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“lo, Giovanni, udii come una voce potente di una folla immensa nel cielo che diceva: «Alleluia! Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio». Partì poi dal trono una voce che diceva: «Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servi, voi che lo temete, piccoli e grandi!».

Udii poi come una voce di una immensa folla simile a fragore di grandi acque e a rombo di tuoni possenti, che gridavano: «Alleluia. Ha preso possesso del suo regno il Signore, il nostro Dio, l'Onnipotente. Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a lui gloria, perché son giunte le nozze dell'Agnello; la sua sposa è pronta, le hanno dato una veste di li­no puro splendente». La veste di lino sono le opere giuste dei santi.

Allora l'angelo mi disse: «Scrivi: Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell'Agnello!»”.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

In contrasto con i capp. 17-18 che descrivono il giudi­zio della grande prostituta, Ap 19 introduce la parte posi­tiva, la luce verso la quale Dio orienta il drammatico cam­mino della storia umana. La grandiosa scena è situata in cielo, dove una folla immensa canta esultante l'inno di al­leluia, di 'lode a Dio'. Il motivo della lode è dato dalla cele­brazione della vittoria divina ormai pienamente realizza­ta, compiuta: «Sono giunte le nozze dell'Agnello» (v. 7). L'inno celebra dunque il punto d'arrivo della storia della salvezza, il momento in cui si crea il popolo che ha realiz­zato, rimanendo fedele alla parola di Gesù, il sogno di Dio. È giunto così il tempo di celebrare «le nozze dell'A­gnello».

Si introduce pertanto il tema delle nozze come simbo­lo del compimento. Ebbene, se ci sono le nozze, da qual­che parte ci deve essere anche la sposa: appunto ella si sta vestendo, e per questo non è ancora sulla scena, ma apparirà pienamente solo al cap. 21. Per ora è annuncia­to il suo imminente arrivo: «La sua sposa è pronta; le han­no dato una veste di lino puro splendente» (vv. 7b-8a).

«Le hanno dato»: in greco è passivo teologico (= le è stata data da Dio). La veste della sposa non è opera sua, bensì è 'grazia' che le viene fatta, un dono che le viene re­galato da Dio stesso.

E tuttavia l'Apocalisse si premura di spiegare subito do­po la natura della stoffa: «Il lino sono le opere giuste di co­loro che appartengono al Signore» (v. 8b). La veste rappre­senta la vita e la dignità nuova ricevuta da Dio, ma che comporta anche la traduzione concreta nell'esistenza degli effetti della grazia. Non preparare la veste significa in qualche modo non desiderare il giorno delle nozze, si­gnifica non essere autenticamente Chiesa che come fi­danzata anela al giorno dell'unione con lo Sposo divino, il Cristo-Agnello. La Chiesa è dunque la sposa vestita, adornata, dal bene che i cristiani attuano e sono le loro fatiche, le loro preghiere, le loro sofferenze, le loro gene­rosità segrete e quotidiane.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

L'abito di nozze! La sposa l'ha pensato in segreto, da tanto tempo, fin dai primi sogni sull'amore. L'ha pensato bianco splendente, pieno di fascino (e nonostante la pa­ganizzazione del rapporto d'amore, l'abito da sposa resi­ste, come simbolo e come spia di bellezza); l'ha immagi­nato e magari visto crescere nelle mani della sarta, lo co­nosce in tutte le sue pieghe. Eppure, il mattino delle noz­ze, quando lo indossa, magari con l'aiuto delle mani tre­pide della madre, della sorella e dell'amica, si accorge di un fatto nuovo: le è stato donato (non per niente in certe regioni italiane è la madre dello sposo che lo dona). Le è stato donato - lo percepisce mentre esplode nel suo ful­gore - non da mani d'uomo: ora mentre sale l'altare, lei è un provvisorio ritratto della sposa dell'Agnello; qualcosa c'è già ora della smagliante bellezza di cui la sposa della fine dei tempi sarà rivestita.

E quando lo sposo la vede (non per niente tradizione vuole che il fidanzato non veda la futura sposa in abito nuziale prima delle nozze) lui stesso, per un barlume di eternità, non la riconosce come la sua piccola, semplice sposa: perché in lei è annunciata la futura bellezza che incanta totalmente lo Sposo divino. «La sposa è pronta» (v. 7) è un manifesto, un grido di compimento, un timbro di eternità; e così a noi, sposi terreni, sono donate mille e mille trasfigurazioni come anticipo delle Nozze definiti­ve; attraverso cui ci è dato solamente per un attimo di in­travedere la bellezza che 'fa uno' lo Sposo e la sposa.

