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Oggi il matrimonio e la fedeltà al patto coniugale non rappresentano più un dato acquisito: la cultura corrente ne accentua il carattere di libera scelta. Si tratta comunque di una scelta che necessita di una forte motivazione umana, civile e sociale, che può essere rafforzata da convinzioni etiche e religiose.

sintesi di Emiliano Pancaldi

Saluto di Ermes Rigon

Nel saluto introduttivo, il Presidente del Forum Regionale, Ermes Rigon, ha posto in evidenza quanto questo convegno si inserisca in continuità con il precedente convegno del Novembre 2004, all'interno di un discorso teso a diffondere sempre più una cultura della famiglia che coinvolga Istituzioni, amministratori, associazioni e società civile.

L'interrogativo posto nel titolo del convegno (un valore per la società?) ci pone di fronte alla necessità di chiarire il significato del termine famiglia, intesa come nucleo fondante della società, una realtà che, riconosciuta dalla Costituzione, oggi deve fare i conti con l'esaltazione dell'individuo. Rigon ha tenuto a ribadire che la società non può non favorire, sostenere la famiglia e non può non promuovere politiche che consentano la nascita delle famiglie tutelando in primis i soggetti più deboli della famiglia stessa.

Diventa quindi fondamentale, sempre per Rigon, proporre un approccio positivo al problema, un approccio che non mira tanto alla scontro quanto alla promozione della famiglia come cellula fondamentale della società.

Anna Maria Dapporto, Assessore alla Promozione delle politiche sociali e di quelle educative per l’infanzia e l’adolescenza... Regione Emilia Romagna.

Ha incentrato il suo intervento sul senso della stabilità del legame familiare. Parlando per esperienza personale, ha affermato di credere profondamente nella famiglia come nucleo di relazioni, legami, stabilità animato da un progetto di vita che mira allo stare insieme, comunque e sempre, per formare i giovani e le coscienze dei cittadini.

Rileva anche che molte coppie cedono per mancanza di un progetto comune di vita e per incapacità di vedere oltre il quotidiano.

L'impegno degli organismi istituzionali deve andare nella direzione di tutelare questo nucleo affettivo relazionale, espandendone il suo raggio d'azione allo spazio sociale circostante. Vanno in questo senso anche i nuovi orientamenti per le famiglie affidatarie, esempio eccellente di un sistema solidale che si fa rete sociale.

Flavio Delbono, vicepresidente della Regione Emilia Romagna, ringraziando tutti i partecipanti al convegno e il Forum per questa occasione preziosa di confronto, mette in evidenza come l'impegno del Forum si concretizzi anche nel manifesto sottoposto ai candidati alle elezioni regionali 2005, manifesto che molti appartenenti a differenti schieramenti politici hanno sottoscritto e al manifesto delle prossime elezioni politiche 2006, che è stato sottoposto a molti candidati e da diversi di questi sottoscritto. Del Bono ha concluso il suo intervento ringraziando Rigon per la proposta di un approccio “per” la famiglia e non solo di semplice scontro.

Il Prof. Campanini ha svolto il suo intervento facendo la storia dell'istituto “Famiglia” negli ultimi 60 anni dividendola in quattro periodi, che riportiamo di seguito, per chiarezza d'esposizione, in forma schematica:

1945-1965 Dove a una grande trasformazione a livello produttivo (siamo negli anni del boom economico) si assiste a una graduale trasformazione della famiglia, che però mantiene sostanzialmente il quadro di valori tradizionali, soprattutto grazie alla forte emigrazione interna che diffonde sempre più la visione della famiglia tradizionale.

