cookiesE' entrata in vigore (dal 2 giugno 2015) la legge italiana sui cookie che recepisce la direttiva del Parlamento europeo, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche.
Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.

In quei giorni, il servo di Abramo disse a Labano: “Io benedissi il Signore, Dio del mio padrone Abramo, il quale mi aveva guidato per la via giusta a prendere per suo figlio la figlia del fratello del mio padrone. Ora, se intendete usare benevolenza e lealtà verso il mio padrone, fatemelo sapere; se no, fatemelo sapere ugualmente, perché io mi rivolga altrove”.

Allora Labano e Betuel risposero: “La cosa procede dal Signore, non possiamo dirti nulla. Ecco Rebecca davanti a te: prendila e va’ e sia la moglie del figlio del tuo padrone, come ha parlato il Signore”. Chiamarono dunque Rebecca e le dissero: “Vuoi partire con quest’uomo?”. Essa rispose: “Andrò”. Allora essi lasciarono partire Rebecca con l a nutrice, insieme con il servo di Abramo e i suoi uomini. Benedissero Rebecca e le dissero:

“Tu, sorella nostra,

diventa migliaia di miriadi

e la tua stirpe conquisti

la porta dei suoi nemici!”.

Così Rebecca e le sue ancelle si alzarono, montarono sui cammelli e seguirono quell’uomo. Il servo prese con sé Rebecca e partì.

Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roi; abitava infatti nel territorio del Negheb. Isacco uscì sul fare della sera per svagarsi in campagna e, alzando gli occhi, vide venire i cammelli. Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal cammello. E disse al servo: “Chi è quell’uomo che viene attraverso la campagna incontro a noi?”. Il servo rispose: “E’ il mio padrone”. Allora essa prese il velo e si coprì. Il servo raccontò ad Isacco tutte le cose che aveva fatte. Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre Sara; si prese in moglie Rebecca e l’amò. Isacco trovò conforto dopo la morte della madre.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

Il racconto delle nozze di Isacco con Rebecca, nella sua stesura attuale, sembra essere improntato alla volontà di contribuire alla legislazione di Esdra e Neemia contro i matrimoni misti, sentiti come un pericolo per l’identità religiosa del popolo di Israele. L’esempio di Abramo, che invia il suo servo in una terra lontana per cercare una donna della parentela da dare in sposa al figlio Isacco, dovrebbe incitare il lettore ebreo a perseguire progetti matrimoniali con donne del proprio popolo e non con straniere che non condividono la fede in Jahvè.

Ma l’intento esortativo non soffoca la bellezza di un racconto celebrante l’amore che fiorisce tra due giovani fino a congiungere le loro vite nel matrimonio.

Il presente brano mostra innanzi tutto il servo di Abramo che dà un’interpretazione teologica della vicenda occorsagli, ossia la riuscita del suo viaggio alla ricerca di una giovane adatta per Isacco, vicenda in cui riconosce come il Signore guidi efficacemente la storia degli uomini perché la sua promessa si compia (vv. 49-51).

Successivamente sorge un problema legato al fatto che il servo chiede di poter tornare subito da Abramo, contravvenendo però in tal modo alle leggi dell’ospitalità (vv. 54-57 omessi dalla lettura liturgica); la difficoltà è risolta dal deciso “sì” di Rebecca che vuole affrettare i tempi per incontrare presto il giovane destinatole in sposo (v. 58).

Comincia così il viaggio di ritorno ed avviene la deliziosa scena dell’incontro tra i due giovani

(vv. 59-67), mentre Abramo sembra quasi scomparire. Dapprima vi è uno scambio di sguardi nella vellutata luce del tramonto (vv. 63-65), sguardo in cui i due avvertono già il fascino e l’attrazione reciproca; successivamente, quando Rebecca viene a sapere quanto il suo cuore ha già intuito, e cioè che quello è l’uomo cui andrà in sposa, ella si vela il volto quale segno di pudore, secondo un costume ben noto nella cultura orientale (vv. 64s.). Infine nell’intimità della tenda che fu di Sara si consuma il primo incontro d’amore tra Isacco e Rebecca (v. 67).

Il particolare della tenda di Sara quale alcova d’amore per i due sposi, cioè esattamente il luogo in cui Isacco è stato concepito e partorito (secondo le usanze del tempo), sta a indicare che l’amore non è fine a se stesso: proprio nell’esistere del genitore/genitrice e del figlio/a si attesta la fecondità dell’amore!

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Avviene qui ciò che nella nostra lettura “moderna” e progressista appare inconcepibile: Rebecca viene scelta da altri per Isacco e Isacco viene scelto da altri per Rebecca. Poi i due realizzano un dolcissimo incontro di amore a partire dall’ansia, dal desiderio, dagli interrogativi (“Sarà proprio lui? Sarà proprio lei?”), fino alla consumazione delle nozze nella tenda-casa che fu della madre di Isacco o della suocera di Rebecca. Solitamente noi diamo non solo priorità, ma perfino preponderanza assoluta alla scelta reciproca dei due. E’ naturalmente ciò è legittimo.

