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Per consentire il cammino di preparazione, i fidanzati sono invitati a presentarsi al parroco, cui spetta procedere all’istruttoria e al cosiddetto esame prematrimoniale, possibilmente circa un anno prima della data prevista per le nozze. Il parroco a cui rivolgersi può essere uno dei due delle parrocchie di residenza dei nubendi, a loro discrezione. In questo primo colloquio è cura del sacerdote accogliere la richiesta di celebrazione del matrimonio cristiano, aiutando la coppia a chiarire le ragioni di tale scelta e invitandola a partecipare agli itinerari per i fidanzati programmati dalla parrocchia o dalla diocesi. Il parroco deve tener conto della diversa situazione spirituale dei singoli fidanzati, che richiede molte volte approcci differenziati, e favorire, sin da allora, anche forme personalizzate di riscoperta della fede, avvalendosi della collaborazione di famiglie che siano di riferimento per queste giovani coppie.

In questo colloquio, o in più colloqui, il parroco pone cura e attenzione nell’accompagnare i fidanzati a compiere una scelta libera e consapevole, che interpella non solo le loro convinzioni ideali e di fede, da riscoprire e rafforzare in occasione del matrimonio, ma anche tutte le dimensioni dell’intelletto e della volontà che necessitano di essere accolte con grande maturità, perché la chiamata al matrimonio sia il più possibile libera e consapevole, e così pienamente umana.

Il colloquio, come facilmente si intuisce, dovrebbe aiutare la persona a comunicare sinceramente i propri punti di vista e le proprie decisioni in ordine al matrimonio, manifestando in modo libero e autentico i contenuti del proprio progetto matrimoniale. Infatti, «il diritto a contrarre matrimonio – ha richiamato Benedetto XVI – presuppone che si possa e si intenda celebrarlo davvero, dunque nella verità della sua essenza così come è insegnata dalla Chiesa. Nessuno può vantare il diritto a una cerimonia nuziale. Lo ius connubii, infatti, si riferisce al diritto di celebrare un autentico matrimonio. Non si negherebbe, quindi, lo ius connubii laddove fosse evidente che non sussistono le premesse per il suo esercizio, se mancasse, cioè, palesemente la capacità richiesta per sposarsi, oppure la volontà si ponesse un obiettivo che è in contrasto con la realtà naturale del matrimonio»20. In questa fase, quindi, da parte dei pastori è opportuno l’esercizio di un sapiente discernimento, in un accompagnamento premuroso che si avvalga eventualmente di coppie mature e prudenti come collaboratori.