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L’ABBRACCIO ACCOGLIENTE DELLA CHIESA MADRE: UNA COMUNITÀ CHE ACCOMPAGNA

L’impegno della comunità cristiana a favore della famiglia ha un forte impatto su tutta la società, di cui la famiglia stessa costituisce la cellula fondamentale. Infatti, «la famiglia si propone come spazio di quella comunione, tanto necessaria in una società sempre più individualistica, nel quale far crescere un’autentica comunità di persone grazie all’incessante dinamismo dell’amore, che è la dimensione fondamentale dell’esperienza umana e che trova proprio nella famiglia un luogo privilegiato per manifestarsi». Essa è la prima società naturale e «precede, per importanza e valore, le funzioni che la società e lo Stato devono svolgere». Per questo la famiglia non può vivere come chiusa al suo interno, ma è chiamata ad aprirsi nella solidarietà e a vivere un vero impegno nella società. Questa vocazione di ogni famiglia potrà essere vissuta più appieno da chi comprende che la famiglia è sostenuta dall’amore di Cristo. Tale consapevolezza va accresciuta nei giovani che si incamminano verso il matrimonio, per far sì che, anche grazie a loro, tutto il tessuto sociale sia rinnovato. Costruire la famiglia diviene così una tappa fondamentale per apportare alla comunità civile istanze di verità, di giustizia e di solidarietà, soprattutto attraverso la procreazione e l’educazione dei figli. Per questo, la famiglia, cellula vivificante e risorsa feconda, partecipa alla vita della società per far crescere in umanità i suoi membri, singoli e collettivi, rinnovando così lo sguardo della società stessa; infatti la comunione familiare alimenta la coesione sociale e ne è l’autentica sorgente.

Siamo consapevoli che in questi ultimi decenni l’attenzione all’educazione all’amore ha ricevuto nuovi e fecondi impulsi, fino ad allargare gli orizzonti e creare in molti luoghi una vera e propria pastorale del tempo del fidanzamento, nelle sue varie tappe, illuminandolo e aiutando a viverlo come evento di grazia. Già il Direttorio di pastorale familiare così esortava: «La pastorale prematrimoniale, in ogni sua articolazione, costituisce uno dei capitoli più urgenti, importanti e delicati di tutta la pastorale familiare. Tale pastorale si trova di fronte a una svolta storica: essa è chiamata a un confronto chiaro e puntuale con la realtà». Le famiglie cristiane e tutte le strutture pastorali devono sentirsi coinvolte nella preparazione al matrimonio e nella celebrazione delle nozze. In questi passi, coloro che si dispongono a formare una nuova famiglia non devono sentirsi soli: il loro matrimonio non è una questione privata, ma coinvolge tutta la comunità ecclesiale. Tutte le fasi della loro nuova vita familiare dovranno essere accompagnate dall’affetto premuroso della comunità cristiana, e questa non potrà disinteressarsi delle loro situazioni di difficoltà, delle eventuali crisi nella vita matrimoniale o degli eventi lieti o tristi, quali la nascita dei figli e la morte di persone care.


A questo fine, sono da sollecitare e incoraggiare il dialogo e la collaborazione tra la pastorale familiare e quella giovanile, ma anche catechistica, vocazionale, scolastica, sociale e del tempo libero, e con tutte le altre dimensioni ecclesiali impegnate nell’evangelizzazione per la crescita della persona umana. Infatti, risulta evidente che, come in modo profetico aveva indicato l’esortazione apostolica Familiaris consortio, «la preparazione al matrimonio va vista e attuata come un processo graduale e continuo.
Essa, infatti, comporta tre principali momenti: una preparazione remota, una prossima e una immediata». Oggi appare ancora più evidente che, per quanto fatta con grande cura, una preparazione esclusivamente immediata rischia di essere gravemente insufficiente nell’offrire solide basi alla vita sponsale e familiare e orientare i fidanzati a vivere lo stesso amore con cui «Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei» (cfr Ef 5,25).

L’accompagnamento nel tempo del fidanzamento comporta, da parte dell’intera comunità cristiana, una responsabilità educativa di grande rilievo. Purtroppo il contesto culturale in cui viviamo non aiuta a scoprire la bellezza dell’amore umano e del sacramento del matrimonio, rischiando di disorientare le giovani generazioni rispetto a una scelta compiuta “per sempre”. Si diffonde una mentalità individualistica, che mina la scelta del dono di sé a tutti i livelli, e quindi in particolare mette in crisi l’autenticità di un rapporto di coppia vissuto non per se stessi, ma nella prospettiva di un dono sincero di sé all’altro e, nella forza di questa donazione, nel servizio agli altri nella Chiesa e nella società. Sembra oggi essere in discussione l’istituto stesso del matrimonio, con il suo patrimonio di valori, atteggiamenti e scelte. Si diffonde per esempio il fenomeno della convivenza pre-matrimoniale e anche di quelle forme che non mostrano di essere orientate a una scelta definitiva. Il Card. Joseph Ratzinger, appena prima della sua elezione a pontefice, ha affermato che oggi «si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie».Tale tendenza spinge in particolare i giovani a considerare come equivalenti forme di vita diverse quali la convivenza e il matrimonio, o la relazione tra persone dello stesso sesso. Essa viene definita come una forma di dittatura perché, se in apparenza lascia una totale libertà ai singoli di autodeterminarsi, in realtà impone la sua logica, che appiattisce le diverse esperienze e le rende uguali, ignorandone la specificità e impedendo di valutarle, ed eventualmente valorizzarle, per quello che sono.

