LogoBlu

GIOVANI COPPIE IN CAMMINO

La dimensione cristiana della famiglia non domanda soltanto un impegno di coerenza personale nella vita familiare e nella comunità cristiana, ma chiede anche di essere presente in modo attivo nella società civile e di contribuire al suo ordinato sviluppo. La famiglia cristiana, prima cellula della società, può e deve dare un suo originale contributo alla vita sociale anche in forma di intervento politico, attraverso le varie forme di vita associativa: «Le famiglie devono crescere nella coscienza di essere “protagoniste” della cosiddetta “politica familiare” ed assumersi la responsabilità di trasformare la società: diversamente le famiglie saranno le prime vittime di quei mali, che si sono limitate ad osservare con indifferenza».

In particolare la famiglia cristiana ha a cuore un’equa e giusta distribuzione dei beni e delle risorse tra le singole comunità e le generazioni. Allo stesso modo la società civile, per il principio di sussidiarietà, è chiamata a sostenere la famiglia fondata sul matrimonio con politiche familiari adeguate ed efficaci, che incoraggino i giovani fidanzati alla scelta sponsale. Si sta facendo sempre più strada la convinzione che il punto di partenza di un coraggioso rinnovamento sociale stia nel dedicare una speciale attenzione alla famiglia, per metterla in condizione di liberare la sua capacità generativa per la vita comunitaria.

Questa attenzione alle giovani coppie le condurrà a divenire soggetto attivo e fermento di comunione per l’intera comunità parrocchiale. La loro ministerialità sponsale, unita al ministero comunionale dei sacerdoti, potrà costituire una sorgente di fecondità educativa per la vita della parrocchia.

C’è infatti una custodia e una stima reciproca da sollecitare fra sposi e presbiteri. Non si tratta solo, da parte dei sacerdoti, di aver cura delle giovani famiglie, ma di ricevere da loro stesse luce per la propria identità sacerdotale e nuovi impulsi per un’incisiva laboriosità pastorale. È infatti particolarmente preziosa una coppia di coniugi che, in modo efficace, collabora con il presbitero diventando essa stessa soggetto di evangelizzazione, così da affiancarsi a lui come catechisti ed educatori nei gruppi giovanili o animatori della Caritas parrocchiale.

Così, dopo un cammino di formazione adeguata, i giovani sposi, vicino ai loro presbiteri, potranno approfondire sempre più il mistero del sacramento (cfr Ef 5,32), consapevoli che «la famiglia è luogo privilegiato di educazione umana e cristiana e rimane, per questa finalità, la migliore alleata del ministero sacerdotale; essa è un dono prezioso per l’edificazione della comunità».

Diviene quindi fondamentale creare, dove è possibile, sinergie e feconde alleanze educative con quanti possano fornire conoscenze e metodologie (consultori, associazioni, istituti e scuole di formazione) o costituiscano luoghi di incontro e di frequentazione (asili nido, scuole dell’infanzia, agenzie per il tempo libero) per elaborare progetti, in una chiara antropologia cristiana. Si pensi, ad esempio, alle iniziative, in molti casi già in atto, che cercano di creare occasioni di approfondimento su tematiche che riguardano la coppia, agli interventi di sostegno alla genitorialità attivate dai consultori diocesani, agli incontri legati alla pastorale pre e post-battesimale, alle occasioni di riflessione sul dono della vita durante il periodo della gravidanza.

Occorre sempre più costituire un collegamento fra la preparazione al matrimonio, i primi passi della vita di coppia e l’iniziazione cristiana attraverso significativi progetti di accompagnamento. La comunità cristiana può allora proporsi come una rete di famiglie in grado di custodire un patrimonio ricco di esperienza che affonda le radici nella tradizione viva del magistero della Chiesa. In questo modo possono essere offerte iniziative e percorsi che favoriscano questo scambio di stimoli ed esperienze fra famiglie, per sostenere la crescita della coppia nelle fasi più critiche dei suoi passaggi evolutivi. «La famiglia va amata, sostenuta e resa protagonista attiva dell’educazione non solo per i figli, ma per l’intera comunità… Corroborate da specifici itinerari di spiritualità, le famiglie devono a loro volta aiutare la parrocchia a diventare famiglia di famiglie».

