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Occorre tener conto del pregiudizio, oggi presente nella maggior parte dei giovani e nella mentalità comune, secondo il quale la Chiesa sarebbe timorosa sulla corporeità e severa nel valutare la realtà dell’amore umano. Partendo dai testi biblici, è opportuno delineare la visione radicalmente positiva della Rivelazione sull’amore sponsale. Allo stesso tempo, è necessario mettere in luce anche la dimensione della fragilità dell’amore umano, continuamente insidiato dal peccato radicato nel cuore dell’uomo (cfr Gen 4,7): la capacità affettiva e la sessualità, che Dio ci ha dato per l’amore, per il dono e per la gioia, possono divenire strumento di egoismo, di sopraffazione e di tristezza. In questo ambito vanno affrontati in particolare i temi della necessaria autonomia rispetto alle famiglie di origine e della gestione dei momenti di incomprensione e di litigio. Nella storia di ogni persona l’amore va liberato e aiutato a crescere con un progetto aperto al trascendente.

In Chiesa non ci si sposa per caso, ma per rispondere a una chiamata di Dio, personale e di coppia, a vivere l’amore come una strada di santità e un servizio al bene comune della società. Se nella prima fase dell’innamoramento è determinante la forza dei sentimenti e dell’attrazione reciproca, la prospettiva del matrimonio cristiano dovrà spostare l’attenzione prevalentemente sulla vocazione ad accogliere la persona nella sua verità, ricca e povera insieme, e a orientare le scelte nell’orizzonte dell’amore sponsale, capace di superare anche le inevitabili fragilità dei sentimenti: dall’innamoramento all’amore, dal sentimento al sacramento.

Si tratta di cogliere il senso profondo della vocazione come chiamata a una storia della quale fanno parte anche eventi diversi da quelli previsti e progettati. L’accoglienza di questa chiamata fa parte di un cammino spirituale degli sposi, che affonda le radici in una comunione profonda con colui che ha chiamato Abramo ad abbandonare la sicurezza presente per avventurarsi in una strada sconosciuta: «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò.… Ti benedirò… possa tu essere una benedizione» (Gen 12,1-2).

La “materia prima” del sacramento del matrimonio è la persona e la relazione tra gli sposi: una relazione sufficientemente matura, improntata al rispetto vicendevole della personalità e della storia di ognuno dei due, disponibile ad accogliere la diversità e di vederla come ricchezza, cogliendo il positivo degli eventi e degli imprevisti della vita quotidiana e capace di generare la vita con generosa responsabilità. La nuova relazione tra gli sposi non potrà essere vissuta in modo privatistico, al contrario è costitutivamente caratterizzata dall’apertura all’altro da sé: è aperta a Dio che pone su di essa il suo sigillo, ed è aperta al dono dei figli, nei quali la stessa relazione di coppia riceve la sua oggettivazione. Pur se non è istituito unicamente in vista di questo fine, «il matrimonio nella sua verità oggettiva è ordinato alla procreazione e all’educazione dei figli. L’unione matrimoniale, infatti, fa vivere in pienezza quel dono sincero di sé, il cui frutto sono i figli, a loro volta dono per i genitori, per l’intera famiglia e per tutta la società»

In un percorso di accompagnamento dei fidanzati verso il matrimonio, quando la data delle nozze è ormai decisa, non si può avere la pretesa di affrontare in modo esaustivo tutti i temi che interessano il matrimonio cristiano e la vita di famiglia. È importante però dare una panoramica sufficiente degli aspetti essenziali della relazione di coppia, del matrimonio cristiano e delle scelte di vita che caratterizzano una famiglia cristiana. Occorre suscitare la curiosità e il gusto di approfondire tali tematiche, perché i nubendi sentano che la proposta di vivere la propria unione di amore, alla luce di una vocazione divina, conferisce pienezza e fascino al progetto di vita coniugale e familiare. «I contenuti proposti, partendo dalla realtà umana vissuta dai fidanzati e illuminandola e interpretandola con l’annuncio del Vangelo, dovranno permettere ai fidanzati di giungere a conoscere e a vivere il mistero cristiano del matrimonio»18. Alcune tematiche riguardano prevalentemente l’area delle scienze umane, altre la dimensione spirituale- teologica del matrimonio e della famiglia. È opportuno fare sintesi tra la dimensione umana e quella spirituale, in un intreccio da cui emerga la logica dell’incarnazione: una storia umanamente piena che lasci trasparire la presenza e la guida dello Spirito Santo. Le tematiche che non possono mancare all’interno di un percorso formativo delle coppie che chiedono di sposarsi in Cristo e nella Chiesa hanno alcune fonti essenziali di riferimento:

