuità.

L'esercizio della revisione di vita rappresenta uno stimolo importante in funzione del raggiungimento di una sempre maggiore maturazione umana e spirituale, conseguenza del costante impegno di leggere la propria esistenza, alla luce della Parola del Signore e del confronto con gli altri componenti del gruppo, per tendere poi alla sua concreta applicazione nel proprio vissuto con l'ottica anche del cammino con i fidanzati. La revisione di vita risponde ai seguenti bisogni:

· conoscersi profondamente nel proprio intimo e negli oggettivi comportamenti di vita;

· riconoscersi bisognosi dell'aiuto degli altri in funzione di un cambiamento e di una maturazione progressiva;

· confrontarsi con i valori di fede che ci trascendono, che spesso la fretta della vita quotidiana tende a trascurare;

· formarsi sempre piùcome singoli e come coppia per la costruzione di una piùprofonda unitàspirituale e umana;

· rispondere alla vocazione di sposi che si impegnano ad aiutare altri sposi;

· acquisire nelle relazioni uno stile di vera fraternità ed accoglienza che faccia trasparire agli altri, ed in particolare ai fidanzati che si incontreranno, l'immagine di coppie in cammino e di una Chiesa viva.

Oltre all'impegno della continuità, per far bene la revisione di vita occorrono delle disposizioni d'animo fondamentali e irrinunciabili: fiducia, amore, accoglienza, ascolto, atteggiamento non giudicante, tolleranza e preghiera, ovvero:

- avere fiducia in Dio padre che ci ama con ogni pietàe ci sostiene e ci illumina con il suo Spirito;

- avere fiducia negli altri come validi interlocutori perché anch'essi sono stati pensati ed amati come progetto di Dio;

- avere fiducia in noi stessi e nella capacitàdi rispondere alla propria vocazione di singoli e di coppie;

- amare con lo stile di GesùCristo, cioèmettersi al servizio del coniuge e dei propri familiari, degli amici del gruppo, del prete, dei fidanzati, della comunità;

- accogliere, cercare di comprendere in tutte le sfumature e accettare la diversità del coniuge e degli altri come arricchimento per la crescita comunitaria;

- ascoltare con un atteggiamento di disponibilità, abbandonare le nostre sicurezze, fare silenzio e lasciarsi mettere in discussione dalla Parola di Dio e dagli altri;

- condividere lo stato d'animo dell'altro mettendosi in sintonia con lui nelle varie situazioni di vita;

- non giudicare, néfare una scala di valori con parametri umani nei riguardi

delle persone, abbandonare la certezza aver ragione e gli altri torto, ma piuttosto avere la sicura speranza che tutti siamo in cammino e che lo Spirito Santo parla per mezzo di ciascuno ed èpresente in tutti;

- essere tolleranti nel rispettare i tempi di maturazione di tutti;

- pregare, tenendo sempre presenti le parole di Gesù"senza di me non potete far nulla".

In concreto, la revisione di vita fatta su temi scelti annualmente da ciascun gruppo C.P.M. e proposti dalla rivista "Famiglia Domani", si svolge nei tre momenti del vedere, giudicare e agire.

Vedere

sforzarsi di prendere coscienza e di capire le proprie situazioni e atteggiamenti di vita, la qualitàdella relazione di coppia, i comportamenti della comunitàecclesiale e sociale e le maggiori problematiche odierne.

Giudicare

approfondire, conoscere e lasciarsi interpellare dalla Parola di Dio, ricordando che la Parola èPersona e Gesùstesso è Parola incarnata; confrontarsi dunque con Gesùvero interlocutore per poter entrare in intimitàe vero dialogo con il coniuge e con gli altri, oltre che per leggere la nostra vita e le varie problematiche in esame con una visione di fede.

Agire

cercare di tradurre, con l'aiuto dello Spirito Santo, nella propria vita le acquisizioni maturate, contando anche sulla solidarietàdelle altre coppie e del Consigliere spirituale.

Affinchè la revisione di vita possa essere efficace, coinvolgente e gratificante, occorre che si svolga con continuità ed abbia una frequenza tale da permettere di realizzare gli obiettivi fissati. L'esperienza consiglia una cadenza quindicinale e, comunque, non superiore alle tre settimane di intervallo.