Le forme di accompagnamento che possono emergere dalla creatività ed esperienza delle diverse realtà pastorali sono molte e variegate. Ad esempio, quella di creare occasioni di dialogo in coppia, fornire metodologie per migliorare la comunicazione, intrecciare relazioni di amicizia con altre coppie, proporre incontri per imparare a pregare e a confrontarsi con la parola di Dio attraverso la Sacra Scrittura, suggerire luoghi o persone che possono offrire un ascolto attento e qualificato in momenti di difficoltà, favorire l’incontro con presbiteri e coppie più mature che sappiano porsi accanto e offrire uno sguardo di fede sulle esperienze quotidiane, ritiri o forme di esercizi spirituali per le famiglie.

Attraverso queste modalità, la comunità cristiana può esprimere il suo desiderio di farsi carico della fragilità e della complessità del vivere la relazione coniugale, offrendo sostegno e accoglienza, stimolando una riflessione consapevole sul valore del sacramento del matrimonio e della famiglia, lasciandosi interpellare dalla novità che nasce dall’incontro con le coppie che incontra.

È necessario, in primo luogo, distinguere le situazioni in cui la giovane coppia di sposi in qualche modo si rivolge alla comunità cristiana per presentare una richiesta, come la celebrazione del battesimo del proprio figlio, da quelle in cui si trova occasionalmente a incrociare gli eventi della Chiesa locale.

Nel primo caso, al di là delle motivazioni più varie che sottendono la domanda, si tratta di momenti privilegiati di incontro, in cui la comunità cristiana e, in particolare, gli operatori coinvolti (presbitero, animatori, catechisti, coppie che frequentano la parrocchia) sono chiamati ad ascoltare non solo la richiesta, ma le singole persone e la coppia con tutto il carico delle storie e delle esperienze che li precedono. Il primo compito di una comunità cristiana è l’accoglienza nelle parole, nei gesti, nelle modalità e nei percorsi più o meno articolati che propone.

Un secondo obiettivo può delinearsi nella possibilità di un sostegno alla coppia nel vivere la quotidianità della vita familiare e un percorso di crescita spirituale che illumini e aiuti a vivere l’attesa e la nascita del figlio e il compito educativo o, in altri casi, eventuali problemi di fertilità. Proprio in questo periodo, di solito, crescono le difficoltà nel conciliare le esigenze della coppia sponsale con i ritmi di vita e di lavoro, il rapporto con gli amici, la relazione con le famiglie d’origine. È quindi necessario proporre itinerari per giovani sposi e iniziative che possano illuminare queste dimensioni, risvegliando la fede e favorendo l’avvicinamento e l’appartenenza alla comunità ecclesiale, nelle sue varie forme. In tal senso sono una preziosa risorsa le coppie e i sacerdoti che hanno curato la loro preparazione al matrimonio e che, con relazioni umane significative, possono fungere da ponte per custodire il legame dei giovani coniugi con la propria comunità parrocchiale.

Infatti, «la famiglia stessa è il grande mistero di Dio. Come “chiesa domestica”, essa è la sposa di Cristo. La Chiesa universale, e in essa ogni Chiesa particolare, si rivela più immediatamente come sposa di Cristo nella “chiesa domestica” e nell’amore in essa vissuto: amore coniugale, amore paterno e materno, amore fraterno, amore di una comunità di persone e di generazioni»55. Questo itinerario di scoperta della bellezza dell’amore sponsale e familiare va dunque sostenuto, investendo le migliori energie, attraverso operatori pastorali competenti e appassionati, esperti di umanità e testimoni di una fede feconda. Sarà quindi necessario, nei prossimi anni, investire maggiori risorse nella loro formazione, con percorsi qualificati e opportuni.

I primi anni di matrimonio sono spesso i più bisognosi di cura e di un autentico accompagnamento. «Perché la famiglia divenga sempre più una vera comunità di amore, è necessario che tutti i suoi membri siano aiutati e formati alle loro responsabilità di fronte ai nuovi problemi che si presentano, al servizio reciproco, alla compartecipazione attiva alla vita di famiglia. Ciò vale soprattutto per le giovani famiglie, le quali, trovandosi in un contesto di nuovi valori e di nuove responsabilità, sono più esposte, specialmente nei primi anni di matrimonio, ad eventuali difficoltà, come quelle create dall’adattamento alla vita in comune o dalla nascita di figli».

Questo percorso implica diverse sfide: la costruzione e il consolidamento dell’identità individuale, del legame affettivo di coppia e la responsabilità di diventare genitori. Nell’affrontare il tema dell’accompagnamento in questa fase, è importante riflettere sugli atteggiamenti che la comunità cristiana può assumere di fronte a tutto ciò. Occorre, infatti, promuovere una comprensione sempre più approfondita di queste sfide, che permetta uno sguardo di apertura e possa associare alla definizione di “giovane coppia” non solo gli aspetti di inesperienza, fragilità, incertezza che più spesso emergono, ma anche la novità, l’entusiasmo e la vivacità che questo termine include.

La sofferenza, nel cammino della vita, si presenta in molti modi: nella malattia del coniuge, nella salute fragile dei figli, nella vecchiaia dei genitori, nell’esperienza drammatica della disabilità, nell’incomprensione e nell’isolamento, nel tradimento e nell’abbandono, nel fallimento educativo e nell’esperienza precoce della morte di un proprio caro. Anche la crisi fa parte del cammino sofferto della coppia. Essa si presenta, sovente, come fisiologica nei passaggi propri della vita coniugale, talvolta assume il carattere della sorpresa o può essere causata da scelte e atteggiamenti colpevoli. Crisi non è sinonimo di morte, ma di un passaggio delicato che richiede giudizio, preghiera, aiuto per evolvere in una situazione risanata e migliore.

Senza guastare l’incanto del sogno dei fidanzati rispetto al loro futuro, è importante aiutarli ad affrontare con realismo la vita, che presenta nodi critici, confidando sempre nell’aiuto di Dio, che non abbandona la famiglia nel momento della prova, ma è vicino con un supplemento di amore. Condividere la sofferenza di altri e vivere con fede le fatiche e le sofferenze della propria famiglia può rendere più solido l’amore e generoso il servizio agli altri.

Per affrontare questa tematica così delicata potrebbe essere significativa la testimonianza, nei percorsi per i fidanzati, di persone di fede che fanno esperienza di vedovanza, di separazione o che hanno affrontato situazioni difficili.

La sequela di Gesù comprende anche il rapporto con i beni materiali di cui, insegna il Vangelo, è lecito usare, perché sono un dono di Dio, ma verso i quali è necessario mantenere un sano distacco, che si traduce in una grande libertà di fronte a ciò che ci appartiene. Questo equilibrio deve essere ricercato anche nella conduzione della famiglia: le persone sono più importanti delle cose che si possiedono, le relazioni umane un bene che contribuisce alla felicità molto più della ricchezza materiale. Gesù così esorta i suoi discepoli: «Non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito?» (Mt 6,25). Questo non significa certo non procurarsi ciò di cui vivere, ma è un invito ad affidarsi alla Provvidenza e a non assolutizzare i beni terreni. Il contesto odierno ci pone davanti a due fenomeni contrastanti: un consumismo dilagante, che fa del possesso dei beni il parametro della felicità umana, e d’altra parte la crisi economica, che riduce fortemente la disponibilità finanziaria di molti. Ciò dovrà spingere chi ha di più ad atteggiamenti di sobrietà e condivisione, e ispirare in chi ha meno sentimenti di fiducia e valorizzazione dell’essenziale. La sobrietà che porta la solidarietà verso i poveri deve manifestarsi già nella celebrazione delle nozze e nella festa nuziale.

