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Amoris Laetitia

Amoris Laetitia

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In quel tempo gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro fissato. Quando lo videro, gli si prostrarono innanzi; alcuni però dubitavano.

E Gesù, avvicinatosi, disse loro: “Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

L’incontro dei discepoli con il Risorto non è frutto di una loro iniziativa autonoma, ma della forza dell’amore di Gesù che li raccoglie di nuovo, oltre il loro tradimento segnalato dal fatto di essere “undici” e non più “dodici”.

Essi non sono neppure dei credenti dalla fede adamantina; infatti “alcuni di loro dubitavano ancora” (v. 17). La comunità dei discepoli non è un’élite, bensì un “corpo misto”, fatto di buon grano, ma anche di zizzania, e ogni discepolo dovrà riconoscere che in lui, con la fede, coesistono spesso l’incredulità e il peccato. La comunità dei discepoli non potrà perciò contare sulle proprie forze, ma soltanto su Gesù, al quale è stato conferito ogni potere da parte del Padre (v. 18).

Scopo della missione è “ammaestrare le nazioni” (v. 19). Ciò non significa che gli Undici dovranno andare per il mondo a convincere le persone della bontà di alcune idee, ma piuttosto che sono mandato ad offrire a tutti la possibilità di quel cammino di discepolato che Gesù ha fatto fare loro per primi. Discepolato è anzitutto un’esperienza di vita, un entrare in intimità con il Figlio che rivela il Padre ai propri amici.

A ciò si affianca il mandato del battezzare. Matteo si riferisce certamente al rito del battesimo che sigilla l’adesione di fede al messaggio cristiano e comporta anche un entrare nella comunità dei discepoli. “Battezzare nel nome di...”, tuttavia, ancora prima che una formula rituale, indica la realtà a cui il battezzato partecipa, cioè la stessa vita trinitaria di Dio, che è Padre, Figlio e Spirito.

Il fare discepoli significa poi introdurre nelle esigenze vitali del vangelo, proporre perciò anche le implicazioni morali della lieta notizia: ecco quanto suggerisce “insegnare ad osservare tutto ciò che Gesù ha comandato” (v. 20).

Il compito missionario della comunità non è, però, disgiunto dalla promessa della misteriosa, ma efficace e incessante presenza del Risorto con i suoi. Egli è il Signore che non li lascerà mai soli e realizzerà per loro quella promessa che aveva accompagnato la sua nascita, ossia il venire nella storia umana dell’Emanuele, il “Dio con noi”. Ogni timore del discepolo, più che motivato se egli considera la propria debolezza, deve essere fugato, perché Gesù è sempre con i suoi: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (v. 20).

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Ci sono due momenti della vita familiare che possono offrirci l’esperienza vitale di due punti nodali del nostro brano. Il primo è illustrato con l’esigenza di non contare sulle proprie forze, ma soltanto su Gesù, poiché noi non siamo tutti d’un pezzo, lineari, forti, impeccabili. Ebbene, c’è un periodo infantile, attorno ai quattro anni, quando al bambino è richiesto di osservare i comandi o i divieti dei genitori: ne va della sua crescita, della sua sanità mentale e psichica. Che fa il piccolo che vuole obbedire, ma poi gli capita, cento volte in un giorno, di trasgredire? Guarda la faccia della mamma, per assicurarsi che lei, sebbene mantenga il divieto o l’ordine, non gli ritiri il suo amore. Promette di nuovo di “non farlo più” e poi si ritrova ancora nella trasgressione. Eppure non rinuncia a obbedire per far contenta la mamma. E ’ come se dicesse: “Voglio fare come dici tu, ma, se disobbedisco, conto su di te, sul fatto che manterrai viva la tua richiesta e contemporaneamente mi farai sentire amato”. Ciò che vale, in altre parole, non è la fila di cadute, ma avere qualcuno su cui contare, perché solo così si impara ad obbedire. In fondo questa è l’esperienza del discepolo e della comunità di fede: dovremo avere la stessa fiducia del bambino che conta sul fatto che la mamma non gli ritiri il suo amore!

Il secondo momento familiare in cui il figlio fa esperienza di una speciale presenza non fisica dei genitori è l’adolescenza, tempo prezioso e difficile in cui il figlio sembra abbandonare il sicuro mondo familiare per trovare contatti “in proprio” con il mondo esterno. Ebbene, al di là perfino dei patemi d’animo dei genitori, si può scommettere che essi, quando hanno fatto il loro mestiere di genitori, rimangono in qualche modo dentro di lui. Quando egli si esporrà a rischi e tentazioni, sentirà la loro presenza interna che lo mette in guardia o lo disapprova. Certo, la presenza interna dei genitori in un adolescente è alterna, a tempo, vulnerabile. La presenza di Gesù si richiama in qualche modo a una simile esperienza, talora non banalmente consolatoria, perfino scomoda. Con due grandi differenze: che il suo esser con noi è indefettibile e che esso è dato non solo all’intimità del singolo, ma in modo speciale alla sua comunità evangelizzatrice.

Preghiamo (ORATIO)

Anche noi, Signore, vogliamo essere la tua domestica comunità evangelizzatrice. Vogliamo “fare tuoi discepoli” i figli della nostra carne. Desideriamo che essi seguano te, facciano esperienza di te, siano capaci di contare su di te e sentano che tu non li abbandoni mai. Rendici capaci di vivere in famiglia permettendo ai figli e a tutti cloro che la abitano di fare questa esperienza di te!

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Giovanni il Nano, padre del deserto, disse. “Non è possibile costruire una casa dall’alto in basso, ma bisogna costruirla dalle fondamenta alla sommità”. Gli dissero: “Che cosa significa questa parola?”. Rispose loro: “Il fondamento è il prossimo che tu devi guadagnare; ed è la prima cosa che devi fare. Da questo dipendono tutti comandamenti di Cristo” (I Padri del deserto, Detti editi ed inediti).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Salutatevi oggi come battezzati, ricordando che avete ricevuto il battesimo che vi ammesso alla famiglia di Dio. Sarebbe bello poter dire un grazie al prete che vi ha battezzato!

PER LA LETTURA SPIRITUALE

Parlando dei fedeli laici, il concilio Vaticano II dice: “Tute le loro opere, le preghiere e le iniziative apostoliche, la vita coniugale e familiare, il lavoro giornaliero, il sollievo spirituale e corporale, se sono compiute nello Spirito, e persino le molestie della vita se sono sopportate con pazienza, diventano sacrifici spirituali graditi a Dio per Gesù Cristo, i quali nella celebrazione dell’eucaristia sono piissimamente offerti al Padre insieme all’oblazione del Corpo del Signore. Così anche i laici, operando santamente dappertutto come adoratori, consacrano a Dio il mondo stesso (Lumen Gentium 34).

La partecipazione all’ufficio profetico di Cristo, il quale e con la testimonianza della vita e con la virtù della parola ha proclamato il Regno del Padre, abilita e impegna i fedeli laici ad accogliere nella fede il Vangelo e ad annunciarlo con la parola e con e opere non esitando a denunciare coraggiosamente il male. Uniti a Cristo, il “grande profeta”, e costituiti nello Spirito testimoni di Cristo risorto, infedeli laici sono resi partecipi sia del senso di fede soprannaturale della Chiesa che “non può sbagliarsi nel credere” sia della grazia della parola; sono altresì chiamati a far risplendere la novità e la forza del Vangelo nella loro vita quotidiana, familiare e sociale, come pure ad esprimere, con pazienza e coraggio, nelle contraddizioni dell’epoca presente, la loro speranza nella gloria anche attraverso le strutture della vita secolare ( Giovanni Paolo II , Esortazione apostolica Christifideles Laici del 30 settembre 1988, n. 14).

I giovani, la fede e il discernimento vocazionale.

giovani francesco

Webinar AL per sacerdoti e seminaristi

25° Anniversario della morte di Don Tonino Bello

 

molfetta porto

 

.Buco nero: Attirerò tutti a Me.