Piccole nozze di questa piccola donna e di questo pic­colo uomo: eppure scorcio di infinito. Non dovremmo smettere mai di guardare gli sposi, il giorno delle nozze: quando lui è rapito dalla sconosciuta (eppure nota) bel­lezza di lei e lei è pronta per lui, senza residui. Dovrem­mo guardarli: ed essere grati perché hanno donato la loro festa come anticipo della Festa che ci attende. Verrebbe da dire: non si sposano per loro stessi, ma per offrirci un fuggevole sguardo panoramico sulle Nozze eterne. Nozze da cui sono resi veri e belli.

Preghiamo (ORATIO)

Nell'anello di ogni sposa sta scritto: «Prendi, questo è il mio corpo».

Nell'anello di ogni sposo sta scritto: «Prendi, questo è il mio corpo».

Grazie, o Signore Gesù, perché rendi noi sposi parteci­pi delle tue nozze definitive con la tua Chiesa. Perché ci permetti di annunciarle al mondo, perché ci permetti di far sentire al mondo il profumo del tuo Amore.

Che cosa ha detto la parola (CONTEMPLATIO)

“All'illustre regina, alla sposa dell'Agnello re eterno, a donna Agnese, madre sua carissima e figlia fra tutte le altre speciale, Chiara, indegna serva di Cristo e ancella inutile delle sue ancelle che dimorano nel mo­nastero di S. Damiano di Assisi, salute e che con le altre santissime vergi­ni canti il cantico nuovo davanti al trono di Dio e dell'Agnello e che se­gua l'Agnello dovunque andrà (.....).

Scrivendo alla tua carità godo ed esulto con te nel gaudio dello spiri­to, o sposa di Cristo, perché come l'altra vergine santissima, santa Agne­se, sei stata meravigliosamente fidanzata all'Agnello immacolato, che to­glie i peccati del mondo, abbandonate tutte le vanità di questo mondo.

Felice certo colei a cui è dato di godere di questo sacro banchetto, per aderire con tutte le fibre del suo cuore a colui del quale tutte le bea­te armate dei cieli ammirano incessantemente la bellezza, il cui amore appassiona, la cui contemplazione ristora, la cui benignità sazia, la cui soavità riempie, la cui memoria brilla soavemente, al cui odore i morti ri­vivranno, la cui visione gloriosa renderà beati tutti i cittadini della cele­ste Gerusalemme; poiché egli è lo splendore dell'eterna gloria, il cando­re della luce eterna e lo specchio senza macchia.

Questo specchio, guardalo ogni giorno, o regina, sposa di Gesù Cristo, e di continuo scruta attentamente in lui il tuo volto, cosicché interiormen­te ed esternamente tutta ti adorni, avvolta e cinta di vari colori, adornata pure con i fiori e le vesti di tutte le virtù come conviene, figlia e sposa ca­rissima del sommo Re” (Chiara d'Assisi).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Traducete nel vostro quotidiano questa parola: «Beati gli invitati al banchetto delle nozze dell'Agnello!» (Ap 19,9).

PER LA LETTURA SPIRITUALE

“Cristo Signore ha effuso l'abbondanza delle sue benedizioni su que­sto amore molteplice, sgorgato dalla fonte della divina carità e struttura­to sul modello della sua unione con la Chiesa. Infatti, come un tempo Dio venne incontro al suo popolo con un patto di amore e fedeltà, così ora il Salvatore degli uomini e sposo della Chiesa viene incontro ai co­niugi cristiani attraverso il sacramento del matrimonio.Inoltre rimane con loro perché, come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per lei, così anche i coniugi possano amarsi l'un l'altro fedelmente, per sempre, con mutua dedizione. L'autentico amore coniugale è assunto nell'amore divino ed è sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo e dalla azione salvifica della Chiesa, perché i coniugi, in maniera efficace, siano condotti a Dio e siano aiutati e rafforzati nello svolgimento della subli­me missione di padre e madre. Per questo motivo i coniugi cristiani so­no corroborati e quasi consacrati da uno speciale sacramento per i do­veri e la dignità del loro stato. Ed essi, compiendo in forza di tale sacra­mento il loro dovere coniugale e familiare, nello spirito di Cristo per mezzo del quale tutta la loro vita è pervasa di fede, speranza e carità, tendono a raggiungere sempre più la propria perfezione e la mutua santificazione, e assieme rendono gloria a Dio.” (Concilio Vaticano II – Costituzione “Gaudium et spes”).