L’assenza di Tommaso: 20, 19-25

La paura non è scomparsa ma il ritrovarsi degli apostoli, forse provocati dalla Maddalena, annuncia che si preparano a incontrare Gesù. Questo incontro è un momento importante. Ma c’è un vuoto nel racconto. Come mai proprio adesso Tommaso non c’è? Proprio adesso che il gruppo sembra essersi ricompattato? Forse il più coraggioso di tutti che aveva detto “andiamo a morire con lui” è diventato il più pauroso? Anche lui ha paura paura dei giudei? O è deluso?

Il testo non dice nulla. Il comportamento di Tommaso è sorprendentemente carico di significato. L’evangelista Giovanni dice che è “uno dei dodici”. Lo aveva detto anche di Giuda “uno dei dodici”.

Si può fare un collegamento tra il caso Giuda e il caso di Tommaso, assente all’incontro con il risorto e tuttavia “uno dei dodici”? In quanto uno dei dodici non doveva mancare all’incontro appunto come Giuda non avrebbe dovuto tradire.

Tommaso dubita dopo che i discepoli gli avevano parlato della venuta di Gesù. Perché questa insistenza a voler vedere e toccare? Oltre alla sua assenza inscusabile, la seconda colpa di Tommaso è la mancanza di fede e il rifiuto della mediazione della testimonianza dei suoi compagni.

Otto giorni dopo, Gesù prende l’iniziativa dell’incontro, riprendendo e ripetendo quasi alla lettera come uno che ha sentito la rivendicazione di Tommaso, le sue parole di incredulità e di scetticismo: “Se non vedo, se non metto…non credo”. E Gesù gli risponde: “Metti…guarda…credi!”.

La trasformazione di Tommaso si manifesta in due modi. Prima rinuncia ad andare in fondo alle sue esigenze di toccare le ferite del Signore. Poi, Tommaso risponde col grido di fede più grande che un uomo o una donna abbiano mai lanciato nel Vangelo: “Mio Signore e mio Dio!”.

Colui che aveva rifiutato la testimonianza dei suoi fratelli, manifesta ora una fede piena, assumendo le due dimensioni del credente. La prima dimensione porta a riconoscere i titoli di Gesù. Tommaso proclama che egli è Signore e Dio. Poi il suo coinvolgimento personale che è espresso in quel “Mio Signore e mio Dio”. Mio.

Tommaso ha voluto vedere mentre avrebbe potuto essere il primo beato a credere senza aver visto. E Gesù, davanti a lui che avrebbe potuto essere il primo cristiano a diventare credente proclama “beati” coloro che “pur non avendo visto crederanno”.

Tuttavia, nella sua difficoltà a credere, nelle sue contraddizioni, e anche nella sua solitudine, Tommaso rimane uno di noi. Tommaso detto anche “gemello”. Proprio lui discepolo in posizione precaria, acquista un valore emblematico. In questo senso è forse davvero il “gemello” di tutti noi.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano