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Ecco verranno giorni – dice il Signore – nei quali con la casa di Israele e con la casa di Giuda io concluderò un’alleanza nuova. Non come l’alleanza che ho conclusa con i loro padri, quando li presi per mano per farli uscire dal paese d’Egitto. Parola del Signore.

Questa sarà l’alleanza che io concluderò con la casa di Israele dopo quei giorni, dice il Signore: porrò la mia legge nel loro animo, la scriverò sul loro cuore. Allora io sarò il loro Dio ed essi il mio popolo. Non dovranno più istruirsi gli uni gli altri, dicendo: Riconoscerete il Signore, perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore.

(LECTIO Che cosa dice il testo

Questo brano non parla propriamente del matrimonio, ma può illustrare bene una logica simbolica che soggiace a molti testi profetici. Da una parte l’amore sponsale con le sue vicende alterne, e a volte contrastate, diventa simbolo della travagliata storia dell’alleanza tra Israele e il suo Dio. Dall’altra parte questa storia dell’alleanza, e soprattutto l’amore divino verso Israele, illumina il mistero profondo di cui è portatrice la realtà della coppia, quando è vista nel disegno di Dio.

Il paragone tra le due storie d’amore (quella della coppia e quella di Dio con Israele) evidenzia un’analogia di struttura e precisamente il rapporto di alleanza. Nel brano del profeta Geremia la speranza è che la misericordia e la fedeltà di Dio superino il peccato di Israele fino a creare una realtà nuova, a stipulare un nuovo patto.

La novità di questa alleanza riguarda vari aspetti: anzitutto sarà caratterizzata dalla legge scritta nel cuore (v. 33), non avvertita perciò come un’imposizione esterna, ma come un’esigenza scaturente dal rapporto d’amore, dall’alleanza.

In secondo luogo, vi è un’esperienza di intimità, di reciprocità che il peccato aveva occultato. Finalmente il popolo riscopre la sua appartenenza a Dio e contemporaneamente che Dio gli appartiene. Linguaggio paradossale, che riesce a dire però solo parzialmente la profondità dell’incontro.

Infine Geremia parla di una conoscenza quasi spontanea del Signore, da parte del popolo (v. 34). Non è un disprezzo per lo studio o per l’educazione, ma è l’affermazione di una realtà profonda: Dio lo si conosce anzitutto per “connaturalità”, cioè praticando una vita vera e giusta.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

“Scriverò la mia legge nel loro cuore” (cfr. v. 33): non è che la legge dell’amore che si esprime nell’alleanza; eppure questa promessa divina può essere interpretata, e tradita, nel nostro linguaggio post-moderno di coppia.

Ci viene naturale leggerla sotto l’ombrello della spontaneità, che, nella nostra cultura, è sinonimo di autenticità. Se i due avranno la legge dell’amore nel loro cuore, non faranno fatica a capirsi, ad andare d’accordo, a dialogare. E, se faranno fatica, vuol dire che “non si amano più” e le varie “telenovela” di cui intessiamo la nostra storia sono pronte a parlare la lingua funerea del “non c’è più niente da fare”.

Ma come ci provoca il nostro testo? “Porrò la mia legge nel loro cuore”. Cuore, in senso biblico, non è il luogo della spontaneità, ma è il luogo dell’autenticità della scelta, della decisione di amare. Decisione che la coppia è chiamata a rinnovare, proprio quando il linguaggio spontaneo dell’innamoramento pare non reggere.

Ma quale legge è posta nel cuore? Non quella di ciascuno; o, meglio, quella per la quale tu dovresti essere come io ho bisogno che tu sia! Ma, dice il Signore, la mia. Egli rivendica a sé la logica, il senso, il fondamento dell’amore. Come a dire: l’alleanza (l’amore) è della coppia, ma non è prodotta dalla coppia. I due, per quanto si sforzino, non trovano in se stessi la ragione esclusiva del loro amore. Non sono consegnati l’un l’altro senza un garante, uno per il quale il loro stesso amore è un bene da custodire e una goccia in cui specchiarsi; se i due fossero consegnati all’autoreferenzialità, nessuno potrebbe impedire all’altro di divorarlo. E’, questa, la “conoscenza del Signore” promessa come dono e segno di alleanza: poiché ciascuno vive un rapporto di amore non a propria misura, ciascuno “conosce” il Signore, quella legge che gli fa dire: “Se la tua legge non fosse la mia gioia, sarei perito nella mia miseria” (cfr. Sal 118).

