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La sera delle nozze, Tobia si alzò dal letto e disse a Sara: “Sorella, alzati! Preghiamo e domandiamo al Signore che ci dia grazia e salvezza”. Essa si alzò e si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza, dicendo: “Benedetto sei tu, Dio dei nostri padri, e benedetto per tutte le generazioni è il tuo nome! Ti benedicano i cieli e tutte le creature per tutti i secoli! Tu hai creato Adamo e hai creato Eva sua moglie, perché gli fosse di aiuto e di sostegno. Da loro due nacque tutto il genere umano. Tu hai detto: non è cosa buona che l’uomo resti solo; facciamogli un aiuto simile a lui. Ora non per lussuria io prendo questa mia parente, ma con rettitudine d’intenzione. Degnati di aver misericordia di me e di lei e di farci giungere insieme alla vecchiaia”. E dissero insieme: “Amen, amen!”.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

Certamente nella rettitudine d’intenzione vi è anche l’apertura al bene della discendenza, ma no se ne fa la finalità esclusiva della relazione sponsale; essa invece è anzitutto al disegno amoroso di Dio sulla coppia.

Il brano suggerisce poi alcuni spunti preziosi: anzitutto che la preghiera è necessaria per il cammino della coppia perché quest’ultima possa affrontare anche prove severe, così come lo era la prima notte di nozze tra Tobia e Sara. A Sara morivano tutti i mariti ed occorre ricordare che durante questa notte di nozze il padre sta già preparando la fossa per lo sposo. Nella preghiera che i due sposi, Tobia e Sara, elevano al Signore appare poi un richiamo all’insegnamento biblico sulla creazione dell’uomo e della donna e al prezioso testo di Gn 2, 18 sul matrimonio come alleanza, come aiuto reciproco e soprattutto come volontà buona di Dio sulla creatura umana.

Infine, dopo aver ribadito la loro volontà di conformarsi al disegno di Dio, i due novelli sposi si affidano alla misericordia di Dio, come la risorsa più vera che la coppia scopre nel cammino dell’esistenza. I due giovani, che per una ragione o per l’altra sono feriti dalla vita, mostrano ora di scoprire la riconciliazione con la loro esistenza, fino ad augurarsi di giungere insieme alla vecchiaia.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Lei si era affacciata al matrimonio con l’antica ferita di non essere mai stata capita, amata, sostenuta; lui, nell’enfasi dell’amore, le aveva detto: io ti salverò, io ti guarirò dalle tue ferite, io ti capirò e ti proteggerò perfino dai tuoi. Poi erano passati i giorni, mesi e anni di delusione: a lui sembrava che non le bastasse mai quello che lui faceva, a lei pareva che l’impegno di lui a capirla e proteggerla fosse quasi nullo. Ma nessuno può diventare la stampella terapeutica dell’altro/a! Nessuno, nemmeno nei più splendidi desideri d’amore, può dire all’altro/a: “Io ti salverò!”. I due coniugi possono, invece, fare come Tobia e Sara: inginocchiarsi, nei mille modi che l avita può insegnare loro, nell’umiltà e nella fiducia. Non “Io ti salverò”, ma “Il nostro amore, grazie a Lui, ci salverà”.

“Si misero a pregare e a chiedere che venisse su di loro la salvezza” (v. 5). Ci sono momenti, nella vita di coppia, in cui si sperimenta il bisogno di essere salvati, in cui si avverte il pericolo più grande e cioè che la relazione d’amore soccomba sotto il peso delle delusioni e delle pretese. Allora la “salvezza” non è un’espressione esagerata, poiché ambedue percepiscono che, se crolla la relazione d’amore, crollano le colonne portanti per la famiglia, il terreno del noi, così essenziale anche alla vita dei figli.

Ma a chi Tobia e Sara chiedono la salvezza? Non ad un padrone cui strappare una grazia, ma ad un alleato, anzi all’Alleato per eccellenza del loro amore, e cioè al Signore dell’universo che ha voluto, plasmato, firmato l’essere uomo e l’essere donna come auto reciproco, cioè come capaci d’amore. E’ proprio questo Signore che si allea alla relazione sponsale di questo uomo e questa donna, che non è indifferente al loro amore, anzi è interessato a che si amino, superino le loro zone d’ombra, e sfidino i nodi del loro reciproco amore: nel suo Nome.

