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Il cammino della fede    Lc 4, 1-13

“Mio padre era un arameo errante”. La fede di Israele è nata camminando. Mio padre ha camminato! Mio padre era un uomo in cammino. La fede è il racconto di un cammino, con le sue varie tappe (Egitto, deserto, terra promessa...). Siamo chiamati anche noi a diventare erranti, a camminare. L’esperienza dell’attraversare il deserto, nel labirinto della vita, darà forza e spessore alla fede. Camminiamo tra prove e tentazioni, tra ostacoli e cadute, tra sconfitte e vittorie.

* La prima tentazione è il rifiuto della realtà: trasformare le pietre in pane. È la fatica di accettare il limite, di accettare di avere fame e di essere senza pane. È il rifiuto di accogliere la realtà della vita così come si presenta, senza sovvertirla e mistificarla, senza vedere sempre ciò che manca e nascondere ciò che esiste: le pietre sono pietre, la fame è fame.

La prima tentazione insinua il sospetto che la vita umana, così com’è, sia maledetta, sia una condizione da fuggire. Sperimentare la fame e il bisogno, invece, significa rendersi conto della nostra vulnerabilità, della nostra creaturalità.

Gesù accetta l’umanità, così com’è, anche debole e affamata. Senza nessuna magia che trasforma le pietre in pane. Ci insegna ad accettare la povertà della nostra condizione, il nostro limite e i nostri bisogni come condizione per la ricerca di un Altro di cui abbiamo fame. Di cui aver fame.

* La seconda tentazione riguarda il possesso dei beni in cambio di una sottomissione: “Se ti prostrerai”. È la tentazione di dipendere dai doni di Dio e non dal Dio dei doni. È il fascino terribile di ogni ricatto affettivo, commerciale e relazionale “Se tu mi dai... allora io ti do”. Il ricatto illude di esprimere la generosità di un dono, invece nasconde la volontà di controllo che toglie spazio alla libera risposta.

Chi ci insegnerà a vivere legami liberi e responsabili nei confronti delle cose e delle persone, senza prostrazioni o ricatti, senza essere vittime o carnefici, senza promettere una cosa per averne un’altra in cambio, senza confondere l’offerta di un dono con la stipulazione di un tacito contratto di dipendenza?

“Ti darò i regni della terra… se a me ti prostrerai.... “. Un dono senza libertà conduce alla perdita della stessa libertà e crea un legame di dipendenza. Una libertà senza dono invece è vuota e irresponsabile. Gesù sceglie di legarsi nella libertà a tutti senza trattenere nessuno. Gesù è tanto libero interiormente quanto capace di relazione con tutto e tutti, dai pubblicani ai gigli del campo.

* La terza tentazione riguarda l’uso dell’autorità che può creare una sottomissione ancora peggiore. Oppure può essere veramente un servizio per gli altri. Gesù rifiuta l’autorità che diventa esercizio di forza.

“Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”, cioè non utilizzerai il nome e l’autorità di Dio per il tuo tornaconto. In nome di Dio si sono perpetrati crimini atroci. Gesù ci insegna l’obbedienza filiale al Padre e si è reso solidale con tutti, al servizio di tutti, fino a subire, lui innocente, una ingiusta condanna per dissolvere le forme dell’autorità umana fino a inchiodarle su una croce.

La quaresima, con l’austero segno delle ceneri, ci ricorda che il tempo della prova si è spalancato davanti a noi. Gesù ci aspetta per guidare la traversata.

Noi siamo pellegrini decisi ad attraversare il deserto o solo turisti dell’illusione dello spirito?

Don Paolo Zamengo, prete salesiano