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Io, Giovanni, vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo.

Udii allora una voce potente che usciva dal trono:

“Ecco la dimora di Dio con gli uomini!

Egli dimorerà tra di loro

ed essi saranno suo popolo

ed egli sarà il “Dio-con-loro”.

E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;

non ci sarà più la morte,

né lutto, né lamento, né affanno,

perché le cose di prima sono passate”.

E Colui che sedeva sul trono disse:

“Ecco, io faccio nuove tutte le cose”.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

Il tema di fondo dell’ultima grandiosa visione dell’Apocalisse è il rinnovamento messianico dell’intera creazione, giunto ormai alla sua piena realizzazione. Ecco perciò l’insistenza sul termine “nuovo” e sul fatto che ciò che esisteva prima, con il suo retaggio di male e di dolore, è ormai superato “perché le cose di prima sono passate” (v. 4), e sul fatto che le forze del male sono vinte definitivamente. E’ ciò che risulta evidente dalla segnalata assenza del “mare” (“e il mare non c’era più”: v. 1), in quanto l’Apocalisse, condividendo la simbologia semitica, vede il mare come segno del caos e pertanto figura dell’avversario, di una realtà opponentesi alla salvezza apportata da Dio.

E’ chiaro che, ancor prima che al rinnovamento del cosmo, l’attenzione si rivolge alla nuova “nuova Gerusalemme” (v. 2), simbolo di un’umanità nuova, il vero traguardo a cui Dio vuol condurre la sua opera di salvezza. La nuova Gerusalemme è descritta con le due immagini della città e della sposa. La città nuova che Dio prepara è un’umanità dalle relazioni radicalmente rinnovate, e la sposa pronta per le nozze suggerisce il dono della capacità di amare e di lasciarsi amare pienamente dal Signore. Si compie così, tra Dio e l’umanità, quell’intimità di vita e di amore che ha il suo simbolo più alto nella realtà della nuzialità umana.

Nel descrivere il rinnovamento operato da Dio, l’autore ricorre abbondantemente al linguaggio dell’esodo che qui si realizza perfettamente: Dio, che ha camminato con il suo popolo, ora abita per sempre con lui.

Tra Dio e gli uomini non c’è più distanza, ma comunione piena, quasi una trasparenza. Tutto ciò che è oscuro, male, dolore, peccato, morte, è superato nella nuova Gerusalemme e Dio stesso è visibile alle sue creature trasformate totalmente dalla potenza del suo amore. Dio e gli uomini perciò si appartengono completamente perché in Cristo crocifisso e risorto, volto umano di Dio, la morte è stata vinta e ogni lacrima asciugata (v. 4).

E’ questa la novità non disponibile alle forze umane, ma operata soltanto dall’amore di quel Dio che conferma in prima persona la novità del proprio intervento creatore e liberatore: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (v. 5).

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

“Le cose di prima sono passate”, si ripeteva lei, con le parole suggerite dalla sua guida spirituale, se lo ripeteva, ma non passava niente. Sì, l’aveva perdonato di averci tentato con la sua migliore amica del gruppo che frequentavano insieme da ormai più di quindici anni, anzi da dove erano “nati” come coppia, perché lì si erano conosciuti. Lui lo aveva ammesso e diceva perfino che non capiva come fosse successo. Sì, l’aveva perdonato di averle promesso la villetta, mentre erano ancora nell’appartamento sopra i suoceri, intestato ai suoceri, dove lei non aveva il diritto nemmeno di chiedere che fosse potato l’albero che le invadeva il balcone. “Vorrei che tutto tornasse come prima, quando ero un’ingenua e non capivo quanto lui è insensibile”.

Soltanto il perdono può costruire, ma un “vero” perdono, non una coperta troppo stretta per “coprire” il proprio esasperato tentativo di dimenticare i propri risentimenti, il proprio darsi ragione. Il perdono è l’acqua buona che fa sbocciare nuovi cieli e nuove terre, a condizione che si rinunci alla nostalgia del passato, al “mare che confonde e divide”, e cioè che si scopra quanta acqua io, che mi rendo innocente, ho portato a questo mare. Non per nulla la città santa scende dal cielo “pronta come una sposa, adorna per il suo sposo” (v. 2) quando il mare non c’è più. E’ vero, un simile perdono che spacca la percezione di avere solo ragione non è soltanto prodotto delle nostre forze: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose” (v. 5), dice Colui che siede sul trono. E’ una sua promessa efficace, totalmente e sicuramente compiuta alla fine dei tempi.

