cookiesE' entrata in vigore (dal 2 giugno 2015) la legge italiana sui cookie che recepisce la direttiva del Parlamento europeo, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche.
Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.

“Fratelli, fatevi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi.

Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo. Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie­ ,come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli sia­no soggette ai loro mariti in tutto.

 

E voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, per renderla santa, purificandola per mezzo del lavacro dell'acqua accompagnato dalla parola, al fine di farsi com­parire davanti la sua Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o al­cunché di simile, ma santa e immacolata.

Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria moglie ama se stesso. Nessuno mai infatt­i ha preso in odio la propria carne; al contrario la nutre e la cura, co­me fa Cristo con la Chiesa, poiché siamo membra del suo corpo. Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola.

Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! Quindi anche voi, ciascuno da parte sua, ami la propria moglie come se stesso, e la donna sia rispettosa verso il marito”.

 

Che cosa dice il testo (LECTIO)

San Paolo sta proponendo un codice domestico (Ef 5,21-6,9), perché il discepolo di Gesù viva anche in famiglia la propria totale adesione al Signore.

Ebbene, dopo l'enunciazione del principio ge­nerale di una vicendevole sottomissione

(v. 21), vi è l'i­struzione alle mogli, basata su due tipi di motivazioni: una considerazione di carattere naturale (v. 23a: «il mari­to è il capo della moglie») e una con riferimento a Cristo (vv. 23b-24: il rapporto vicendevole nella coppia ha come modello quello tra Cristo e la Chiesa!).

Anche se il linguaggio sembra suonare maschilista, bi­sogna dire che, nonostante l'apparenza, la vita cristiana stessa, e non solo quella matrimoniale, è fatta di sotto­missione reciproca («Siate sottomessi gli uni agli altri»: v. 21). Il centro del brano è però la motivazione cristologica di questa catechesi sulla vita coniugale. L'istruzione ai mariti, infatti, sviluppa ulteriormente la motivazione cri­stologica precedente e propone alcune linee di una teo­logia cristiana del matrimonio (vv. 25-33): la relazione generatrice di salvezza che c’è tra Cristo e la Chiesa e che si attua nell'amore e nel dono di sé costituisce il modello delle relazioni sponsali dei cristiani. È così consentito al lettore di sco­prire le radici del riferimento a Cristo del matrimonio. Appaiono decisivi in particolare due passaggi (vv. 25 e 31s.).

«Voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha ama­to la Chiesa e ha dato se stesso per lei» (v. 25). È da notare il verbo greco usato per “amare”: nel Nuovo Testamento esso indica l'amore gratuito e disinteressato di Dio, in Cristo, verso l'umanità e dell'uomo verso il suo prossimo. È un amore che cerca il bene dell'altro anche quando è impegnativo, difficile; trasposto nell'ambito coniugale si applica a tutte le ma­nifestazioni della vita in comune e deve essere costante nel tempo, così come è fedele e irrevocabile l'amore con cui Cristo ha amato la sua Chiesa.

«Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola. Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa!» (vv. 31s.). Qui si fa un percorso inverso e si procede `dal basso', dalla relazione sponsale della coppia, per applicarla al rapporto Cristo-Chiesa e non più vice­versa. Questo evidenzia la qualità simbolica dell'amore nuziale, la sua capacità di annunziare realmente, nel con­creto del vissuto familiare, il trascendente amore di Cri­sto. La citazione di Gen 2,24 è oggetto di un'interpretazio­ne originale: in Cristo si compie la verità della creazione, del progetto divino sul rapporto uomo-donna. Avviene così che il mistero del rapporto sponsale arrive ad essere simbolo del rapporto di Cristo con la Chiesa, il quale a sua volta riverbera una nuova luce sulla relazione coniugale.

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

Ha ragione Paolo, in questa inimitabile catechesi sui rapporti coniugali: egli pare sbilanciarsi soltanto nella ri­chiesta di sottomissione alle mogli, mentre ai mariti vie­ne chiesto soltanto (!) di amare la moglie come il proprio corpo; ma questa è una lettura superficiale. Infatti, non solo non ci è lecito astrarre una frase dal suo contesto (v. 21: «Siate sottomessi gli uni gli altri), ma a ben vedere l’“essere soggetta” da parte della moglie e l'amare la propria moglie come il proprio corpo da parte del marito non sono che due facce della sotto­missione reciproca. Un marito che ami gratuitamente e disinteressatamente, cioè senza pretese di diritti acquisi­ti, è una novità assoluta nel contesto sociale di quel tempo, certamente molto di più di una moglie sot­tomessa!