Puoi IMPARARE solo se ASCOLTI

Festival dell’economia civile Firenze 29-31 marzo 2019: presentazione

Il metodo CPM
1. Vedere
sforzarsi di prendere coscienza e di capire le proprie situazioni e atteggiamenti di vita, la qualità della relazione di coppia, i comportamenti della comunità ecclesiale e sociale e le maggiori problematiche odierne.
2. Giudicare
approfondire, conoscere e lasciarsi interpellare dalla Parola di Dio, ricordando che la Parola è Persona e Gesù stesso è Parola incarnata; confrontarsi dunque con Gesù vero interlocutore per poter entrare in intimità e vero dialogo con il coniuge e con gli altri, oltre che per leggere la nostra vita e le varie problematiche in esame con una visione di fede.
3. Agire
cercare di tradurre, con l'aiuto dello Spirito Santo, nella propria vita le acquisizioni maturate, contando anche sulla solidarietà delle altre coppie e del Consigliere spirituale.

L'accoglienza come stile di vita.

I sette punti di PAUL DERKINDEREN. L'Autore, sacerdote, teologo, psicologo, ha rappresentato per molti anni il Belgio in seno al bureau della Federazione Internazionale dei CPM;ne è stato l'Assistente.

Un cammino insieme verso il matrimonio



Il Vangelo dell’amore tra coscienza e norma

simposio

Sabato 11 novembre si è tenuto il III Simposio Amoris Laetitia aperto dal saluto del Santo Padre; è intervenuto il Presidente della CEI S.Em Card Gualtiero Bassetti, il direttore dell'Ufficio don Paolo Gentili e sono seguite le relazioni del prof. Mons. Giuseppe Lorizio e prof. Mons. Manuel Jesus Arroba Conde.

Commenti al Vangelo della domenica di Paolo don Squizzato

CommentoalVangelo2

Padre Nostro

Credo di Don MIchele Do

Credo in un solo Dio che é Padre, fonte sorgiva di ogni vita, di ogni bellezza, di ogni bontà. Da lui vengono e a lui ascendono tutte le cose. Credo in Gesù Cristo, figlio di Dio e figlio dell'uomo. Immagine visibile e trasparente dell'invisibile volto di Dio; immagine alta e pura del volto dell'uomo, così come lo ha sognato il cuore di Dio. Credo nello Spirito santo che vive e opera nelle profondità del nostro cuore per trasformarci tutti a immagine di Cristo. Credo che da questa fede fluiscono le realtà più essenziali e irrinunciabili della nostra vita: la Comunione dei santi e delle cose sante, che é la vera Chiesa; la buona novella del perdono die peccati, la fede nella Resurrezione che ci dona la speranza che nulla va perduto della nostra vita, nessun frammento di bontà e di bellezza, nessun sacrificio per quanto nascosto e ignorato nessuna lacrima e nessuna amicizia. Amen.

Corso di Formazione Permanente in Pastorale Familiare per Sacerdoti (9 ottobre - 29 novembre 2018)

"Per quanto riguarda i corsi o gli itinerari di preparazione al matrimonio, essi rientrino nel progetto educativo di ogni Chiesa particolare ed assumano sempre più la caratteristica di itinerari educativi. A tale scopo ci si preoccupi perché possibilmente ogni comunità parrocchiale sia in grado di offrire questi itinerari di fede innanzi tutto ai propri fidanzati.


Fidanzamento: tempo di crescita, di responsabilità e di grazia

 

Il libro è un originale studio teologico che presenta, per la prima volta in modo organico, la visione cristiana della corporeità.

La Parola e uno stile di vita

La grande bellezza

Un breve sussidio, che tutti possono utilizzare (coppie di fidanzati, di sposi,famiglie), in cui ogni capitolo viene presentato secondo uno schema di 7 verbi: conoscere, gustare, fissare lo sguardo, riflettere, ammirare, approfondire (suggerimenti per la visione di un film, per l'ascolto di un brano musicale, per la lettura di un testo..) pregare.