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Abbiamo già sottolineato l’opportunità che il percorso di preparazione al matrimonio non sia compiuto negli ultimi mesi prima della celebrazione, ma venga anticipato almeno di un anno, affinché possa incidere in modo significativo sul progetto di vita della coppia, fino a rendere possibile anche una decisione diversa rispetto alle nozze, una volta comprese le caratteristiche del matrimonio cristiano. Il numero degli incontri deve permettere di affrontare almeno i temi essenziali del matrimonio cristiano e della relazione di coppia. Un approccio equilibrato e realistico suggerisce di impostare i percorsi su un numero di circa dodici incontri. Soggetto degli itinerari di fede verso il matrimonio è la comunità cristiana, che attua così la sua opera di evangelizzazione. Pertanto i percorsi di fede verso il sacramento del matrimonio non possono essere delegati ad altri (cfr n. 26), in quanto costituiscono un impegno primario della Chiesa che, con la presenza e partecipazione dei suoi vari membri, esprime la varietà dei carismi, annuncia il Vangelo e si propone ai fidanzati nel concreto vissuto della loro esistenza. Proprio in questa occasione, talvolta essi fanno di nuovo, spesso dopo anni, l’esperienza della Chiesa che li cerca e li accoglie con premura. La proposta di percorsi di fede verso il sacramento del matrimonio incontra oggi le molteplici situazioni di vita dei destinatari dovute al lavoro, allo studio, alla maggiore mobilità, e richiede anche una formulazione nuova e duttile, che però non deve mai contraddire il carattere di percorso e negare, di fatto, la presenza e la soggettività della comunità cristiana.

Anche quando ci si avvale del contributo di esperti e di professionisti per affrontare alcune tematiche, è opportuno che il gruppo sia accompagnato nel cammino da una équipe fissa di animatori, costituita – come già detto – da un sacerdote, da coppie di sposi e da persone consacrate, in proporzione ragionevole rispetto al numero di coppie di fidanzati partecipanti. Questa sinergia tra diverse figure è importante: i fidanzati hanno così la possibilità di sperimentare dal vivo la complementarità e cordiale collaborazione tra i ministeri e i carismi con cui si edifica la Chiesa.

Rispetto ai metodi utilizzati per la conduzione degli incontri, l’esperienza evidenzia l’opportunità di creare momenti ricchi di confronto all’interno della coppia e fra le coppie partecipanti, che vedano il coinvolgimento dei fidanzati a partire dalla loro concreta situazione di vita, evitando le lezioni frontali. È molto apprezzato, e quindi consigliabile, il lavoro in piccoli gruppi, coordinati e stimolati dalle coppie di sposi dell’équipe. Si tratta in sostanza di costruire un clima nel quale i fidanzati si sentano protagonisti del loro cammino di formazione, in un contesto di relazioni interpersonali significative. Perché ciò si verifichi, sono necessarie alcune condizioni. Il primo passo è quello di accogliere i fidanzati con familiarità e amore, accettandoli come sono, amandoli senza giudicarli e accompagnandoli per un tratto di strada nello stile di Emmaus (cfr Lc 24,13-35): ascoltandoli, condividendo il loro cammino, partecipando alle loro emozioni e difficoltà, e aiutandoli a scoprire, con l’aiuto della parola di Dio, la profondità e la bellezza del mistero che stanno vivendo. L’ambiente in cui si svolgono gli incontri deve essere accogliente, familiare e mettere a proprio agio i fidanzati. Il numero delle coppie in ogni gruppo sia compatibile, oltre che con le risorse di animatori disponibili, con la possibilità di conoscere bene ogni persona e di ascoltare e di far intervenire tutti.

È auspicabile che tutti gli operatori, i sacerdoti, adeguatamente formati già dal seminario, le persone consacrate, gli sposi accompagnatori, siano sempre più preparati al ministero di accompagnamento dei fidanzati verso il matrimonio. Certamente può essere un buon inizio la formazione sul campo con l’affiancamento a persone già esperte, ma non è sufficiente. È necessario che vengano approntati percorsi formativi, con appositi sussidi, sia sui contenuti che sul metodo, a livello diocesano o regionale, e gli operatori siano stimolati e sostenuti, in tutte le forme necessarie, nell’impegno che questi percorsi comportano. Un’altra realtà, anch’essa riscontrabile nell’esperienza pastorale, è la grande varietà di sussidi utilizzati per l’articolazione dei corsi. Senza nulla togliere alla loro validità, l’enorme frammentazione riscontrata non giova certamente alla possibilità di offrire a tutti i fidanzati un percorso completo, equilibrato, coerente.

Se non pochi dei fidanzati che richiedono il sacramento del matrimonio sono da tempo distanti dalla pratica religiosa e dalla partecipazione attiva alla vita della comunità cristiana, non possiamo dimenticare che vi sono giovani che scelgono di sposarsi in chiesa con una chiara coscienza di fede, magari dopo cammini pluriennali all’interno della comunità. È bene che a loro siano offerte occasioni formative più approfondite e distese nel tempo, con cammini più prolungati e articolati, anche con la collaborazione delle aggregazioni laicali che, portando metodologie e carismi loro propri, da tempo collaborano efficacemente con la pastorale familiare diocesana. È da simili coppie che possono scaturire gli operatori della pastorale familiare di domani, e possono nascere le opportune iniziative di continuità, quali ad esempio i gruppi famiglia, per proseguire l’accompagnamento dei fidanzati dopo il matrimonio.