Similmente, anche la durata degli incontri deve essere funzionale agli scopi proposti; in genere sono previsti incontri di due ore/due ore e mezzo dopo cena; comunque nel caso dovessero sussistere condizioni particolari, si possono prevedere modalitàdiverse - un pomeriggio o un'intera giornata -che comprendano un confronto e una preghiera più approfondita, unitamente alla ricerca di una sempre maggiore amicizia.

La revisione di vita si svolge a rotazione nelle case delle coppie partecipanti al gruppo per favorire l'ospitalità, l'apertura e l'accoglienza, come esercizio di disponibilitàe trasparenza.

La riunione saràpensata, curata e guidata dalla coppia animatrice della serata, d'intesa con la coppia responsabile, in modo da favorire e stimolare le condizioni per una buona riuscita della revisione.

Il sacerdote fa anch'egli la sua revisione di vita con lo spirito degli altri appartenenti all'equipe e curerà, in particolar modo, la crescita spirituale del gruppo mediante l'approfondimento della Parola, anche dal punto di vista esegetico, e la qualitàdella preghiera.

· Svolgimento concreto della revisione

inizia con un momento di preghiera e prosegue, poi, o con il prendere atto della visione concreta della realtàper confrontarla, successivamente, con la Parola di Dio al fine di assimilarla, esserne permeati e farla diventare vita, oppure, in alternativa, con l'interrogarsi sulla Parola per poi riflettere sul proprio vissuto e trame le conseguenze per un impegno di conversione.

Ad ogni riunione, le coppie a turno esporranno i frutti del loro lavoro di revisione fatto in precedenza, sulla base di una breve traccia scritta in cui sono state fissate le riflessioni emerse, per il tempo prefissato dalla coppia animatrice, oppure una sola coppia per ogni riunione esporràalle altre in maniera piùapprofondita e circostanziata la propria revisione; in ogni caso, successivamente, ci dovràsempre essere un confronto comunitario del gruppo CPM sull'argomento trattato.

Da sottolineare, anche se del tutto evidente, che le considerazioni e le testimonianze personali espresse nella revisione di vita, devono essere accolte con il piùprofondo rispetto e non devono essere riportate al di fuori del gruppo.

GLI INCONTRI CON I FIDANZATI

II servizio di accompagnamento dei fidanzati al matrimonio cristiano è, insieme all'attivitàformativa, l'impegno fondamentale dei Centri di Preparazione al Matrimonio. E' un compito assai delicato ed importante che deve essere svolto con tutto l'impegno, la sensibilitàe l'attenzione possibili in modo che possa rappresentare, per le coppie di fidanzati, un momento importante di riflessione e di decisiva programmazione del loro progetto di coppia, oltre che di conversione ad una vita piùautenticamente evangelica.

Le caratteristiche fondamentali

di un "percorso" CPM possono essere cosìsinteticamente riassunte:

- durata minima di sette incontri per i "corsi" cosiddetti brevi,piùuna giornata conclusiva in cui: riesaminare criticamente lo svolgimento degli incontri ed eventualmente integrare gli argomenti trattati; consumare un pasto in comune per cementare l'amicizia e l'apertura; celebrare l'Eucarestia. Durata minima di 14 incontri per i corsi lunghi e un numero di incontri variabile per quelli intermedi;

- cadenza settimanale della durata di due ore circa; la cadenza settimanale èutile al fine di consentire ai fidanzati di riflettere su quanto emerso nell'ultimo incontro e di prepararsi adeguatamente a quello successivo;

- partecipazione a tutti gli incontri degli stessi operatori CPM (due coppie di sposi ed il sacerdote, possibilmente della stessa Équipe) in modo da creare un rapporto continuativo e stabile, che aiuti la confidenza e l'apertura;

- numero ridotto di coppie di fidanzati, possibilmente un massimo di 8, in modo

da consentire la partecipazione attiva di tutti e l'instaurazione di un rapporto

personale di amicizia e di fiducia reciproco;

- trattandosi di una pastorale per adulti, ènecessario che gli operatori CPM abbiano con i fidanzati un comportamento accogliente e alla pari, considerandoli e considerandosi persone positive; non avere, quindi, un atteggiamento di superioritànédi inferioritànei loro confronti. Questo èmolto importante perchésolo tra persone che si valorizzano e si accettano reciprocamente, èpossibile comunicare in modo profondo ed efficace ed esprimere liberamente le proprie convinzioni, i propri sentimenti e le proprie difficoltà;

- mostrare ai fidanzati l'immagine di una Chiesa "viva" dove gli sposati e il presbitero collaborano tra loro in modo paritario, con carità, stima e fiducia reciproca;

- avvicinare i fidanzati alla preghiera ed in particolare alla Parola di Dio, facendo emergere nel corso della riunione e su ogni argomento trattato, il pensiero di Dio risultante dalla Sacra scrittura, leggendo anche qualche frase più significativa e farne apprezzare la bellezza e la profondità, anche per invogliarli a continuare questo approfondimento nella loro futura vita di coppia;

- amare i fidanzati e ricordarsi di loro nelle nostre preghiere.