- la parola di Dio, privilegiando il lezionario per la Messa degli sposi, recentemente ampliato, che permette di formulare un itinerario alla fede per i nubendi e che può con frutto essere usato nella sua portata kerigmatica;

- il Rito del matrimonio, frutto di un lungo cammino in cui la Chiesa italiana si è fatta ancora più vicina agli sposi di questo tempo;

- il magistero della Chiesa, sintetizzato nel documento pastorale Evangelizzazione e sacramento del matrimonio (20 giugno 1975), nel Direttorio di pastorale familiare per la Chiesa in Italia (25 luglio 1993) e nel sussidio pastorale Celebrare il “mistero grande” dell’amore. Indicazioni per la valorizzazione pastorale del nuovo Rito del matrimonio (14 febbraio 2006).

Nel processo di formazione di una famiglia cristiana è determinante la durata e la qualità del percorso di «preparazione particolare e immediata al sacramento del matrimonio»16, che deve sollecitare la responsabilità e l’impegno della comunità cristiana. È indispensabile un percorso di fede attraverso il quale i fidanzati arrivino al matrimonio preparati e con una sufficiente consapevolezza del mistero che celebrano e degli impegni che ne conseguono. La proposta dell’itinerario di preparazione al matrimonio va fatta per tempo, possibilmente già un anno prima delle nozze17, in modo da cogliere in pieno l’opportunità pastorale che si offre. Se fatta con largo anticipo, potrà costituire anche una verifica rispetto al progetto che i fidanzati, più o meno consapevolmente, hanno costruito nel tempo. Nel percorso formativo va data molta attenzione sia ai contenuti del messaggio da trasmettere sia alle modalità dell’accompagnamento dei fidanzati, che normalmente si svolge in forma comunitaria. L’équipe, composta da presbiteri, sposi e possibilmente da persone consacrate, può avvalersi del supporto del consultorio di ispirazione cristiana e dell’ausilio di esperti, nel caso in cui il progetto formativo sia pienamente condiviso. La composizione stessa dell’équipe già rappresenta la realtà e il volto missionario della Chiesa.

Un itinerario di accompagnamento per i giovani innamorati sta a cuore alla pastorale familiare e giovanile, alle parrocchie e alle associazioni. Nell’impostazione dei percorsi per accompagnarli è importante, in un lavoro di équipe, curare l’attenzione a tutte le dimensioni della persona, usando modalità diversificate e linguaggi adeguati per comunicare la sorgente del loro amore e il fascino della fede. La vocazione di ciascuno è dono e ricchezza per tutti, è testimonianza di Chiesa. Per questo è importante un clima di accoglienza e ascolto reciproco, valorizzando i contributi che ciascuno può dare. L’équipe degli educatori dei giovani è chiamata a curare in modo particolare la comunione e l’unità di intenti, suscitando la sete di conoscere la parola di Dio. La peculiarità di questi cammini richiede agli operatori coinvolti una formazione specifica, una profonda sensibilità verso i desideri e le difficoltà del mondo giovanile e la disponibilità a collaborare con altre realtà formative.

Gli obiettivi da perseguire nei cammini di formazione dei giovani innamorati possono essere articolati in tre grandi ambiti: identità, reciprocità, progettualità; tre dimensioni che sono da considerarsi in unità, sia nella vita personale che di coppia e di gruppo.

- Identità: questo aspetto mira a favorire l’integrazione di tutte le potenzialità della persona, facendo emergere che la corporeità-sessualità è una dimensione costitutiva del maschile e del femminile, opportunità di comunicazione- relazione, linguaggio di amore, comunione e fecondità. Acquisire l’identità è imparare ad assumere il tempo come un progetto di vita personale e di coppia, partendo dalla propria storia per arrivare a una storia condivisa. È importante far scoprire la bellezza dell’attesa e del rispetto reciproco, aiutando a costruire un’armonia tra intelligenza, affettività e volontà.

- Reciprocità: la reciprocità è frutto di equilibrio dinamico tra autonomia e dipendenza: è necessario creare occasioni per crescere nella stima personale e reciproca, per imparare a fare verità su di sé e vedere l’altro come risorsa. La capacità di dialogo e confronto è una dimensione necessaria a scoprire che la relazione è sorgente per la vita personale e di coppia, elemento indispensabile del vivere insieme e del bene comune. «L’educazione è strutturalmente legata ai rapporti tra le generazioni, anzitutto all’interno della famiglia, quindi nelle relazioni sociali. Molte delle difficoltà sperimentate oggi nell’ambito educativo sono riconducibili al fatto che le diverse generazioni vivono spesso in mondi separati ed estranei. Il dialogo richiede invece una significativa presenza reciproca e la disponibilità di tempo». Per maturare in pienezza occorre quindi l’apporto significativo delle figure genitoriali e del mondo degli adulti.

