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Sugli stipiti della tua casa scrivi: “Il Signore è il nostro Dio” (Dt 6, 4-9)

Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.

Questi precetti che oggi ti do, ti stiano fissi nel cuore; li ripeterai ai tuoi figli, ne parlerai quando sarai seduto in casa tua, quando camminerai per via, quando ti coricherai e quando ti alzerai. Te li legherai alla mano come un segno, ti saranno come un pendaglio tra gli occhi e li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte.

Che cosa dice il testo (LECTIO)

Ecco la preghiera che il pio ebreo ripete tre volte al giorno e

L’ascolto è il primo e radicale atteggiamento che il credente deve avere verso Dio, o meglio ancora verso il Dio che si è rivelato a Israele nella sua storia. Del resto, lo stesso nome “Israele” evoca il mistero dell’elezione (cfr. Gn 32, 29). Recitando l’”Ascolta, Israele” il popolo di Dio ribadisce la chiamata che lo ha generato, riconosce l’appello di Dio che gli si rivolge come ad un figlio e afferma implicitamente che è esortato a obbedire al proprio Dio come ad un Padre.

La questione qui posta non è tanto quella dell’esistenza di altri dei, peraltro negata già in altri passi, ma piuttosto quella di che cosa significhi porsi davanti al Signore come l’Unico da amare.

Ascolto ed amore sono due aspetti della medesima realtà: l’esegesi dei rabbini ci dice che “con tutto il cuore” significa “con tutta la tua volontà”, “con tutta l’anima” vuol dire “anche se te la strappano”, ossia fino al martirio, “con tutte le forze” vuol dire “con tutti i tuoi beni”.

La Parola di Dio deve essere fatta oggetto non solo di un’osservanza esteriore, ma di un’adesione interiore e di un intimo dialogo con Dio (v. 6). Essa deve essere conservata gelosamente contro ogni dimenticanza (v. 7). Il testo sembra raccomandare poi alcuni stratagemmi per garantirsi dei promemoria, quelli che la pratica giudaica ha inteso anche i senso letterale (v. 8). Tuttavia il significato del testo va ben oltre queste pratiche pie: vuol dire che tutto lo spazio dell’uomo deve essere occupato dalla Parola; essa non si deve limitare alla vita quotidiana, domestica, ma deve impregnare la vita civile, le grandi scelte anche politiche. E, accanto allo spazio invaso dalla Parola di Dio, anche il tempo dell’uomo deve essere tutto percorso dall’obbedienza delle varie generazioni; ciò ispira un’incessante catechesi o formazione religiosa della generazione adulta verso i suoi bambini.

Questa Parola deve essere la forza dell’azione (braccio), il principio ispiratore dell’agire e, soprattutto, il criterio di lettura degli eventi, la luce nella quale su scorge il senso dell’esistenza (occhi).

Ringraziamo sul testo (MEDITATIO)

“In questa casa si cerca di amare Dio”, dice la coppia che fonda il suo vincolo sulla sua Parola. E immediatamente questa casa si spalanca all’universo di Dio, alla sua pienezza e, conseguentemente, al senso della vita, ai significati “ultimi” che ci tengono in piedi, che reggono anche alle difficoltà e ci tengono separati dal baratro dell’angoscia nullificante.

Dio si pone come l’Unico da amare, ma l’unicità di Dio non è un criterio escludente, come quando noi dicessimo ad una persona: “Ama solo me”. L’unicità di Dio è il criterio salvifico, la ragione ultima per cui amiamo; in questo l’unicità di Dio esclude ogni effetto contrastante: proprio perché Lui è il criterio, l’Unico, ogni altro nostro legittimo amore prende senso e radice.

Lo sanno le coppie quando scoprono che in ultima analisi è sull’amore di Dio e per Dio che il loro fragile e magari incostante amarsi prende respiro, fondamento, senso.