Gli incontri, a seconda delle circostanze, possono svolgersi in locali parrocchiali o nella casa di una delle coppie operatrici; i primi incontri ènecessario, tuttavia, che siano tenuti in locali comunitari (sale parrocchiali ecc.) per, eventualmente, passare alla casa quando si èinstaurato un rapporto di maggiore conoscenza e confidenza. In ogni modo l'ambiente dovràessere accogliente e comodo e, per facilitare la partecipazione attiva, è molto opportuna una disposizione a cerchio che consenta a tutti di vedere il volto degli altri.

L'accoglienza

e la buona disposizione d'animo nei confronti dei fidanzati sono presupposti indispensabili per un efficace svolgimento del nostro servizio e, quindi, gli operatori CPM devono prestarvi la massima attenzione; accanto a questo, però, dobbiamo preoccuparci di raggiungere l'obiettivo primario e fondamentale del nostro servizio, quello di proporre e far assimilare ai fidanzati

valori fondamentali, sia cristiani che umani, del matrimonio e fornire loro gli strumenti indispensabili per una buona costruzione della propria coppia; per realizzare questo occorre saper fornire ai fidanzati gli stimoli giusti per suscitare il loro interesse verso questi valori in modo che siano invogliati ad approfondirli ulteriormente nel corso delle loro vita di coppia. Per raggiungere questo obiettivo ènecessario:

-che i fidanzati si interroghino, personalmente e in coppia,

prima della riunione sui vari argomenti da affrontare, in modo da formarsi i loro convincimenti per poterli mettere in comune e confrontarli con quelli degli altri fidanzati e degli operatori CPM;

-che il lavoro in gruppo sia stimolante, vivo e interessante

(evitare in tutti i modi la noia) in modo che si realizzi un valido arricchimento reciproco mediante il confronto delle rispettive convinzioni;

-che gli operatori CPM (presbitero e coppie di sposi), ascoltino

con molta attenzione ed interesse le riflessioni (personali e di coppia) dei fidanzati ed intervengano "di rimessa", in modo incisivo ma delicato, senza quindi assumere un atteggiamento "da maestri", per integrare e, se necessario, correggere quanto èstato detto, alla luce delle loro esperienze di vita, conoscenze bibliche e culturali;

-che si cerchi di far recepire ai fidanzati il vero significato della

"vocazione" al matrimonio e la sua "missionarietà" alla luce della Parola di Dio, in modo che risulti chiara la grandezza del matrimonio sacramento come mezzo di santificazione personale, di coppia e delle persone che avviciniamo.

/ temi degli incontri

con i fidanzati sono quelli del volume "Dio ci chiama all'amore" (la scelta come passaggio dall'innamoramento all'amore, la diversità, l'impegno per la costruzione della propria coppia; i vari condizionamenti delle scelte di coppia, l'armonia sessuale, il sacramento del matrimonio, la feconditàe l'educazione dei figli, la fedeltàe l'indissolubilità), preparato dai C.P.M. proprio per l'accompagnamento dei fidanzati; ovviamente il volume non è esaustivo, ma solo una traccia di lavoro che aiuta i fidanzati a prendere dimestichezza con l'argomento trattato e, attraverso le risposte alle varie domande proposte, iniziare quel dialogo profondo su argomenti fondamentali, che dovràpoi proseguire per tutta la loro vita matrimoniale.

Il contenuto dei temi proposti dal testo saràin ogni caso adeguatamente ampliato dal presbitero e delle coppie operatrici, specialmente per quanto riguarda gli aspetti piùpropriamente teologici (Gesù, la Chiesa, i Sacramenti ecc.). Comunque una certa unitarietàper tutti i corsi CPM èutile per poter conseguire una maggiore caratterizzazione del nostro servizio e un arricchimento reciproco mediante un possibile fattivo confronto; ogni operatore, ovviamente, affronteràgli argomenti in base alle proprie caratteristiche umane e spirituali, ampliandoli e arricchendoli in base ai propri carismi e all'azione dello Spirito Santo su di lui e alle necessitàdel gruppo con cui cammina.

DIFFUSIONE, INFORMAZIONE E PILOTAGGIO.

a Diffusione

èl'attivitàcon la quale si cerca di propagare l'esperienza CPM, favorendo la formazione di nuove équipes nella zona di competenza di ciascun Segretariato Diocesano o presso Diocesi dove non sono presenti gruppi CPM.

L'esperienza pluridecennale dei Centri di Preparazione al Matrimonio ha pienamente confermato la sua validità, sia per quanto attiene l'attivitàdi formazione nel piccolo gruppo che per il servizio di accompagnamento dei fidanzati al matrimonio. E' questa consapevolezza che dovrebbe spingere tutta la comunità CPM e ciascun suo componente personalmente, a proporre ad altri la nostra esperienza, ovviamente senza eccessive insistenze e spirito di proselitismo e rispettando, comunque, la libertàdi ciascuno e le altre valide esperienze esistenti.

L'attivitàdi diffusione consiste, essenzialmente, nel far conoscere ad altri (Vescovi, Sacerdoti e Coppie di sposi) l'attività dei CPM, facendo comprendere bene lo spirito e la metodologia che stanno alla base della nostra operativitàsia di formazione che di servizio; fare diffusione significa, in sostanza, far partecipi altri della nostra spiritualitàe operatività per dare loro la possibilità, ovviamente se lo vorranno, di unirsi a noi.

Se siamo consapevoli dell'importanza e della validitàdella nostra esperienza, non possiamo non sentirci tutti impegnati, con spirito missionario, a farne partecipi altri nella consapevolezza di operare, in tal modo, per il bene della Chiesa e della società; tenerla per noi sarebbe, infatti, contrario allo spirito cristiano a cui noi facciamo riferimento.

L'attivitàdi diffusione, comunque, dovràessere svolta:

-a livello di Segretariato Diocesano, mediante la costituzione

di un gruppo, o almeno una coppia, che si occupi della diffusione, dell'informazione e del pilotaggio di nuovi gruppi della zona, e la nomina di una Coppia Responsabile che ne coordini l'attivitàd'intesa con la coppia responsabile del Segretariato; il gruppo, oltre ad illustrare la nostra esperienza alle coppie di sposi e ai sacerdoti interessati, dovràanche preoccuparsi della formazione di nuovi gruppi CPM e del loro pilotaggio.

Tutte le coppie di sposi e i sacerdoti dei Segretariati dovranno comunque sentirsi responsabili della diffusione e cogliere tutte le occasioni opportune ed inopportune per proporre ad altri la nostra esperienza. In modo particolare la proposta va fatta alle coppie di fidanzati che abbiamo accompagnato al matrimonio, almeno a quelle che dimostrano interesse, disponibilità, preparazione, attitudini ecc. per questo servizio;

-a livello di Consiglio Centrale mediante la formazione di un

gruppo analogo a quello di Segretariato, che svolga la medesima attivitàdi diffusione, informazione e pilotaggio di nuovi gruppi CPM nelle Diocesi dove l'Associazione non è operante. I componenti di detto gruppo, ed in particolare la relativa Coppia Responsabile, hanno il compito di far conoscere la nostra esperienza a tutte le diocesi italiane, mediante la stampa, i rapporti personali, i Sacerdoti e le coppie responsabili degli Uffici per la Pastorale Familiare Diocesana, Internet ecc. Tutto questo con l'intraprendenza e la fantasia che di volta in volta si renderanno necessarie.

Informazione

quando a seguito di detta attivitàdi diffusione o per altra circostanza un gruppo di coppie di sposi e un sacerdote sono interessati alla nostra esperienza e, quindi, disponibili ad approfondirne la conoscenza, una coppia del gruppo diffusione

si assumerà l'impegno di programmare un incontro di informazione.

L'illustrazione ad un gruppo della nostra spiritualitàe della nostra operativitàdi formazione e di servizio ai fidanzati, èun compito molto importante e va studiata con il dovuto impegno e attenzione; da essa, infatti, puòdipendere la nascita o meno di un nuovo gruppo CPM.