Ma se lei può vedere quanto di sicumera e di arroganza aveva messo nel suo matrimonio, quanto l’aveva dato per scontato, quanto aveva scambiato il miracolo dell’amore con il diritto di essere amata; se lui può vedere con vero rammarico quanto ha attentato al suo matrimonio e non sedersi mai con un “Adesso ho riparato, sono a posto”, allora i nuovi cieli e le nuove terre sono già iniziati e il mare, anche se può sembrare incredibile, comincia già a prosciugarsi. E’ questo il contributo alla veste della sposa, tocca a noi affrettare il suo essere pronta!

Preghiamo (ORATIO)

Noi vogliamo fondare, o Signore, l’attesa di nuovi cieli e nuove terre sulla tua Parola potente: noi sappiamo che lì la tua dimora con noi sarà definitiva, e che lì tu tergerai ogni lacrima dai nostri occhi (vv. 3s). Ma, ti preghiamo, fa’ che non aspettiamo passivi, che non ci venga la tentazione di pensare che tutto si compirà nonostante noi! Aiutaci a rendere già da ora un contributo alla bellezza della tua sposa, la Chiesa, che è poi la nostra bellezza!

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Fra qualche giorno sarà Pasqua. Ne sono molto contento. Pensi forse che uno di noi potrebbe e vorrebbe credere con le sole sue forze queste cose impossibili che sono raccontate nei Vangeli, se la Bibbia non lo sostenesse? Semplicemente la parola, quale verità di Dio, di cui egli si fa garante. La risurrezione non è affatto un’idea evidente, una verità eterna. Io la concepisco naturalmente così come dice la Bibbia: come risurrezione dalla morte reale (non dal sonno) alla vita reale, dalla lontananza da Dio e dall’empietà alla nuova vita con Cristo in Dio. Dio ha detto, e noi lo sappiamo grazie alla Bibbia,: “Ecco, io faccio nuove tutte le cose “ (Ap 21, 5). Egli lo ha inverato a Pasqua.

Non ci rimane quindi altro che decidere se vogliamo fidarci della parola della Bibbia o no, se vogliamo lasciarci sostenere da lei, come da nessun’altra parola, nella vita e nella morte. E credo che potremo essere lieti e tranquilli soltanto quando avremo preso questa decisione (D. Bonhoeffer, Lettera a Rüdiger Schleicher, 8 aprile 1936).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Oggi so che c’è un perdono da dare, magari piccolissimo, ma non posso rimandarlo.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

In Gesù Cristo tutte le cose sono state fatte nuove. Il rinnovamento nella grazia tuttavia non è possibile senza la conversione dei cuori. Guardando a Gesù e confessandolo come Signore, si tratta di riconoscere la via dell’amore vincitore del peccato che gli propone ai suoi discepoli.

In tal modo la relazione dell’uomo con la donna si trasforma e la triplice concupiscenza di cui parla la Prima lettera di Giovanni (cfr. 1Gv 2, 16) cessa di avere il sopravvento. Si deve accogliere la testimonianza resa dalla vita delle donne come rivelazione di valori senza i quali l’umanità di chiuderebbe nell’autosufficienza, nei sogni di potere e nel dramma della violenza.

Anche la donna, da parte sua, deve lasciarsi convertire e riconoscere i valori singolari e di grande efficacia di amore per l’altro, di cui la sua femminilità è portatrice. In entrambi i casi si tratta della conversione dell’umanità a Dio, di modo che sia l’uomo che la donna conoscano Dio come il loro “aiuto”, come il Creatore pieno di tenerezza, come il Redentore che “ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito” (Gv 3, 16). (Congregazione per la Dottrina della Fede, Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, 31 maggio 2004).