1965 – 1975 In questo decennio si assiste invece a un'accelerazione dei cambiamenti dell'assetto famigliare con l'introduzione delle leggi sul divorzio, sull'aborto e con l'introduzione del nuovo nuovo diritto di famiglia. Abbiamo quindi un notevole cambiamento di costumi, di vita e di legislazione. L'attenzione sulla famiglia si sposta da rapporto con la comunità all'esasperazione della felicità individuale e della realizzazione personale. A questo contribuisce anche il femminismo con una nuova immagine di femminilità, dove la donna si ritaglia un proprio ambito nella società e mira alla libera gestione del proprio corpo, della sessualità, ecc... In questo periodo si ha una perdita di stabilità della famiglia; infatti aumentano il numero delle separazioni e si avvia un deciso calo della natalità.

1980 – 2000 In questo periodo si ha un consolidamento dell'istituo familiare, un incremento dei matrimoni civili e si rileva una presa di distanza dalla realtà religiosa del matrimonio.

2000 – 2006 In questi ultimi anni si ha una nuova accellerazione dei cambiamenti, con un ulteriore indebolimento dell'istituzione del matrimonio, un aumento delle convivenze e dei figli nati fuori del matrimonio (nel 2004 il 14% del totale dei figli nati in Italia). Pur considerando l'apporto, in questo dato, dei figli nati da coppie straniere, sposate con riti non riconosciuti dall'ordinamento vigente, il dato merita attenzione.

In futuro ci si dovrà sempre più confrontare con modelli di famiglia diversi dai nostri, soprattutto per motivi di carattere culturale-religioso. Si ravvisa tuttavia ancora una sostanziale tenuta dell'istituto familiare: è ancora frequente il matrimonio religioso, e vi sono ancora tante coppie in grado di “gettare delle basi”, di guardare al futuro con un progetto di vita.

Il Prof. Prandini inizia il suo intervento riproponendo la domanda presente nel titolo che lo introduce: fino a che punto il matrimonio è compatibile con la cultura del nostro tempo?

Il suo è un esame della situazione sociologica dell'istituto matrimoniale per parte da alcune considerazioni su un paradosso:

Il matrimonio laico nasce in grande continuità con il matrimonio religioso e nello stesso tempo contiene in sé la riflessione sul divorzio. Fino all'inizio del 900, ma potremmo anche ricollegarsi alla Rivoluzione Francese, che istituisce il matrimonio laico, è lo Stato stesso che si porta dietro il valore della stabilità che richiede anche a coloro che si sposano solo civilmente.

Avviene quindi che oggi, in Francia, il dibattito sui pacs abbia contrapposto laici a laici, in quanto una buona parte dei francesi ritiene la stabilità matrimoniale importante per la repubblica (valore molto sentito dai cittadini d'oltralpe). Questa stabilità i pacs non sono in grado di garantirla.

Prandini prosegue il suo discorso storico-sociologico rilevando che dopo il 1950 assistiamo a una sempre più accentuata difficoltà di mantenere insieme libertà dell'individuo e controllo da parte dello Stato. Inoltre si vanno sempre più divaricando i due apsetti fondamentali della famiglia: da una parte la coniugalità, lasciata alla volontà dei due contraenti (il matrimonio diventa sempre più un contratto, uno schema di assicurazione reciproca) e dall'altra la genitorialità, sempre più regolata dallo Stato. Infatti, dove manca l'assunzione di responsabilità personale dei due coniugi nell'educazione dei figli, entra lo Stato a supplire con le sue agenzie educative e il suo intervento.

Si arriva persino al punto di vedere Stati americani che, consapevoli dell'importanza dell'istituto familiare e coscienti dell'incapacità di molti adulti di affrontare le responsabilità richiesta dal formare una famiglia, organizzano corsi prematrimoniali per far maturare la personalità, giungendo persino a consigliare, in alcuni casi, alla coppia di non sposarsi, se gli esperti rivelano forti incompatibilità fra i due componenti.

Un ultimo cenno ai pacs: mentre nel matrimonio lo Stato tiene memoria di questo importante atto (tanto che il divorzio richiede un giudizio e tutto il percorso della coppia è documentabile), i pacs non fanno memoria: uno dei due contraenti può dalla sera alla mattina scrivere una lettera all'avvocato e il giorno dopo il patto è sciolto.