Dopo una breve presentazione, la coppia o le coppie che si incaricano di effettuare questo servizio, procederanno alla illustrazione della nostra attività. Occorre che chi illustra l'esperienza CPM faccia trasparire il proprio entusiasmo e una sicura convinzione circa l'importanza e la validitàdel nostro modo di operare e che abbia comunque un forte senso di appartenenza all'Associazione, ne viva il suo spirito, aderisca alle metodologie adottate, sia portatrice di testimonianze, motivazioni di fede e, infine, si senta pienamente parte ed espressione della Chiesa locale in cui presta il suo servizio ai fidanzati.

L'informazione deve essere fatta in modo da garantire una certa omogeneitàdi contenuti da proporre e va svolta con esattezza, completezza e in conformitàallo spirito, all'identitàe allo stile CPM. In ogni caso l'informazione verteràsui seguenti punti:

- che cosa sono i CPM;

• come si costituisce un gruppo CPM;

• la sua attivitàformativa e il suo cammino di fede attraverso la revisione di vita, la preghiera comunitaria, gli incontri di aggiornamento e di approfondimento;

• cos'èla revisione di vita e come viene effettuata;

• lo spirito di accoglienza, condivisione, ascolto e amicizia, che deve animare i membri del gruppo nei loro rapporti reciproci e con i fidanzati;

• il servizio di accompagnamento dei fidanzati al matrimonio;

• pedagogia degli incontri con i fidanzati basata sulla loro partecipazione attiva, dialogo, scambio di esperienze, testimonianze e il cammino di formazione spirituale e umana della coppia;

• la funzione del Consigliere spirituale sia nel gruppo CPM che nel cammino di accompagnamento dei fidanzati al matrimonio;

• l'importanza della presenza costante delle stesse due coppie di sposi e del presbitero per tutta la durata degli incontri;

• numero degli incontri e i temi trattati.

Pilotaggio

nel caso di effettivo interesse di un gruppo di coppie di sposi e di un sacerdote ad iniziare un cammino CPM, il gruppo diffusione programma il cosiddetto "pilotaggio" della nuova équipe.

E' un servizio davvero fondamentale per la futura vita del gruppo; sarebbe molto auspicabile, pertanto, che venga svolto da una coppia che senta la "vocazione" per questa attivitàe possieda le caratteristiche idonee (umane e spirituali), la buona disponibilitàe l'interesse per questo servizio. E' indispensabile, altresì, che conosca molto bene lo spirito dei CPM, per esperienza fatta attraverso alcuni anni di formazione in équipe e di servizio ai fidanzati, la loro spiritualità, i loro obiettivi e la loro operatività. Sarà, comunque, la Coppia Responsabile del gruppo diffusione, che incaricheràla coppia piùidonea a seguire il nuovo gruppo.

I compiti piùimportanti che deve svolgere la coppia pilota possono, in sintesi, essere cosìriassunti:

- far nascere, all'interno del gruppo, un clima di amicizia fraterno tra tutti i suoi componenti (coppie di sposi e sacerdote), indispensabile per poter svolgere bene e in armonia il lavoro di gruppo;

- aiutare l'apertura, dando lei l'esempio facendo conoscere la propria situazione ed esperienza personale e di coppia, in modo da evitare discorsi generici ed astratti che spesso evitano di farci mettere in discussione;

- stimolare l'interesse e l'impegno per la formazione personale, di coppia e di gruppo attraverso la revisione di vita. A questo proposito saràfondamentale abituare il gruppo a svolgere tutti i momenti della revisione (vedere, giudicare e agire),
curando in modo particolare che venga sempre effettuato l'approfondimento della Parola di Dio attinente all'argomento in esame, in modo che si resti sempre ancorati alla "roccia";

- far recepire al gruppo la consapevolezza che un buon servizio di accompagnamento dei fidanzati èconseguenza del lavoro di formazione svolto nell'equipe CPM attraverso la revisione di vita e dalla conseguente crescita spirituale e umana che saremo stati capaci di realizzare a livello
personale, di coppia e di gruppo;

- far comprendere l'importanza del servizio di accompagnamento dei fidanzati al matrimonio, illustrando anche la metodologia seguita dai CPM (in particolare la partecipazione attiva dei fidanzati) e facendo acquistare la
piena consapevolezza dei benefici di questo servizio sia per la Chiesa che per la società;