Preghiamo (ORATIO)

Grazie, Signore, perché la tua legge è la lampada che illumina il nostro percorso di coppia. E anche quando il cammino è incerto e tortuoso, la tua misericordia – che, come dice il salmista, comprende anche il tuo bastone di pastore che accompagna il gregge a placide acque (cfr. Sal 22) – supera la cecità del nostro peccato. E anche quando noi da soli non vedremmo il prossimo passo, tu ci guidi verso una meta ulteriore dove l’intimo desiderio di alleanza canta una nuova canzone d’amore.

E se la tua legge sarà nel mio cuore, non potrei pensare che sarà anche nel cuore dell’altro? Aiutami, o Signore, ad accogliere questo tuo progetto a cominciare da me.

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Agli uomini di Giuda parla il Verbo e agli abitanti di Gerusalemme (Ger 11,2). Questa è la Chiesa, poiché la Chiesa è la città di Dio (Ap 3,12), la visione di pace; in lei c’è la pace che lui ci ha portato (Gv 14,27) e se davvero siamo figli di pace (Lc 10,6) questa cresce ed è visibile. Quali sono i migliori ascoltatori delle parole dell’alleanza che Dio ha prescritto ai padri? Per quelli che ascoltano, se fanno ciò che è stato comandato, vi è una promessa di Dio che dice: “E voi mi sarete popolo e io vi sarò Dio” (Ger 11,4). Se siamo ritornati a Dio solo in modo parziale, veniamo accusati di non essere ritornati con tutto il cuore. Per questo dice: non è ritornata a me la ribelle Giuda con tutto il suo cuore, ma falsamente è ritornata. Il vero ritorno è leggere le cose antiche

(Ct 7,13 e 1Gv 2,7), conoscere quelli che sono stati giustificati, imitarli; leggere quelle vicende, conoscere i riprovati, guardarsi dal cadere negli stessi motivi di biasimo, leggere i libri del Nuovo Testamento, le parole degli apostoli. Dopo la lettura, scrivere tutte queste cose nel cuore, vivere in modo ad esse conforme, perché non sia dato anche a noi il libello di ripudio, ma possiamo giungere all’eredità santa (1Pt 1,4) e, una volta salvata la pienezza delle genti, allora possa entrare Israele; poiché, quando entrerà la pienezza delle genti, allora tutto Israele sarà salvato (Rm 11,25s), e saranno un solo gregge, un solo pastore, che insegna a glorificare il Dio onnipotente in lui, il Cristo Gesù, al quale è la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen (1Pt 4,11) (Origene, Omelie su Geremia).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Traducete nella vostra vita coniugale questa parola: “Io so che verranno i giorni della nuova alleanza”.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

La comunione d’amore tra Dio e gli uomini, contenuto fondamentale della rivelazione e dell’esperienza di fede di Israele, trova una significativa espressione nell’alleanza sponsale che si instaura tra l’uomo e la donna.

E’ per questo che la parola centrale della rivelazione – “Dio ama il suo popolo” – viene pronunciata anche attraverso le parole vive e concrete con cui l’uomo e la donna si dicono il loro amore coniugale. Il loro vincolo di amore diventa l’immagine e il simbolo dell’alleanza che unisce Dio e il suo popolo (cfr. Os 2,21; Ger 3,6-13; Is 54). E lo stesso peccato, che può ferire il patto coniugale, diventa immagine dell’infedeltà del popolo al suo Dio: l’idolatria è prostituzione (cfr. Ez 16,25), l’infedeltà è adulterio, la disobbedienza alla legge è abbandono dell’amore sponsale del Signore. Ma l’infedeltà di Israele non distrugge le fedeltà eterna del Signore e, pertanto, l’amore sempre fedele di Dio si pone come esemplare delle relazioni di amore fedele che devono esistere tra gli sposi (cfr. Os 3) ( Giovanni Paolo II , Esortazione apostolica Familiaris Consortio, 22 novembre 1981, n. 12).