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Anno, Paese: 1999, Portogallo/Francia/Spagna

Regia: Manoel de Oliveira
Attori: Chiara Mastroianni, Pedro Abrunhosa, Antoine Chappey, Leonor Silveira, Francoise Fabian
Casa distributrice: Mikado Film

Durata: 108 min.

 

Il soggetto è tratto dal romanzo "La Princesse de Cleves" scritto da Madame La Fayette nel 1600. Nel 1999 Manoel de Oliveira ne dirige una versione calata in panni contemporanei e ambientata in una Parigi altoborghese solida e concreta, dove si è abituati a far andare di pari passo i problemi sociali con quelli esistenziali. Non si può non ricordare che questa operazione è affrontata dal regista portoghese appena arrivato al traguardo dei 91 anni ma ancora caparbiamente e tenacemente legato alla volontà di sondare i meccanismi dell'animo umano, di accostarsi con pudore e delicatezza alla soglia di sfumature psicologiche difficili da cogliere, di farsi trovare a fianco dell'uomo e della donna quando prendere la giusta decisione sembra quasi impossibile.

I temi sono seri e alti: una disamina dei sentimenti e delle passioni, il malessere esistenziale occidentale, l'innocenza dei comportamenti, il senso della colpa, la richiesta di perdono. Quello di de Oliveira è un universo particolare: dentro il suo modo di fare cinema, asciutto, lineare, rigoroso, non c'é posto per effetti speciali o soluzioni roboanti. Il tono 'morale' dello stile narrativo (primi piani, inquadrature povere, didascalie, voce fuori campo) trova il corrispettivo nei gesti, nelle parole, nelle azioni dei personaggi. Ne deriva una riflessione sui valori della vita e della morte, un contrasto tra ragione e anima che non prevede soluzione precostituite. De Oliveira non fa (né potrebbe fare) esplicite dichiarazioni di fede. Ma la lettera conclusiva é un'apertura di scelta e di speranza che, al pari della canzone successiva cantata da Abrunhosa, diventa testimonianza d'amore ricca e palpitante, tanto più carica di significato perchè arriva da un ultranovantenne che crede ancora nella vita e nella capacità di soffrire per arrivare all'equilibrio. Per tutti questi motivi, il film é da ritenere molto positivo, da valutare come raccomandabile e complesso nella forma espositiva da confrontare in dibattiti.