- curare l'integrazione del gruppo con il Consigliere spirituale e viceversa, cercando di far recepire bene la sua funzione ed il suo ruolo;

far partecipare, se possibile, i componenti del gruppo come uditori ad un incontro con i fidanzati per rendersi conto, di persona, delle relative dinamiche e del nostro modo di fare servizio;

- far acquisire il piùpossibile il senso della comunità, sottolineando che il gruppo èinserito in un contesto comunitario piùampio e facendo comprendere gli aspetti positivi di questo ed in particolare la possibilitàdi poterci confrontare con altre coppie che vivono la stessa nostra esperienza, con conseguente arricchimento reciproco. Occorre fare tutto il possibile, quindi, per far acquisire al gruppo questo respiro comunitario piùallargato facendo comprendere anche l'importanza di poter utilizzare gli strumenti formativi messi a disposizione dall'Associazione (Libri, Famiglia Domani ecc.) e di partecipare ai vari incontri comunitari (di Segretariato, Due Giorni nazionale, giornate internazionali ecc.).

Il pilotaggio dovrebbe avere una durata media di un anno e mezzo/due, che comunque varieràa discrezione della coppia pilota in base alla situazione del gruppo. Con l'uscita della Coppia Pilota, verrànominata la Coppia Responsabile del gruppo, che dovràessere adeguatamente informata sui suoi compiti e sulla sua attivitàfutura.

Nel corso del pilotaggio, infine, ènecessario far comprendere bene la grandezza del matrimonio sacramento, l'importanza della spiritualitàconiugale e del "confronto" con gli altri, come elementi indispensabili per una vera ministerialitàe missionarietà.

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Appendice

E' sembrato particolarmente utile, infine, considerare e approfondire, in appendice, la conoscenza delle dinamiche e comunicazione di gruppo, anche se non strettamente richiesta per l'appartenenza ai C.P.M., perchétali dinamiche facilitano lo svolgimento del lavoro nei gruppi degli operatori, con i fidanzati e, in generale, lo svolgimento dell'attivitàecclesiale e sociale di ciascuno di noi.

LE DINAMICHE E LA COMUNICAZIONE DI GRUPPO

II gruppo èqualcosa di piùdella somma dei singoli elementi che lo compongono. Esso induce nei singoli un cambiamento che avviene tramite una serie di dinamiche (interazioni) interne.

Possiamo distinguere tra:

a) grandi gruppi - piccoli gruppi (le nostre équipes sono "piccoli gruppi")

b) gruppi primari - gruppi secondari (le nostre équipes sono "gruppi primari"
caratterizzati da una cooperazione intima "faccia-a-faccia")

e) si parla anche di gruppi di autoformazione e di gruppi di auto mutuo aiuto (le nostre équipes posseggono alcune caratteristiche atte a farle rientrare in queste categorie. Importante èperòsottolineare che queste stesse équipes non assumono mai la connotazione di gruppi terapeutici.

1. I prìncipi psicologici

su cui si fondano le équipes sono: l'autorealizzazione, la gestione autonoma dei propri problemi, l'autoresponsabilità.

2. Le équipes

sono: "piccoli gruppi", centrati su un problema, i cui membri sono dei "pari" (ma èutile la presenza di un conduttore) e condividono obiettivi comuni, aiutandosi reciprocamente (èla "norma"

 

3. Obiettivi psicologici

delle équipes sono: aiutare i partecipanti ad esprimersi; sviluppare la capacitàdi riflettere; abituare a interpretare le proprie modalitàdi comportamento; aumentare la capacitàindividuale nell'affrontare i problemi; aumentare l'autostima e la fiducia nelle proprie risorse; facilitare la nascita di rapporti interpersonali e favorire saldi vincoli di amicizia

