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È necessario, in primo luogo, distinguere le situazioni in cui la giovane coppia di sposi in qualche modo si rivolge alla comunità cristiana per presentare una richiesta, come la celebrazione del battesimo del proprio figlio, da quelle in cui si trova occasionalmente a incrociare gli eventi della Chiesa locale.

Nel primo caso, al di là delle motivazioni più varie che sottendono la domanda, si tratta di momenti privilegiati di incontro, in cui la comunità cristiana e, in particolare, gli operatori coinvolti (presbitero, animatori, catechisti, coppie che frequentano la parrocchia) sono chiamati ad ascoltare non solo la richiesta, ma le singole persone e la coppia con tutto il carico delle storie e delle esperienze che li precedono. Il primo compito di una comunità cristiana è l’accoglienza nelle parole, nei gesti, nelle modalità e nei percorsi più o meno articolati che propone.

Un secondo obiettivo può delinearsi nella possibilità di un sostegno alla coppia nel vivere la quotidianità della vita familiare e un percorso di crescita spirituale che illumini e aiuti a vivere l’attesa e la nascita del figlio e il compito educativo o, in altri casi, eventuali problemi di fertilità. Proprio in questo periodo, di solito, crescono le difficoltà nel conciliare le esigenze della coppia sponsale con i ritmi di vita e di lavoro, il rapporto con gli amici, la relazione con le famiglie d’origine. È quindi necessario proporre itinerari per giovani sposi e iniziative che possano illuminare queste dimensioni, risvegliando la fede e favorendo l’avvicinamento e l’appartenenza alla comunità ecclesiale, nelle sue varie forme. In tal senso sono una preziosa risorsa le coppie e i sacerdoti che hanno curato la loro preparazione al matrimonio e che, con relazioni umane significative, possono fungere da ponte per custodire il legame dei giovani coniugi con la propria comunità parrocchiale.

Infatti, «la famiglia stessa è il grande mistero di Dio. Come “chiesa domestica”, essa è la sposa di Cristo. La Chiesa universale, e in essa ogni Chiesa particolare, si rivela più immediatamente come sposa di Cristo nella “chiesa domestica” e nell’amore in essa vissuto: amore coniugale, amore paterno e materno, amore fraterno, amore di una comunità di persone e di generazioni»55. Questo itinerario di scoperta della bellezza dell’amore sponsale e familiare va dunque sostenuto, investendo le migliori energie, attraverso operatori pastorali competenti e appassionati, esperti di umanità e testimoni di una fede feconda. Sarà quindi necessario, nei prossimi anni, investire maggiori risorse nella loro formazione, con percorsi qualificati e opportuni.