Ma come amarlo? Come ascoltarlo? Come obbedire al suo comando radicale? I miei precetti “li scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte” (v. 9). Ma ci sono case in cui si moltiplicano gli altarini, le immagini sacre e tante volte, purtroppo, in ragione inversa della fede: un segno religioso sobrio, centrale, invece, può esserci di promemoria, può “mostrare senza pudori chi è il vero Signore della casa.

Occorre anche ricordare che mettere a letto un bimbo e fare su di lui il segno di croce, sorridere al coniuge che in quel momento pare distratto, scegliere in casa un luogo per un appuntamento quotidiano di preghiera, rallegrare la tavola, perdonare di cuore, ecc. sono i mille gesti con cui proclamiamo che è “per scelta” che stiamo amando l’Unico, senza sottrargli nulla.

Preghiamo (ORATIO)

Signore, che ci comandi di amarci e non con mezze misure, che vuoi liberare incondizionatamente tutte le nostre forze di amore, che non ti accontenti di un’adesione “part-time”, rendici consapevoli che abbiamo cuore, anima e forze da mettere a disposizione per amarti. Rendici fiduciosi in queste nostre capacità di amore di cui ti fidi tanto, anche se ci sai peccatori, vulnerabili ed infedeli.

Fa’ che non cadiamo nella tentazione di non essere capaci di amarti, poiché tu, Unico, ancora oggi e di nuovo sai che possiamo – non importa quanto maldestramente – volerti amare con tutto ciò che siamo (il cuore), con il nostro desiderio di te (l’anima) e con tutto ciò che abbiamo (le forze).

Che cosa ha detto la Parola (CONTEMPLATIO)

Con il dono della sua Parola Dio ci spinge a cercare una conoscenza sempre più ricca e un dono sempre più meraviglioso. Egli non vuole alcun falso appagamento. Quanto più riceviamo, tanto più dobbiamo cercarlo, e quanto più cerchiamo, tanto più riceveremo da lui. “A chi ha sarà dato”

(Mt 13, 12). Dio vuole essere riconosciuto e diventare manifesto in tutta la sua ricchezza in noi. Naturalmente non possiamo cercare Dio se non nella sua Parola; ma questa Parola è viva e inesauribile, perché in essa vive Dio. Una volta che la Parola di Dio ci ha raggiunto, possiamo dire: “Ti cerco con tutto il cuore”. Con poco entusiasmo cercheremmo infatti un idolo, ma mai Dio stesso. Dio ha bisogno di tutto il cuore, non vuole qualche cosa di noi, ma vuole proprio noi e ci vuole completamente. Questo ci ha detto la sua Parola. Perciò lo cerchiamo con tutto il cuore (D. Bonhoeffer, Risposta alle nostre domande. Pensieri sulla Bibbia. Brescia 2003).

Mettere in pratica la Parola (ACTIO)

Prendetevi per mano e pronunciate ad alta voce davanti al segno religioso più importante della vostra casa: “Ascolta, coppia e famiglia, il Signore tuo Dio, il Signore lui solo! Cioè: amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze.

PER LA LETTURA SPIRITUALE

Stupore di una gioia

Spirito Santo,

non permettere che i nostri cuori siano turbati,

rassicuraci nelle nostro oscurità,

donaci la gioia,

e attenderemo nel silenzio e nella pace

che si levi su di noi una luce del Vangelo.

Gesù Cristo,

nelle nostre profondità tu discerni un’attesa contemplativa:

una sete riempie la nostra anima, quella di abbandonarci in te.

Gesù, nostra speranza,

con il poco che capiamo del Vangelo,

ci fai scoprire ciò che ti aspetti da noi.

Gesù Cristo,

nella preghiera le nostre povere parole spesso fanno fatica

ad esprimere il nostro desiderio di una comunione con te,

ma tu già ci accogli.

(Frère Roger di Taizé: da una lettera pubblicata sul sito della Comunità di Taizé nel 2000).