Eppure, la nostra esperienza ci insegna che, quando i due si sono scelti, con tutto il desiderio e la gioia, ma anche l’incertezza e la fatica del caso, in fondo in fondo vorrebbero una certezza in più: che il loro incontro sia pensato “altrove”, che il loro incontro provenga da un “disegno” che li supera. La coppia matura non cerca questa “certificazione” per una sicurezza magica (se Dio ci ha pensati come sposi e ha voluto che ci incontrassimo, noi siamo garantiti di non sbagliare!), per sedare i dubbi nel cuore (che solitamente avanzano quanto più si vive insieme!), ma per una ragione più alta. Questa ragione superiore potrebbe essere quella di Rebecca e di Isacco: il nostro matrimonio è a servizio di una causa più vasta, di un orizzonte ben più dilatato che non sia il nostro (apparentemente) privato essere reciprocamente innamorati. Diciamolo con un linguaggio moderno: il nostro esserci liberamente e reciprocamente scelti, senza costrizioni e senza ipoteche, risponde ad un disegno più ampio di noi, poiché il Dio della vita, e cioè il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, assume il nostro reciproco “sì” nel suo disegno di amore, ne diventa Testimone e Mandante.

E ciò aggiunge un di più alla nostra gioia, come è stato per questa stupenda coppia patriarcale, sia pure mediante un processo inverso.

Ma c’è di più: la sottolineatura della tenda di Sara, luogo dove, nella linea paterna, Isacco è nato. Questo ci fa sospettare che due sposi non vengono collocati su un’isola beata, in cui isolarsi da ogni parentela, in cui si può fare l’inutile sogno di poter cominciare il mondo da capo.

Preghiamo (ORATIO)

Vogliamo essere soli, Signore, e liberi di incontrarci, sceglierci, amarci. E su questo ci troviamo pienamente d’accordo! Eppure, Signore, non vogliamo essere lasciati soli. Non vogliamo sentirti semplicemente “a lato” delle nostre nozze, o perfino indifferente al nostro nome ed alla nostra personale storia, prima di incontrarci. Vogliamo sentirci assunti nel tuo disegno, Signore, a partire da quando tu ci hai intessuto nel seno di nostra madre e ci hai sorriso. Sì, Signore, vogliamo essere parte del tuo disegno di amore per noi stessi, per le nostre famiglie, per le nostre comunità e per il mondo stesso! Lo desideriamo, Signore, e tu già ci esaudisci!

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Lodi di Dio Altissimo

Tu sei santo, Signore, solo Dio, che operi cose meravigliose

Tu sei forte, tu sei grande, tu sei altissimo,

Tu sei re onnipotente, tu, Padre santo, re del cielo e della terra

Tu sei trino ed uno, Signore Dio degli dèi,

Tu sei il bene, ogni bene, il sommo bene, il Signore Dio vivo e vero

Tu sei amore e carità, tu sei sapienza,

Tu sei umiltà, tu sei pazienza,

Tu sei bellezza, tu sei mansuetudine

Tu sei sicurezza, tu sei quiete.

Tu sei gaudio e letizia, tu sei nostra speranza, tu sei giustizia,

Tu sei temperanza, tu sei tutta la nostra ricchezza a sufficienza.

Tu sei bellezza, tu sei mansuetudine.

Tu sei protettore, tu sei custode e nostro difensore,

Tu sei fortezza, tu sei refrigerio.

Tu sei la nostra speranza, tu sei la nostra fede, tu sei la nostra carità.

Tu sei tutta la nostra dolcezza, tu sei la nostra vita eterna,

grande e ammirabile Signore,

Dio onnipotente, misericordioso Salvatore.

(Fonti francescane, Editio Minor, Assisi 1986, 134s.).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Oggi, in un qualsiasi momento della vostra giornata, prendetevi per mano e ciascuno dica all’altro: “Io ti ho scelto nella mia libertà, ma questo non è un caso: perché insieme apparteniamo al Suo disegno di Amore”.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

Per una famiglia cristiana naturalmente è al primo posto la relazione con Dio, perché è lì che la coppia cristiana ha le sue radici. Dio non è solitudine, ma è relazione, e quando ha deciso di creare l’uomo a sua immagine lo ha creato maschio e femmina per collocare all’interno stesso della sua natura (nei suoi cromosomi, potremo dire) l’esigenza imprescindibile e la capacità di realizzarsi nella relazione. La coppia sponsale diventa perciò presenza sacramentale di questo Dio-Trinità, che è egli stesso “famiglia”.

La qualità delle relazioni si determina nella vita di casa, e quello che si esporta verso l’esterno è ciò che si vive all’interno. Lo si esporta all’esterno per fare famiglia in maniera più allargata nella Chiesa e nella società civile. In fondo allora la casa non è soltanto un cantiere dove si costruisce la santità degli sposi e di tutti quelli che fanno parte della famiglia, ma è anche un cantiere dove si costruisce la Chiesa.

Se noi oggi domandassimo ai nostri figli: “Dove abita Dio?”, credo che la risposta sarebbe quella che ci hanno insegnato per tanti secoli: la chiesa come “casa di Dio”. Resta vero peraltro che in chiesa troviamo un segno particolare della presenza di Dio nel Pane eucaristico. Così se domandassimo agli adulti oggi: “Dove si impara la fede?”, penso che la maggior parte direbbe che si impara in parrocchia, in oratorio, nei gruppi di catechesi, ecc.

La testimonianza della scrittura è ben diversa. Il tempio è sì il luogo della preghiera pubblica di Israele, ma la Scrittura testimonia che quando Dio ha voluto manifestare qualche cosa di nuovo per esprimere la sua vicinanza, rivelandosi come il Dio che salva e che libera, ha scelto quasi sempre le dimore degli uomini (S. Nicolli, La casa cantiere di santità, Roma 2004, 10s.).