Ma tutto questo ancora su un piano umano: la novità sconvolgente, come detto sopra, è che questo piano in­carna l'annuncio dell'amore fedele reciproco tra Cristo e la Chiesa! L'amore sponsale di due coniugi battezzati mo­stra l'incredibile apertura sul mistero d'amore tra Cristo e la Chiesa. E nel medesimo tempo esso, l'amore sponsale, scopre la propria radice ultima: la sottomissione recipro­ca come la grazia che viene da Cristo Gesù che fa «santa e immacolata» la sua sposa. Se l'autore della Lettera agli Efesini si fosse prefisso di esaltare il rapporto coniugale, non avrebbe potuto fare di più: oltre non si può andare; siamo infatti alle soglie del mistero. Tanto noi coniugi dobbiamo all'incarnazione!

Preghiamo (ORATIO)

O Signore, che ci hai dato l'un l'altro perché il mondo veda e ti dia lode, aiuta, ti preghiamo, quello di noi che oggi vede il prossimo passo da fare per la nostra coppia verso di te, affinché ami l'altro quanto ama il cammino verso di te, che intravede oltre le contingenze mondane; e aiuta l'altro a sottomettersi, non tanto al coniuge, quanto alla verità di cui il primo è portatore.

Ma aiutaci soprattutto quando domani,nella storia della nostra coppia, capiterà che quello che si è sottomesso veda chiaro le tracce di te e sia giunto per il primo il momento di imparare la sottomissione.

A vicenda guide, a vicenda sottomessi, perché il mondo creda.

Cosa ha detto la parola (CONTEMPLATIO)

“«Questo mistero è grande», dice Paolo; «io intendo rispetto a Cristo e alla Chiesa»

(Ef 5,32). Si compie un grande mistero. In che modo è un mistero? Convengono insieme e di due fanno uno solo. Vengono per diventare un solo corpo. Se i due non divenissero uno, non riprodurrebbero molti finché rimanessero due; ma quando giungono all'unità, allora ne riproducono.

Che cosa impariamo di qui? Che è grande la forza dell'unione. L’abilità perfetta di Dio divise all'origine uno in due, e, volendo che anche dopo la divisione rimane uno, non ha permesso che uno solo bastasse alla generazione. Infatti non è ancora uno, ma la metà ed è evidente che non può generare figli, come anche prima.

Hai visto il mistero del matrimonio? Da uno ne fece uno e di nuovo, resi questi due uno, in questo modo ne fa uno: cosicché anche ora l’uomo nasce da uno. Infatti la donna e l'uomo non sono due esseri, ma uno solo” (Giovanni Crisostomo).

Mettere in pratica la parola (ACTIO)

Traducete nella vostra vita coniugale questa parola: “Siate sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo” (Ef 5,21).

PER LA LETTURA SPIRITUALE

“La comunione tra Dio e gli uomini trova il suo compimento definitivo in Gesù Cristo, lo Sposo che ama e si dona come Salvatore dell'umanità, unendola a sé come suo corpo.

Egli rivela la verità originaria del matrimonio, la verità del 'principio' (cfr. Gen 2,24; Mt 19,5) e, liberando l'uomo dalla durezza del cuore, lo ren­de capace di realizzarla interamente.

Questa rivelazione raggiunge la sua pienezza definitiva nel dono d'a­more che il Verbo di Dio fa all'umanità assumendo la natura umana, e nel sacrificio che Gesù Cristo fa di se stesso sulla croce per la sua sposa, la Chiesa. In questo sacrificio si svela interamente quel disegno che Dio ha impresso nell'umanità dell'uomo e della donna, fin dalla loro creazio­ne (cfr. Ef 5,32s.); il matrimonio dei battezzati diviene così il simbolo reale della nuova ed eterna alleanza, sancita nel sangue di Cristo. Lo Spirito che il Signore effonde dona il cuore nuovo e rende l'uomo e la donna capaci di amarsi, come Cristo ci ha amati. L'amore coniugale raggiunge quella pienezza a cui è interiormente ordinato, la carità coniugale, che è il modo proprio e specifico con cui gli sposi partecipano e sono chiamati a vivere la carità stessa di Cristo che si dona sulla croce” (Giovanni Paolo II - “Familiaris consortio”).