Stiamo quindi attenti – ammonisce Prandini – a non equiparare matrimonio e pacs perchè sono due situazioni completamente diverse: mettendo cose diverse sullo stesso piano si finisce poi per discriminarne una delle due. Prandini termina con una domanda: chi sostituisce la famiglia quando non c'è più? La sua risposta è “Nessuno”.

Anna Campiotti Marazza,di Famiglie per l'accoglienza, incentra il suo intervento sulla famiglia come luogo di relazione e rileva oggi sempre più l'incapacità dell'uomo di stare in relazione con l'altro da sé, tendendo sempre di più ad andare da solo. Da questo deriva poi l'incapacità di rapporti stabili.

Famiglia non è un luogo a mia misura, ma luogo dove imparo a realizzarmi entrando in relazione. Non esiste altro luogo educativo più forte della famiglia stabile. Difendiamo la famiglia, prosegue Anna Campiotti Marazza, perchè è esperienza che spalanca l'uomo al mondo. Tanti bambini oggi non sono più capaci di entrare in relazione con gli altri, tanti bimbi non sono più educati a mettere in gioco se stessi: stiamo preparando una generazione di uomini fragili dove diventa anche troppo difficile mettermi con un altro di sesso diverso dal mio. Tanta apparente omosessualità e solo fragilità relazionale. L'uomo oggi rischia di essere gabbia di se stesso, e in famiglia quando il rapporto diventa difficile tende a lasciare. Si deve quindi incominciare a preparare le famiglie: dalla fragilità dei giovani sta nascendo una domanda di senso. Essi sentono e capiscono che la famiglia può insegnare un metodo per essere uomini, la capacità di ricevere da padre e madre un'identità, mentre invece i bimbi di oggi pensano di saper fare da soli.

Il matrimonio contiene un metodo, mentre chi va da solo non ascolterà nessuno. Il metodo che si impara nella famiglia è quello di cercare la verità di sè negli altri, perchè l'uomo diventa più grande della sua piccola misura e impara a fare i conti con un altro. Si deve passare ai figli l'idea di imparare a fare spazio all'altro da sé, a saper rinunciare a qualcosa per ricevere qualcosa d'altro, di più grande.

Anna Campiotti Marazza rileva che c'è bisogno di famiglie forti, che sappiano essere punti di riferimento, che sappiano trasmettere alle nuove famiglie questo pensiero: “appòggiati qui, tu per noi sei una ricchezza, noi per te possiamo esserlo”.

L'avvocato Giuseppe Gervasio, ha impostato il suo intervento concentrandosi sull'idea di famiglia che emerge dal dettato costituzionale e dal corpus legislativo-normativo italiano. Nella Costituzione, l'Art. 29 riconosce i “diritti della Famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. La famiglia è un soggetto, titolare di diritti, ma anche doveri, e quindi non solo un insieme di relazioni. Il termine “naturale” in campo giuridico sta a significare una realtà che l'ordinamento giuridico riconosce come originaria, quindi non costituito dall'ordinamento giuridico stesso, ma della quale (la famiglia) il diritto ne prende solo atto, come già esistente. L'espressione “fondata sul matrimonio” sta a indicare chiaramente dove sta la famiglia: nel matrimonio; ma anche quale sia il fine della famiglia: il matrimonio stesso.

Veniamo all'articolo all'Art. 2 dove riconoscendo e garantendo “i diritti inviolabili propri di ogni persona” e citando a questo proposito “formazioni sociali nelle quali si sviluppa la persona umana”, la Costituzione tiene a precisare che anche dal punto di vista della retribuzione, essa deve essere “adeguata a una vita piena e dignitosa del lavoratore e alla sua famiglia”.

Dall'esame del Codice Civile poi emergono alcune considerazioni importanti: si ribadisce la funzione sociale della famiglia, intesa non più come struttura gerarchica, ma come luogo dell'eguaglianza nei doveri e nei diritti connessi alla conduzione della famiglia stessa.

Ma cosa esige la famiglia? Stabilità e unità. Resta da vedere se si possono imporre queste due condizioni.

Mons. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna, tiene a precisare, introducendo il suo intervento, che non si propone di fare un confronto fra la visione cristiana del matrimonio e le altre dottrine, ma piuttosto verificare come, con argomenti razionali e non di fede, non si possa non constatare che la proposta cristiana del matrimonio sia “grandemente produttiva di capitale sociale”.

In una prima premessa rileva che la neutralità etica assoluta, totale da parte dello Stato non è possibile, ma neanche augurabile, perchè esistono stili di vita che producono capitale sociale (e la proposta cristiana vi appartiene), ma esitono altri che non ne producono: non si può equiparare questi due tipi diversi; non sono tanto da punire gli stili che non producono capitale sociale, ma da ignorare. Ma cos'è il “capitale sociale”? È utile riflettere su cosa si intenda per “bene comune”: una relazione coordinata fra beni singoli in una dinamica di reciproco arricchimento. È quindi l'insieme dei beni, il cui usufrutto non ne causa l'usura. “Quanto più è bene comune tanto più è mio bene”.

Una seconda premessa fa riferimento al fatto che il matrionio, secondo la proposta cristiana, è unione pubblicamente riconosciuta, indissolubile (dall'interno e dall'esterno), elevato alla dignità del sacramento. Sono presenti come caratteristiche fondamentali i due concetti precedentemente emersi nei vari interventi: coniugalità e genitorialità.

Tornando al discorso della promozione del bene comune, mons. Caffarra si chiede “Si può vivere solo con norme che assicurino solo l'uguale autonomia dell'individuo? L'autonomia da vincoli per realizzare della propria concezione di vita è impossibile senza gli altri.

Ecco allora l'importanza dell'amore erotico-agapico, che contiene in sé i due aspetti fondamentali:

Solidarietà, lucida consapevolezza dell'interdipendenza di tutti con tutti; Sussidiarietà, tutela e promozione di relazioni sociali che vedano nell'altro non il limite ma la condizione che rende possibile il mio bene. Il matrimonio quindi non è pura affettività e spontaneità. La proposta cristiana diventa quindi una proposta ragionevole, razionale.

Quale politica bisogna quindi attuare per promuovere questo stile di vita? Va evitata qualsiasi forma di equiparazione tra famiglia e altre forme di convivenza; va assicurato il diritto a una casa per una vita famigliare buona; si deve esercitare la responsabilità nella educazione dei figli; si deve operare affinchè siano conciliati e composti lavoro e famiglia; non concentrarsi sui diritti dell'individuo ma sui diritti relazionali della persona umana.

Le Conclusioni sono state affidate a Ermes Rigon, presidente del Forum regionale.

Ecco alcuni temi: un forte appello ai giovani affinchè coltivino i valori della nostra civiltà e l'amore per la famiglia (punto di riferimento per tutti, come ha ribadito anche il Presidente Ciampi). La grande potenzialità dell' associazionismo familiare, che è stato in grado di riportare il tema della famiglia al centro del dibattito pubblico e che sta creando una sinergia di rete sempre più capillare per dare risposte, sostegno e slancio alle famiglie italiane. Ha ricordato poi alcuni messaggi di personalità che hanno voluto incoraggiare il Convegno. Ha sottolineato alcuni punti fondamentali: famiglia come luogo in cui si impara la relazione, valore fondante per una crescita della persona; famiglia grandemente produttiva di capitale sociale; la famiglia è insostituibile e quindi va sostenuta.

Rigon ha terminato insistendo sulla bontà del dialogo fra associazioni e istituzioni pubbliche, a tutti i livelli, in maniera da diffondere sempre più una cultura della famiglia, per la famiglia.