La comunità cristiana, mentre cerca di interpretare le cause di questa situazione e si interroga su come rimanere vicina a quanti la vivono, manifesta la sua forte preoccupazione. Si vorrebbero infatti porre sullo stesso piano del matrimonio scelte diverse e meno impegnative, come la semplice convivenza o la scelta di rimanere sempre fidanzati, continuando ad abitare nelle rispettive famiglie di provenienza, offuscando l’orizzonte dell’amore, che per sua natura rende capaci del dono totale di sé. La Chiesa non giudica e non intende allontanare chi compie tali scelte; al contrario desidera entrare in un proficuo dialogo con loro e li invita a non allontanarsi dalla vita ecclesiale. Non può però rinunciare ad affermare che vi è una forma di relazione della coppia, quella matrimoniale, che non può essere comparata con le altre forme di convivenza o accompagnamento, perché basata sull’assunzione definitiva del proprio impegno nei confronti dell’altro.


Siamo dunque particolarmente riconoscenti alle tante coppie di sposi e genitori che, in un simile contesto, ogni giorno testimoniano il Vangelo del matrimonio e della famiglia, e con la loro vita annunciano che la famiglia e il matrimonio sono un Vangelo, cioè una vita piena e degna di essere vissuta. Sono proprio queste famiglie che si propongono di aiutare i propri figli nel discernimento della loro chiamata e di accompagnarli nella preparazione al matrimonio. A partire dal loro esempio e insieme a loro, vogliamo metterci alla ricerca di risposte adeguate a questi problemi così urgenti, per favorire l’accoglienza da parte dei giovani della loro vocazione. Nel far questo ci sentiamo pieni di speranza, consapevoli di proporre ai più giovani un cammino che corrisponde al loro desiderio più profondo; si tratta cioè di far loro scoprire ciò che essi stessi cercano, sebbene spesso non se ne rendano conto appieno.

Carissimi, con questo documento ci rivolgiamo a voi, sacerdoti, persone consacrate, sposi e laici impegnati, membri di ogni Chiesa locale del nostro Paese, per ricordarvi che la vostra comunità cristiana ha il compito e il dono prezioso di poter accompagnare i propri figli più giovani nelle affascinanti ed impegnative tappe dell’amore. Quella dell’amore sponsale è tra le esperienze più significative della vita dell’uomo; ecco perché la comunità cristiana deve rendersi sempre più capace di proporre un itinerario a quei giovani, ragazze e ragazzi, che stanno vivendo l’esperienza dell’affettività fin dalle prime fasi dell’innamoramento. Questo intento dovrà concretizzarsi in proposte adeguate all’età dei ragazzi o dei giovani, caratterizzandosi come un cammino di catechesi e sensibilizzazione all’interno dei gruppi di appartenenza nella comunità cristiana, ma anche come un cammino più personalizzato. Si tratta di illuminare il desiderio di pienezza che quel ragazzo e quella ragazza stanno sperimentando, e la chiamata alla comunione che portano scritta nel cuore.

Come efficace antidoto alla frammentarietà della vita moderna e all’abitudine diintraprendere relazioni superficiali e strumentali, occorre che li sosteniamo in uncammino di crescita, orientato a costruire gradualmente un vero e proprio progetto, che corrisponda sempre più alla scoperta del disegno di Dio su di loro. È importante allora che nella comunità parrocchiale, nelle zone pastorali, o per lo meno a livello diocesano,si individuino coppie di sposi, persone consacrate e laici che, insieme ai presbiteri, si formino per essere, accanto ai giovani, autentici compagni di viaggio nelle varie tappe dell’amore. Allo stesso tempo è necessario che la comunità cristiana riconosca nei due giovani una preziosa risorsa perché, impegnandosi con sincerità a crescere nell’amore enel dono vicendevole, possono contribuire a rinnovare il tessuto stesso di tutto il corpo ecclesiale: la particolare forma di amicizia che essi vivono può diventare contagiosa, e far crescere nell’amicizia e nella fraternità la comunità cristiana di cui sono parte.