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Ricordati di me.

Settimana santa è accompagnare Gesù rimanendogli accanto nella profonda solitudine della sua sofferenza. Non possiamo limitarci a seguirlo per ammirarlo ma dobbiamo accompagnarlo fin dentro la notte dell’abbandono e giungere con lui sotto la croce.

Nell’orto degli ulivi Gesù sente forte la tentazione dell’onnipotenza e di evitare il dramma della sofferenza in modo indolore. Vorrebbe non bere il calice amaro ma si arrende, per amore, alla volontà del Padre.

C’è un ritornello che accompagna Gesù fin dai giorni delle tentazioni nel deserto: “Se tu sei il figlio di Dio”, fai un miracolo, “scendi dalla croce e ti crederemo”.

Qualsiasi uomo lo farebbe. Qualsiasi di noi. Scendere dalla croce è la fatica di tutti i giorni della nostra vita. Il dolore fa male. La croce non è la nostra scelta di vita. Scendere dalla croce, per l’uomo, è una vittoria.

Ma Dio non lo fa. Dio non scende dalla croce, solo lui può farlo. Gesù entra nella tragedia umana proprio salendo in croce e vi si inchioda per essere là dove vive, dove soffre e dove muore l’uomo. Ogni uomo.

Lo fa per amore. La prima condizione dell’amore è essere là dove è colui che si ama. Gesù rimarrà inchiodato alla croce fino a che, sulla croce del mondo, ci sarà ancora un uomo, l’ultimo.

“Ricordati di me” supplica il ladrone pentito. “Oggi sarai con me, in paradiso” risponde Gesù. In questo ladrone giustiziato vive il mistero dell’amore di Dio. Non c’è creatura umana, non c’è uomo che non venga raccolto e salvato da Gesù. Nessuno potrà andare così lontano da non essere raggiunto dal “Sarai con me”.

Le braccia di Gesù, inchiodate in un abbraccio senza fine, dicono il suo amore. Raccontano le porte eternamente spalancate del paradiso. Rivelano il cuore accogliente di questo Dio padre follemente prodigo d’amore e di misericordia. Porte e braccia che resteranno aperte, spalancate e illuminate per sempre. Per me.

“Ricordati di me, Signore”. “Oggi, sarai con me che sono il paradiso”.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano