cookiesE' entrata in vigore (dal 2 giugno 2015) la legge italiana sui cookie che recepisce la direttiva del Parlamento europeo, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche.
Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.

LogoBlu

Indice articoli

 


Come fare, concretamente?


Ma siamo veramente capaci nei nostri pochi incontri con i fidanzati di trasmettere tutto questo? Non si rischia forse una “overdose” di “pseudo-catechismo”? Riprendendo il racconto dei discepoli di Emmaus (forse una coppia!), proviamo a metterci nei panni di Gesù e a chiederci che cosa farebbe lui nei confronti delle giovani coppie oggi: si affianca a loro, viandante con i viandanti, pone delle domande, cerca di capire la loro situazione, li ascolta, ne conquista la fiducia, e, quasi prendendoli per mano, li porta a superare i limiti della loro
esperienza, del loro vissuto, per far loro intravedere orizzonti più ampi. Giunge la sera, ma ora c’è un compagno di viaggio a cui non vogliono rinunciare, un amico con il quale desiderano continuare a parlare. Ed ecco l’intimità della casa, una tavola apparecchiata, dopo tanto camminare finalmente seduti, rilassati ed è in questo contesto, in un ambiente accogliente, personale, nella necessaria quotidianità di un pasto che Gesù si rivela attraverso il gesto con il quale, pochi giorni prima, si era fatto dono e che ora ripete, sempre a tavola,
sempre tra amici, sempre al culmine di un cammino spirituale e di vita.

E a questo punto la vita dei discepoli è trasformata: anche se Gesù è scomparso dalla loro vista (e quindi potrebbero sentirsi abbandonati) essi acquistano consapevolezza del percorso che Gesù ha fatto fare loro, ne scoprono l’entusiasmo vissuto, che li porta ad uscire, per infondere coraggio e gioia agli altri.


Per concludere


Per poter “dire” Dio ai fidanzati, anche noi sull’esempio di Gesù dovremmo:
• accoglierli;
• farci partecipi della loro vita;
• affiancarli;
• stimolarli con parole “alte” e messaggi importanti;
• farli riflettere sulle loro scelte;
• “mescolarci” alla loro quotidianità;
• infondere un entusiasmo costruttivo;
• dar loro la fiducia che da ora in poi sapranno “camminare sulle loro gambe”.
Si tratta di un impegno sicuramente non semplice, anche perché richiede che in noi ci sia spazio per Dio e per loro, nella certezza che sapranno incontrarsi e dialogare, come Lui sa fare.