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2014-08-06Vivere l'amore e in questo modo far entrare la luce di Dio nel mondo, ecco ciò a cui vorrei invitare con la presente enciclica" (Deus caritas est, n. 39). Papa Benedetto XVI ha indirizzato a tutti i fedeli cattolici un'elevata meditazione sull'amore, firmata il 25 dicembre 2005 e pubblicata il 25 gennaio 2006.

L'inizio è di ispirazione giovannea: "Dio è amore: chi sta nell'amore dimora in Dio" (1Gv 4,16). È questo il centro sempre attuale della fede cristiana: la carità costituisce l'identità del Cristianesimo e l'orizzonte proprio del Magistero della Chiesa.

L'enciclica si suddivide in due parti: la prima, più speculativa, precisa alcuni dati essenziali sull'amore che Dio offre all'uomo e sul legame che quell'amore ha con la realtà dell'amore umano; la seconda, più concreta, illustra l'esercizio ecclesiale del comandamento dell'amore verso il prossimo.

Il Papa sottolinea come l'amore umano non è stato rifiutato come tale, ma in quanto falsa divinizzazione, che "lo priva della sua dignità e lo disumanizza". "Così diventa evidente che l'eros ha bisogno di una disciplina, di purificazione per donare all'uomo non il piacere di un istante, ma un certo pregustamento del vertice dell'esistenza, di quella beatitudine cui tutto il nostro essere tende" (n. 4). L'amore umano ci orienta all'amore di Dio, ma proprio per questo richiede "un cammino di ascesa, di rinunce, di purificazioni e di guarigione" (n. 5).

Mettendo brevemente in rilievo i punti essenziali di questa prima enciclica mi sembra, che possano essere i seguenti:

- Una rivalutazione dell'amore umano (eros), che da una parte è inseparabile dall'amore di Dio (agape), ma dall'altra deve purificarsi per lasciarsi permeare dall'amore di Dio, fino a divenire amore oblativo. L'amore è sempre un dare e un ricevere.

- Gesù nell'Eucarestia è l'amore incarnato di Dio: in essa l'amore di Dio viene a noi corporalmente per continuare il suo operare in noi e attraverso di noi.

- Lo Spirito Santo è la potenza interiore che armonizza il cuore dei credenti col cuore di Cristo e li muove ad amare i fratelli come li ha amati lui, trasformando così il cuore della comunità ecclesiale e facendone una comunità d'amore.

- Il compito specifico della Chiesa nella storia umana è il servizio della carità. Esso appartiene all'essenza della Chiesa tanto quanto il servizio dei Sacramenti e l'annuncio del Vangelo; perciò la Chiesa non può trascurarlo, come non può trascurare i Sacramenti e la Parola.

- La giustizia è compito centrale della politica, nel cui ambito devono agire sempre i laici cattolici sotto la propria responsabilità; ma non è compito della Chiesa, la quale non può mettersi al posto dello Stato, anche se con la sua dottrina sociale deve contribuire alla formazione delle coscienze e alla percezione delle vere esigenze della giustizia.

- Non c'è nessun ordinamento statale giusto che renda superfluo il servizio dell'amore. L'esercizio della carità è l'opera propria della Chiesa, per compiere la quale essa agisce come soggetto direttamente responsabile. L'attività cristiana caritativa dev'essere indipendente da partiti e da ideologie; non dev'essere: essa deve alimentarsi con la preghiera, come hanno fatto i Santi, che "rimangono modelli insigni di carità sociale per tutti gli uomini di buona volontà. I santi sono i veri portatori di luce all'interno della storia, perché sono uomini e donne di fede, di speranza e di amore". Tra i santi eccelle Maria, la donna che ama, serve, accoglie i discepoli di Gesù come suoi figli e continua dal cielo la sua opera di intercessione materna.