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L’accompagnamento nel tempo del fidanzamento comporta, da parte dell’intera comunità cristiana, una responsabilità educativa di grande rilievo. Purtroppo il contesto culturale in cui viviamo non aiuta a scoprire la bellezza dell’amore umano e del sacramento del matrimonio, rischiando di disorientare le giovani generazioni rispetto a una scelta compiuta “per sempre”. Si diffonde una mentalità individualistica, che mina la scelta del dono di sé a tutti i livelli, e quindi in particolare mette in crisi l’autenticità di un rapporto di coppia vissuto non per se stessi, ma nella prospettiva di un dono sincero di sé all’altro e, nella forza di questa donazione, nel servizio agli altri nella Chiesa e nella società. Sembra oggi essere in discussione l’istituto stesso del matrimonio, con il suo patrimonio di valori, atteggiamenti e scelte. Si diffonde per esempio il fenomeno della convivenza pre-matrimoniale e anche di quelle forme che non mostrano di essere orientate a una scelta definitiva. Il Card. Joseph Ratzinger, appena prima della sua elezione a pontefice, ha affermato che oggi «si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».Tale tendenza spinge in particolare i giovani a considerare come equivalenti forme di vita diverse quali la convivenza e il matrimonio, o la relazione tra persone dello stesso sesso. Essa viene definita come una forma di dittatura perché, se in apparenza lascia una totale libertà ai singoli di autodeterminarsi, in realtà impone la sua logica, che appiattisce le diverse esperienze e le rende uguali, ignorandone la specificità e impedendo di valutarle, ed eventualmente valorizzarle, per quello che sono.

La comunità cristiana, mentre cerca di interpretare le cause di questa situazione e si interroga su come rimanere vicina a quanti la vivono, manifesta la sua forte preoccupazione. Si vorrebbero infatti porre sullo stesso piano del matrimonio scelte diverse e meno impegnative, come la semplice convivenza o la scelta di rimanere sempre fidanzati, continuando ad abitare nelle rispettive famiglie di provenienza, offuscando l’orizzonte dell’amore, che per sua natura rende capaci del dono totale di sé. La Chiesa non giudica e non intende allontanare chi compie tali scelte; al contrario desidera entrare in un proficuo dialogo con loro e li invita a non allontanarsi dalla vita ecclesiale. Non può però rinunciare ad affermare che vi è una forma di relazione della coppia, quella matrimoniale, che non può essere comparata con le altre forme di convivenza o accompagnamento, perché basata sull’assunzione definitiva del proprio impegno nei confronti dell’altro.


Siamo dunque particolarmente riconoscenti alle tante coppie di sposi e genitori che, in un simile contesto, ogni giorno testimoniano il Vangelo del matrimonio e della famiglia, e con la loro vita annunciano che la famiglia e il matrimonio sono un Vangelo, cioè una vita piena e degna di essere vissuta. Sono proprio queste famiglie che si propongono di aiutare i propri figli nel discernimento della loro chiamata e di accompagnarli nella preparazione al matrimonio. A partire dal loro esempio e insieme a loro, vogliamo metterci alla ricerca di risposte adeguate a questi problemi così urgenti, per favorire l’accoglienza da parte dei giovani della loro vocazione. Nel far questo ci sentiamo pieni di speranza, consapevoli di proporre ai più giovani un cammino che corrisponde al loro desiderio più profondo; si tratta cioè di far loro scoprire ciò che essi stessi cercano, sebbene spesso non se ne rendano conto appieno.