4. Il leader

riveste nel gruppo un'importanza tutta particolare ed èindispensabile, almeno nelle prime fasi: attraverso di lui il gruppo realizza una propria unità; deve possedere: requisiti di personalitàatti a svolgere il suo ruolo, una solida formazione psicologica; deve essere autorevole, non autoritario. In pratica, egli deve: avere sempre un'idea chiara del tipo di riunione da condurre; avere idee ben chiare su ciòche il gruppo deve fare, per non perdere troppo tempo ad iniziare; far progredire il gruppo verso la sua maturità, aiutandolo a superare le varie tappe della sua formazione; far progredire il gruppo verso i suoi obiettivi, regolando accortamente tempi, scopi, eventuali ostacoli; in questo contesto deve saper presentare al gruppo un bilancio del lavoro fatto e degli obiettivi non ancora realizzati; essere in grado di proporre e introdurre nel gruppo nuove idee. Nel condurre il gruppo i suoi interventi devono essere misurati ed opportuni, non deve contribuire in modo "pesante" e definitivo al contenuto del dibattito, dev'essere chiaro il suo ruolo all'interno del gruppo, non deve cioè rappresentare una presenza inattesa e frustrante, non deve intervenire troppo di frequente per non provocare un abbassamento della partecipazione collettiva, deve consentire che i partecipanti esprimano opinioni fra loro (interazioni) e non verso di lui, deve essere disinvolto, non avere cioèpaura del gruppo, deve percepire le dinamiche che si stabiliscono nel gruppo, deve essere disponibile ad analizzare col gruppo le tensioni negative che sorgono all'interno dello stesso (conflitti latenti, ansietàcelate, inibizioni, disagi, malesseri, ecc.) per evitare la paralisi.

5. // conduttore (leader), in sostanza

facilita la comunicazione, tutela le dinamiche di gruppo, accoglie i nuovi partecipanti, sostiene il gruppo nei momenti critici. Inoltre egli ha fiducia nelle potenzialitàdel gruppo e dei singoli ed esprime con il suo atteggiamento tale fiducia; sa ascoltare; insegna e induce ad ascoltare; accetta anche le critiche; non giudica; promuove atteggiamenti non giudicanti; ètestimone piùche maestro.

6. // rapporto del gruppo con il leader

si sostanzia in una serie di fasi, o passaggi:

la fase:i membri del gruppo hanno una relazione individuale col leader, strumento di unità;

2.a fase:il gruppo ècentrato sul leader, ma il leader ècentrato sul gruppo e tende a risolvere la situazione di dipendenza del gruppo nei suoi confronti;

3.a fase:il leader èparzialmente nel gruppo e parzialmente al di fuori del gruppo. Fase difficile, in cui il leader deve scoraggiare la tendenza del gruppo alla identificazione con il leader stesso;

4.a fase:il gruppo ècentrato effettivamente sul gruppo: il leader èpercepito come sfondo, prima come membro del gruppo, poi come soggetto che vigila sul mantenimento dello spirito di gruppo.

7. La dinamica di gruppo

Occorre sempre tenere presente che il gruppo attiva la dinamica della sicurezza: insieme si sta meglio; per questo e importante sapere "come" il gruppo sta insieme: questo "come" si chiama "dinamica di gruppo", dinamica importante anche se spesso siamo piùabitua*1 a dare importanza al contenuto della realizzazione del gruppo, piuttosto che al processo con cui questo contenuto si realizza. Ci sono dinamiche positive e dinamiche negative.

a)dinamiche positive

• Tutte le persone che partecipano al gruppo hanno un ruolo attivo, propositivo, non dominante, responsabile, e posseggono la capacitàdi condividere le proprie idee ed esperienze;

• le idee e i suggerimenti sono valutati e giudicati sulla base del loro contenuto, non sulla base dello status o del ruolo della persona che li propone;

• alla fine dell'incontro ogni membro del gruppo deve potersi sentire soddisfatto del cammino del gruppo verso l'obiettivo prescelto, nonché della parte che egli ha avuto in questo cammino;

• il gruppo deve agire in modo da poter acquisire gradatamente una forte identitàed efficienza.

b)dinamiche negative

• La presenza del leader viene percepita come controllo e provoca risentimento e antipatia

• L'atmosfera èfredda (non calda e rassicurante); manca la fiducia reciproca; non c'èdisciplina

• quando si formano élites che posseggono un certo potere su un gruppo piùgrande

• quando interviene la noia. A questo proposito èbene che il lavoro di gruppo, almeno all'inizio, non abbia una durata superiore a 75 minuti

• quando si ingenera confusione a livello di: fini, linguaggi diversi, argomenti, scopo dell'incontro

• quando c'èuna "agenda segreta" cioèun argomento che un individuo o un sottogruppo vuole far discutere al gruppo senza rivelarlo

ELEMENTI DELLA DINAMICA DI GRUPPO

A. La dimensione

un gruppo piccolo èpiùefficiente di un gruppo numeroso (ideale da 5 a 10/15 persone);

B. La struttura

puòessere informale o formale. Quando il gruppo inizia ad affrontare il suo compito incominciano ad affiorare diversitàtra i membri: alcuni sono più dominanti, altri meno; alcuni piùcreativi e altri meno; alcuni piùsensibili ed altri meno; alcuni piùinformati ed altri meno... e cosìvia. A poco a poco si stabilisce una struttura informale di gruppo basata sulle modalitàdi partecipazione; la struttura formale èsovrapposta a quella informale: puòessere gerarchica, egualitaria, mista;

C. I ruoli

sono l'insieme delle condotte di ogni elemento del gruppo accettate da tutto il gruppo.