Preghiamo (ORATIO)

Signore, insegnaci a pregare! Come ti sei alleato alle difficoltà dei tuoi discepoli che, pur avvertendo il bisogno di essere salvati, non sapevano come pregare, così allèati con il bisogno più profondo di noi coppia, a cui non sappiamo nemmeno dare un nome preciso.

Signore, insegnaci a pregare! Pregare insieme è più difficile che consegnarci i nostri corpi, più difficile che consegnarci i nostri progetti, più difficile che consegnarci i nostri sentimenti, più difficile che consegnarci le nostre paure: è necessario che ti permettiamo di entrare a fare il tifo per la nostra relazione d’amore, a preservarla perfino da noi stessi. Signore, insegnaci a pregare!

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Dirai alla moglie: “Nulla vale la vita presente, e supplico e prego e faccio di tutto in modo che siano ritenuti degni di vivere la vita presente così da potere anche di là, nel secolo futuro, stare insieme l’un con l’altro con grande sicurezza. Infatti questo tempo è breve e caduco, ma se saremo stati ritenuti degni di piacere a Dio trascorrendo così questa vita, saremo sempre con Cristo e l’un con l’altro con maggiore letizia”.

Siano comuni le preghiere tra voi. Ciascuno vada alla chiesa e di ciò che viene detto e letto là, il marito chieda conto alla moglie e quella al marito. Insegnale che nulla si deve temere delle cose della vita tranne soltanto l’offendere Dio (Giovanni Crisostomo, Omelia XX sulla lettera agli Efesini).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Ogni volta in cui la vostra relazione si appanna chiamate in sua difesa il Protettore del vincolo, Colui che alla vostra relazione tiene ancor più di voi: “Signore, insegnaci a pregare” (Lc 11, 1).

PER LA LETTURA SPIRITUALE

La storia del “bell’amore” prende inizio dall’annunciazione, in quelle mirabili parole che l’angelo ha rivolto a Maria, chiamata a diventare la Madre del Figlio di Dio. Con il “sì” di Maria, Colui che è “Dio da Dio e Luce da Luce” diventa figlio dell’uomo; Maria è sua Madre, senza cessare di essere la Vergine che non conosce uomo. Come Madre-Vergine, Maria diventa “Madre del bell’amore”. Questa verità è rivelata già nelle parole dell’arcangelo Gabriele, ma il suo pieno significato sarà confermato ed approfondito man mano che Maria seguirà il Figlio nel pellegrinaggio della fede.

Si può dire anche che la storia del “bell’amore” è cominciata, in un certo senso, con la prima coppia umana, con Adamo ed Eva. La tentazione a cui essi cedettero e il conseguente peccato originale non li privò completamente della capacità del “bell’amore”. Lo si comprende leggendo, per esempio nel libro di Tobia, che gli sposi Tobia e Sara, nel definire il senso della loro unione, si richiamano ai progenitori Adamo ed Eva. Nella nuova alleanza, lo testimonia anche San Paolo parlando di Cristo come nuovo Adamo: Cristo non viene a condannare il primo Adamo e la prima Eva, ma a redimerli; viene a rinnovare ciò che nell’uomo è dono di Dio, quanto in lui è eternamente buono e bello e che costituisce il substrato del “bell’amore”. La storia del “bell’amore” è, in certo senso, la storia della salvezza dell’uomo.

Il “bell’amore” prende sempre inizio dalla autorivelazione della persona. Nella creazione Eva si rivela ad Adamo, come Adamo si rivela ad Eva. Nel corso della storia le nuove coppie umane si dicono reciprocamente: “Cammineremo insieme nella vita”. Così ha inizio la famiglia come unione dei due e, in forza del sacramento, come nuova comunità in Cristo. L’amore, perché sia realmente bello, deve essere dono di Dio, innestato dallo Spirito Santo nei cuori umani e in essi continuamente alimentato. Ben consapevole di ciò, la Chiesa nel sacramento del matrimonio domanda allo Spirito Santo di visitare i cuori umani. Perché sia veramente il “bell’amore”, dono cioè della persona alla persona, deve provenire da Colui che è dono egli stesso e fonte di ogni dono ( Giovanni Paolo II , Lettera alle famiglie, n. 20).