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Tuo sposo è il tuo Creatore,

Signore degli eserciti è il suo nome;

tuo redentore è il Santo di Israele,

è chiamato Dio di tutta la terra.

Come una donna abbandonata

e con l’animo afflitto, il Signore ti ha richiamata.

Viene forse ripudiata la donna sposata in gioventù?

Dice il tuo Dio.

Per un breve istante ti ho abbandonata,

ma ti riprenderò con immenso amore.

In un impeto di collera ti ho nascosto

per un poco il mio volto;

ma con affetto perenne ho avuto pietà di te,

dice il tuo redentore, il Signore.

Ora è per me come ai giorni di Noè,

quando giurai che non avrei più riversato

le acque di Noè sulla terra;

così ora giuro di non più adirarmi

con te e di non farti più minacce.

Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero,

non si allontanerebbe da te il mio affetto,

né vacillerebbe la mia alleanza di pace;

dice il Signore che ti usa misericordia.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

I capp. 40-55 del libro di Isaia costituiscono uno scritto testimoniante la predicazione di un profeta durante l’esilio babilonese, predicazione volta a suscitare la fede nel gruppo dei deportati, sfiduciati e scoraggiati. Egli annunzia un Dio che può e vuole salvare!

Nell’oracolo proposto da questa lettura il profeta presenta Sion, cioè la comunità dei fedeli generata dalla morte feconda del Servo del Signore (cfr. Is 53), che sperimenta il rinnovamento dell’alleanza come il rifiorire di un amore coniugale dopo un crisi e il riallacciarsi di un’intima, amorosa relazione che unisce il Signore al suo popolo redento.

Il profeta rivisita allora la storia di Israele servendosi del simbolismo dell’amore sponsale tra Jahvè e Sion. Così l’esilio viene paragonato alla vedovanza o al ripudio (cfr. v. 4), e la tragedia che aveva coinvolto gli abitanti di Gerusalemme è presentata come la triste condizione di sterilità di una donna desiderosa invece di avere figli numerosi (cfr. v. 1). Ma il Signore rovescia le sorti del suo popolo e così Gerusalemme, con il ritorno degli esuli e il ripopolamento della città, può sperimentare sensibilmente la vitalità di un amore che sembrava irrimediabilmente finito.

La nuova miracolosa fecondità sarà un segno della benedizione dello Sposo divino che, in realtà, non ha mai rigettato la propria sposa, anche quando i momenti dolorosi e cupi affrontati dal popolo hanno portato Sion a ritenersi dimenticata o persino castigata dal proprio Dio. Come Dio, dopo il diluvio, si era impegnato con Noè in un’alleanza eterna, ora al popolo degli esuli fa la promessa di un’alleanza incondizionata, eterna, perché non più minacciata dall’infedeltà di Sion, ma fondata sul suo indefettibile amore (vv. 9s). L’alleanza è qui la promessa che nel rapporto sponsale tra Dio e Israele si potrà godere del dono della salvezza, con tutti i beni collegati, quali il benessere, la libertà, la gioia, la sicurezza.

Come si vede, vi è una circolarità simbolica tra la realtà della sponsalità umana e quella dell’alleanza divina con il popolo. Se la sponsalità suggerisce la forza e la tenerezza di un amore, l’alleanza divina fa balenare all’amore coniugale la bellezza di una fedeltà che non conosce cedimenti o ritrattazioni.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Nella vita di una famiglia, di una coppia, talora ci sono momenti, che sembrano eterni, in cui ci si sente insignificanti, abbandonati, demotivati, perduti. Magari si è lottato con tutte le forze per inseguire un bene materiale, per avere ciò che hanno tutti, per non stare indietro rispetto agli altri; magari si è costruita la villetta dopo anni e anni di sacrifici immani, senza orario di lavoro, senza abbondanza di sorrisi per i bambini che vedevano i genitori incatenati “nell’esilio” del perseguire qualcosa ritenuto vitale. “Perché lavorate tanto?”, chiedeva un bambino ai genitori. “Per farti la casa”, rispondevano; e non si accorgevano della solitudine del ragazzino, per interi pomeriggi abbandonato a se stesso. Ma poi, fatta la casa, raggiunto il punto agognato della carriera, ecc., dov’è la felicità promessa? Dov’era quel Dio messo da parte solo per le feste comandate?