La vita cristiana di una coppia si manifesta soprattutto nella dimensione della fecondità. Il matrimonio e l’amore coniugale infatti sono ordinati, per loro natura, alla generazione ed educazione dei figli, che sono il «preziosissimo dono del matrimonio e contribuiscono pure al bene dei coniugi». Quando diciamo fecondità, non intendiamo soltanto la fertilità biologica; la fecondità si può esprimere pienamente anche nell’infertilità biologica. Infatti, «la fecondità dell’amore coniugale non si restringe alla sola procreazione dei figli…, si allarga e si arricchisce di tutti quei frutti di vita morale, spirituale e soprannaturale che il padre e la madre sono chiamati a donare ai figli e, mediante i figli, alla Chiesa e al mondo». Quando diciamo fecondità, quindi, vogliamo comprendere anche quel modo straordinariamente ricco di generare alla vita che è l’educazione.

Non si può negare che sia molto diffusa tra i giovani che si sposano una mentalità che vede il figlio come rivale della felicità di coppia oppure, in altri casi, un ingrediente assoluto e indispensabile per il proprio benessere. Va invece proposta una visione dell’amore che comprenda la generosa e responsabile apertura alla vita come una sua dimensione imprescindibile, che si concretizza nella generazione e nell’educazione, o nell’affido e nell’adozione, e nel divenire in tanti modi ricchezza per la comunità.

Nel contesto della procreazione, va proposto ai fidanzati che si preparano al matrimonio il valore dei metodi naturali di regolazione della fertilità, come lo strumento per esprimere la responsabilità e la generosità procreativa, nel pieno rispetto dell’integrità dell’atto coniugale, perché aiutano gli sposi a vivere la loro sessualità nel rispetto e nell’accoglienza totale dell’altro. Se non sempre deve generare la vita, nella sua stessa essenza l’atto coniugale vede congiunte la dimensione unitiva della coppia e quella procreativa che, se forzatamente separate, ne minano l’integrità e la possibilità di realizzazione piena dell’unità tra i coniugi. Nel far conoscere i metodi naturali, si incentivi la collaborazione con i Centri di regolazione naturale della fertilità.

Fa parte di una sana spiritualità coniugale e familiare l’impegno a non lasciare che gli affanni familiari e la fatica, o altri fattori esterni come la televisione e i media, tolgano spazio al dialogo della coppia e la conducano all’aridità comunicativa. Il tema del dialogo è fortemente presente oggi nell’accompagnamento dei fidanzati e degli sposi. Nella fase dell’innamoramento i fidanzati danno enfasi al dialogo, riducendolo spesso a un parlare spontaneo di cose piacevoli e condivise, evitando gli argomenti che non trovano sintonia e provocano conflitto. La coppia che nasce dal sacramento non è esente allora dal rischio dell’impoverimento del dialogo e dalle fatiche dell’incomprensione.

La fede può mantenere vivo uno sguardo profondo che sappia cogliere nella persona amata quella ricchezza umana e spirituale che le debolezze e le fragilità tendono a nascondere. È fondamentale trovare il tempo per fermarsi e parlare insieme, sedersi l’uno davanti all’altro per un sereno dialogo, che può essere favorito e accompagnato dalla preghiera comune mediante l’invocazione allo Spirito Santo, la lettura della Sacra Scrittura o la liturgia delle ore. Le differenze personali dovute al maschile e al femminile, al modo diverso di gestire emozioni e sentimenti, alla propria storia, dovranno divenire non motivo di distanza, ma occasioni privilegiate per alimentare il dialogo e la scoperta delle proprie risorse.

Così San Paolo scrive ai cristiani di Roma: «Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale» (Rm 12,1). La relazione di coppia, oltre ai sentimenti e al dialogo spirituale, coinvolge tutta la persona anche nella sua dimensione corporale e sessuale. La dimensione della sessualità va quindi inserita nel più ampio contesto della comunicazione tra due persone responsabili di se stesse e del valore sociale e morale delle loro azioni. La relazione sessuale cresce insieme ai linguaggi della corporeità e s’impoverisce quando questi diventano avari, rarefatti, bloccati, funzionali. Al contrario, e in particolare nell’odierno clima di banalizzazione della sessualità, è più che mai necessario comprendere la bellezza di una relazione sponsale vissuta nell’unità delle sue varie dimensioni, non come momento isolato ma vertice e sintesi della vita della coppia.

