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Nella mia prima enciclica vorrei parlare dell'amore": è l'incipit del papa teologo avvezzo a fare della chiarezza e dell'ordine espositivo la forza della sua voglia di comunicazione. Come un padre dell'epoca medioevale, ci offre una spiegazione dei termini e mette al centro una serie di domande circa il vero bisogno del cuore umano.

Il papa si fa scuotere dal cuore dell'uomo contemporaneo per riproporre la teologia della bellezza, della beatitudine e dell'amore nella gioia. L'enciclica si spinge allora nel grande problema della nostra esistenza per aiutare l'uomo a non rimanere nella divergente lacerazione tra ciò che appare in superficie e ciò che costituisce il grande mistero dell'amore. La parola "amore" è cosi abusata e consumata che abbiamo timore di pronunziarla, per le tante accezioni cui è sottoposta. Si tratta di una parola primordiale, sorgiva, fontale della complessiva realtà umana. L'impegno forte dell'enciclica è quello di riprenderla e purificarla. Il papa ci prende per mano e ci guida in questo itinerario della memoria per condurre la mente all'amore vero. La fede in Dio che è amore diventa cosi una visione, una conoscenza che ci trasforma. Papa Benedetto inizia il suo itinerario riflessivo dall'eros: è la parola indicativa del cammino in parallelo alla fede biblica che accetta tutto l'uomo e interviene nella sua ricerca d'amore per purificarla e aprirla a nuove dimensioni. Tra eros ed agape c'è un rapporto di integrazione: la vera novità è l'annuncio e il dono dell'agape che risponde ad una domanda sottesa nell'eros. L'eros integrato nell'agape è impregnato d'amore che lo eleva e realizza totalmente. Ma il Papa si domanda: qual'è l'esatta novità dell'agape? La nuova immagine di Dio, la nuova immagine dell'uomo. L'immagine di Dio che ama; l'immagine dell'uomo reso capace di amare come Dio! Le 2 novità convcergono in Cristo sempre presente nella sua chiesa; in Lui l'uomo entra nell'Amore, in Lui entriamo nel Mistero.

Nella seconda parte dell'enciclica, lo stesso Papa in un discorso precedente ci offre la lettura del rapporto tra carità e mondo contemporaneo:" abbiamo bisogno del Dio vivente che ci ha amati fino alla morte". Non ci può salvare la sola razionalità neutra: l'uomo soffre del bisogno del Dio vivente. Un duro interrogativo sembra sbarrare l'itinerario dell'enciclica: la vita è un problema da risolvere o un mistero da decifrare? Il papa vi risponde col dire che il bisogno vero è che Dio si faccia compagnia dell'uomo all'inetrno della quotidianità dove si compie la comunione nell'amore. Questa comunione compie l'eros, congiunge l'amore erotico e quello agapico nella unica passione per Dio e nella misericordia per i fratelli. Nella sintesi dell'eros e dell'agape vissuta dalla persona risiede la forza costruttiva della società umana, di cui i cristiani sono il sale e i lievito. Gli uomini, gli Stati costruiscono il sociale con le sue strutture di ogni tipo: ai cristiani il compito, afferma il Papa, di animarli: per passare da individui a persone.
Concludo questo breve intervento con una risposta del Papa perchè aveva scelto questo titolo: Che Dio è verità lo sanno tutti, che Dio è amore lo sanno quelli che amano.
Don Floriano Vassalluzzo