Ma proprio nella demotivazione (cosa abbiamo fatto tanti sacrifici a fare?), magari nel fallimento (il figlio è diventato imprendibile nella arroganza della sua cerchia amicale dove si trova di tutto, alcool e pasticche compresi), colui che si definisce Sposo è in attesa per rilanciare la sua alleanza (“Poiché tuo sposo è il tuo creatore”: v. 5), per essere riconosciuto il dio della vita, non degli averi e dei possessi. E’ stupendo questo porsi di Dio come Sposo disposto a riprendere, a “ricominciare da capo” con la sua sposa, a “farsi trovare” dove affiorano le domande in forza delle sconfitte; dove, magari, ci si sente abbandonati o inutili o senza senso. Certo, lo Sposo è prontissimo a lanciare la sua alleanza anche nei momenti in cui siamo sazi, ma siamo noi a non alzare gli occhi verso di lui, a credere di poterne fare a meno. E’ stupefacente che questo testo profetico si avvalga dell’immagine della sponsalità per dire l’innamoramento, la cura, la stabilità e la sicurezza del rapporto con la sposa, e cioè noi coppie, noi famiglie, che egli continuamente richiama. Possiamo stare sicuri: la tenerezza del suo legame con noi, coppie e famiglie, va ben oltre le briciole di amore che noi possiamo darci l’un l’altro e possiamo dare a lui.

Preghiamo (ORATIO)

Quando ti chiediamo di non abbandonarci, Signore, nei nostri momenti bui, negli affanni e negli scacchi, anche e soprattutto quando ci vergogniamo un po’ di arrivare a te “per fame” o perché i nostri progetti falliscono; quando dunque ti chiediamo di non abbandonarci, in fondo ti facciamo un torto, perché tu non ci hai mai abbandonato, perfino quando non pensavamo a te, quando credevamo che i nostri progetti familiari potessero bastare a riempirci la vita.

Se ti chiediamo quasi puerilmente di non abbandonarci, abbi pazienza con noi, Signore, poiché abbiamo bisogno di essere sempre di nuovo rassicurati da te, come quando ci chiediamo l’un l’altra: “Mi vuoi bene?”, e abbiamo bisogno di sentircelo dire!

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Atanasio disse: “Colui che ti rimprovera o che ti disonora a motivo delle tue cadute e dei tuoi errori, amalo come te stesso e sia per te un amico! E’ stato detto, infatti: “Chi disprezza colui che gli insegna la salvezza della sua anima, disprezza il Signore, poiché egli stesso ha voluto per lui il bene, ha stabilito per lui un premio e gli ha dato la vita” (I Padri del deserto, Detti editi e inediti).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Diciamo “oggi” grazie perché oggi lo Sposo può ricominciare con noi.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

Questa notte ho fatto un sogno,

ho sognato che ho camminato sulla sabbia

accompagnato dal Signore,

e sullo schermo della notte erano proiettati

tutti i giorni della mia vita.

Ho guardato indietro e ho visto che,

ad ogni giorno della mia vita proiettato nel film,

apparivano orme sulla sabbia:

una mia e una del Signore.

Così sono andato avanti, finché

tutti i miei giorni si esaurirono.

Allora mi fermai guardando indietro,

notando che in certi posti c’era solo un’orma…

Questi posti coincidevano con i giorni

più difficili della mia vita;

i giorni di maggior angustia,

di maggiore paura e di maggior dolore…

Ho domandato allora:

“Signore, ti avevi detto che saresti stato con me

in tutti i giorni della mia vita,

e io ho accettato di vivere con te,

ma perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti

peggiori della mia vita?”.

E il Signore rispose:

“Figlio mio, io ti amo e ti dissi che sarei stato

con te durante tutta la camminata

e che non ti avrei lasciato solo

neppure per un attimo,

e non ti ho lasciato…

I giorni i cui hai visto solo un’orma sulla sabbia,

sono stati i giorni in cui ti h portato in braccio” (Anonimo brasiliano).