In forza del sacramento del matrimonio, i coniugi sono rafforzati nell’amore reciproco e diventano ministri della grazia per la propria famiglia e per la comunità cristiana. Essi ricevono «la missione di custodire, rivelare e comunicare l’amore, quale riflesso vivo, e reale partecipazione dell’amore di Dio per l’umanità e dell’amore di Cristo Signore per la Chiesa sua Sposa». Sono «ministri di santificazione nella famiglia», ministri della vita e dell’educazione dei figli. «Deve crescere la consapevolezza di una ministerialità che scaturisce dal sacramento del matrimonio e chiama l’uomo e la donna a essere segno dell’amore di Dio che si prende cura di ogni suo figlio». La fecondità del loro amore – sempre assicurata anche ai coniugi che non possono fisicamente generare – diventa anche seme di fraternità, di solidarietà e di comunione nella comunità cristiana e nella società civile. I coniugi ricevono inoltre dal sacramento un ministero particolare per la edificazione della Chiesa, in comunione e sinergia con il ministero dei presbiteri: «l’Ordine e il Matrimonio sono ordinati alla salvezza altrui; se contribuiscono alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio agli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa, servono all’edificazione del popolo di Dio».

La ministerialità sponsale e quella presbiterale hanno radice nell’unico battesimo, sorgente di ambedue le vocazioni, e si differenziano per i diversi doni dello Spirito conferiti nei rispettivi sacramenti. Nell’unità dello Spirito, fra presbiteri e sposi possono così nascere una cordiale amicizia e una relazione feconda volta anche a un’efficace missione pastorale, oggi particolarmente richiesta. Anche verso la più ampia collettività civile, gli sposi sono rivestiti di un compito proprio che, compreso nel ministero della vita e dell’educazione, si attua nella trasmissione di quell’insieme di valori che innestano nella società l’anima della comunione familiare. Si tratta di un servizio necessario e oggi particolarmente urgente, che deve trovare nella società non solo un doveroso ringraziamento, ma anche forme concrete di tutela e di sostegno per le famiglie dalle quali è composta.

Il battesimo, del quale si fa memoria all’inizio della celebrazione del matrimonio, fonda l’universale chiamata alla santità nella Chiesa, che comprende anche gli sposi e le famiglie. «Modellata e ispirata all’amore di Gesù Cristo, la vita coniugale appare una tipica espressione della vita cristiana, cioè una vera via di imitazione di Cristo Gesù». La via specifica di santità degli sposi è data dal sacramento del matrimonio, che è «fonte propria e mezzo originale di santificazione per i coniugi e per la famiglia cristiana». La preghiera, la parola di Dio, l’Eucaristia e i sacramenti sono pertanto vissuti e celebrati nella forma propria della coppia sponsale, nata dal matrimonio, e dalla famiglia, chiesa domestica. La spiritualità coniugale e familiare comprende così tutta la loro vita, si caratterizza per le espressioni tipiche della relazione nuziale e parentale e, in particolare, dall’amore coniugale, che è pienamente umano, unico, fedele e fecondo. La vita a due, il legame affettivo e la vita sessuale tra i coniugi, il mutuo aiuto «nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia», il servizio responsabile nella Chiesa e nella società, la partecipazione ai sacramenti e la vita di preghiera sono ingredienti essenziali della spiritualità degli sposi cristiani, che si allarga agli altri componenti della famiglia nelle dinamiche proprie del rapporto tra le generazioni, della trasmissione della vita e dell’educazione dei figli, comprendendo l’educazione alla fede e l’accompagnamento per il discernimento della loro vocazione. Gli sposi sono dunque chiamati a divenire santi «seguendo la loro propria via»43; il loro cammino si nutre così di una spiritualità propria e originale, che accoglie, nella dimensione nuziale, la condizione laicale che annuncia nel mondo, nella vita quotidiana, il regno di Dio.