Perdere la propria vita significa assumere la vita degli altri come propria ragione di esistenza.

Chi vive fedele al Vangelo viene contestato perché non si conforma alla mentalità di questo mondo, ma agisce per un bisogno assoluto di giustizia in cui trova rispecchiata la sua dignità morale.

Tutto passa solo Dio resta.

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9 - 10 novembre 2013 SESTRI LEVANTE

La donna è inferiore o uguale all’uomo? Che cosa dice la Bibbia sul suo ruolo nella società, nella famiglia e nella Chiesa?

Le discussioni sul ruolo delle donne sono un tema di continua attualità. Un po’ perché tutte le donne continuano a sentire un bisogno di “riscatto” dal passato, sia perché gli uomini accettano con difficoltà una parità di diritti e di ruoli. Non è dunque raro sentire che le une e gli altri si appellano alla Bibbia per difendere la propria posizione. Quello che intendo offrire è uno sguardo sintetico sul tema della donna nella letteratura biblica.

Prendo l’avvio constatando un fatto. All’inizio della Genesi, dopo il “racconto della creazione” (Gn 1,1-2,4a), c’è il “racconto delle origini” (Gn 2,4b-4,26). Esso si apre con la formazione dell’ Uomo. Ma subito Dio dichiara: “Non è bene che l’Uomo sia solo” (Gn 2,18). E “costruirà” la Donna, e la presenterà all’Uomo. Ebbene: di fronte a lei, l’Uomo esclama (ed è la prima parola umana registrata nella Bibbia):

“Questa volta sì è osso dalle mie ossa

E carne dalla mia carne!

Questa sarà chiamata Donna (‘ishah)

Perché dall’uomo (‘ish) fu tratta questa!

Perciò l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre

E aderirà alla sua donna,

e diverranno, i due, una carne sola” (Gn 2,23-24)