D. La comunicazione nel gruppo

èuno dei problemi piùimportanti che il gruppo si trova ad affrontare; perchéun gruppo possa funzionare l'informazione (cioèil contenuto della comunicazione) deve essere accessibile a tutti; alcuni suggerimenti pratici: deve parlare una sola persona per volta; tutte le persone devono poter intervenire; nella discussione occorre sapersi mettere "nei panni degli altri"; chi parla deve prima valutare il suo contributo e decidere se vale la pena prendere la parola; prima di ogni intervento chi parla deve pensare all'argomento e non deve dare mai risposte immediate; i membri del gruppo non dovrebbero mai interrompere chi parla; questo compito èdemandato al conduttore, il quale deve far rispettare le regole (durata degli interventi ecc.); compito del conduttore èanche far sìche gli interventi siano in tema: se non lo sono deve farlo rilevare all'interveniente con delicatezza; compito del conduttore èsollecitare gli interventi anche di quelle persone che per timidezza non osano esprimere la propria opinione; compito del conduttore èanche far sìche chi ha tendenza a parlare sempre e comunque venga ricondotto nell'ambito delle regole fissate, evitando peròdi bloccare la comunicazione.

E. Un rìschio da evitare: la non partecipazione

Cause possibili: ansia o crisi di angoscia che blocca la parola; antipatia generale verso uno o piùmembri del gruppo; argomento sconosciuto, e conseguente difficoltàa seguire il dibattito; attesa vana di avere la parola dal conduttore; conflitto d'opinioni fra due o tre membri del gruppo; decisione presa a priori di non parlare durante l'incontro; timore di poca considerazione da parte degli altri; immagine di sécondizionata dal senso di inferiorità; impossibilitàdi farsi ascoltare in mezzo alla baraonda; indifferenza nei riguardi della riunione: posizione di osservatore piùche di partecipante; problemi di salute e irritazione interiore per varie cause personali; irritazione per essere stati interrotti piùvolte; novitàassoluta della situazione: il gruppo ècomposto da sconosciuti; numero troppo grande di partecipanti; opposizione ideologica a uno o piùmembri del gruppo o al conduttore; opposizione latente nei confronti del gruppo nel suo insieme; Paura del giudizio degli altri, paura dell'opposizione, presenza di un "parlatore" che monopolizza tutto il tempo per sé; presenza di un pubblico o di osservatori attorno al gruppo; presenza di una persona che esprime bene ciòche noi vorremmo dire, rendendo inutile il nostro intervento; presenza di un superiore gerarchico diretto o comunque di una persona nei confronti della quale si tema il giudizio; problema delicato in discussione sul quale non si desidera prendere posizione; silenzio da parte di tutto il gruppo e tendenza generale a non partecipare alla discussione; scomoditànella posizione fisica; timidezza personale naturale; difficoltàa farsi valere; timore di far prolungare la discussione; fretta di finire; cattivo ricordo di un intervento che non ci ha soddisfatto in una precedente riunione.

F. Il consenso

Consenso equivale ad accordo, contratto; non significa accordo totale su ogni punto di una decisione, ma èaccordo generale all'interno del gruppo, tale che ciascuno èd'accordo di proseguire nella direzione presa. Ricordiamo che l'efficienza del gruppo è sempre superiore a quella del singolo; significa che anche i membri del gruppo che non condividono la decisione accettano di proseguire nella linea intrapresa senza brontolii e senza boicottare il lavoro del gruppo. I punti di vista delle minoranze vanno sempre accettati nella discussione e, nella misura del possibile, rappresentati nella decisione. Tentare di raggiungere un accordo èsempre meglio che giungere ad una votazione. La decisione finale deve sempre poter essere raggiunta con il consenso di tutti. E' però importante fissare una scadenza di tempo in modo che le discussione e conseguentemente le decisioni non si trascinino troppo a lungo.

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