- Progettualità: questo obiettivo vuol far crescere la consapevolezza della necessità di un progetto di vita per se stessi e per la coppia che sta nascendo. Spesso in molti giovani che percepiscono di amarsi manca una vera e propria progettualità che dia un orizzonte aperto e di speranza all’amore. Si rischia di vivere solo i frammenti del presente, senza dare pienezza alla relazione. È bello e liberante prendere coscienza che la propria esistenza è un dono ricevuto per essere donato nella vocazione sponsale, vissuta nell’orizzonte della fede, sulle orme di Cristo sposo che si offre alla Chiesa sua sposa.

Poiché la preparazione al matrimonio è una scelta vocazionale, nel contesto di un cammino graduale e continuo, la comunità cristiana è chiamata a offrire percorsi di accompagnamento per i diversi momenti dello sviluppo affettivo, relazionale e spirituale della persona e della coppia. Il tempo del fidanzamento, oggi ancora non pienamente valorizzato dalla comunità cristiana, è un momento prezioso in cui i giovani sono più sensibili a domande che interpellano la loro libertà. Per questo è urgente aiutarli a motivare la scelta e la decisione per un’alleanza nella fiducia e nell’affidamento l’uno all’altro, facendo scaturire la riflessione, se pur in fase iniziale, del perché sposarsi e perché sposarsi in Chiesa. Nella coppia nascente la costruzione di una relazione autentica nella libertà e nel rispetto reciproco nasce dalla consapevolezza che l’amore comporta una responsabilità: amare è desiderare il vero bene dell’altro, diventare capaci di donarsi reciprocamente e generare, nella stabilità della vita familiare, la vita, il figlio dono dal dono. Nei cammini di accompagnamento, oltre alla relazione di coppia, è determinante l’esperienza di gruppo per crescere nella consapevolezza che la consistenza del “noi” si realizza nell’appartenenza a un contesto ecclesiale e sociale.

Ci permettiamo di sollecitare, pur nella consapevolezza della profonda crisi di vocazioni che attraversa la nostra epoca, una rinnovata presenza degli Istituti di vita consacrata nell’accompagnare, insieme ai sacerdoti e agli sposi, le tappe di maturazione affettiva nei fanciulli e adolescenti. In passato molte generazioni di sposi hanno ricevuto un prezioso apporto nel campo educativo attraverso i fecondi carismi della vita religiosa. A maggior ragione oggi, in una emergenza educativa che ci interpella seriamente, la vitalità dei carismi della vita consacrata, in particolare di quella femminile, potrà rivelarsi una straordinaria opportunità di crescita per i fidanzati, gli sposi e l’intera comunità cristiana. Ciò aiuterà a comprendere l’amore sponsale all’interno della vocazione all’amore ricevuta nel battesimo, e vissuta dai religiosi e dai consacrati secondo una modalità differente e complementare rispetto a quella sponsale.
Il reciproco rimando tra la vocazione al matrimonio e la vocazione celibataria e verginale permette infatti di illuminare più pienamente il significato ultimo del
matrimonio, che è quello di vivere nel dono di sé e nella comunione con Dio.

Sono in primo luogo i genitori, ma anche quanti con loro operano nell’ambito educativo e quanti accompagnano i giovani nel loro cammino di fede, che hanno la
missione preziosa di aiutare a interpretare e far maturare l’esperienza amorosa. Genitori ed educatori, con il supporto di specialisti illuminati dalla fede, prevedano momenti in cui affrontare le domande scottanti dei ragazzi sulla sessualità, con la sapienza di andare oltre interrogativi e curiosità per dischiudere a poco a poco la bellezza della vocazione all’amore. Gli interventi saranno tanto più incisivi quanto più ben strutturati e organizzati in forma di percorsi di educazione all’affettività e alla sessualità, all’interno del loro normale itinerario di fede. È particolarmente utile con ragazzi e adolescenti l’aiuto di operatori della pastorale della comunicazione, che collaborino per proporre occasioni di educazione all’immagine e al linguaggio dei media. I ragazzi sono perennemente a contatto con musica, tv e radio, immersi nel web: non vanno lasciati soli in quegli ambienti, ma accompagnati in una fruizione critica e intelligente. Nella catechesi e nei gruppi formativi si possono coinvolgere con profitto fidanzati e coppie di sposi, perché testimonino la loro esperienza di amore. I consacrati e le persone in cammino verso questa meta non temano di raccontarsi: troveranno negli adolescenti interesse e capacità di comprensione sorprendenti.