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Illuminare la notte       Mt 25, 1-13

Rischiarate da una luce tremolante, dieci ragazze escono di casa nel cuore della notte per scortare lo sposo. Sono le damigelle d’onore che precedono e accompagnano il corteo nuziale. L’olio che alimenta le loro lampade e illumina la notte è l’amore per lo sposo.

L’amore è una forza, è una energia straordinaria. Non lo si può produrre per conto terzi né lo si può dare in prestito per quanto si possa essere generosi. L’amore svela confini insospettati, illumina la notte oscura della prova, dissolve i banchi di nebbia nei cuori, rende capaci di perdono e tolleranza, genera ottimismo e la speranza. L’amore disarma anche i nemici, scioglie la durezza degli anni, costruisce ponti e fa parlare lingue nuove. L’amore libera dalle catene dell’egoismo, rende capaci ci intraprendere strade impensate e mette ali ai piedi stanchi e tristi.

Ma perché l’amore sia autentico deve attingere linfa da Gesù. Con la sua vita e la sua parola Gesù ha annunciato l’amore creativo di Dio che predilige gli umili e i poveri in spirito e fa beati i miti e i puri di cuore. Se questo amore abita il cuore del cristiano, la lampada che lo accompagna nel viaggio della vita, non potrà mai rimanere senza olio.

“Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono”. Il ritardo dello sposo rivela il diverso grado di vigilanza delle ragazze. Il ritardo è un banco di prova che fa venire a galla la qualità dell’olio che alimenta le lampade. Già una volta, ad un’altra festa di nozze, venne a mancare il vino che poteva trasformare in tragedia la liturgia della vita appena iniziata.

Il protrarsi dell’attesa fiacca, talvolta, l’entusiasmo iniziale, talvolta lo spegne perfino. Certamente mette a dura prova le motivazioni, le purifica e le seleziona. Quest’olio contenuto in piccoli vasi rivela anche la precarietà umana. C’è bisogno di continua vigilanza per non sciupare la ricchezza dello spirito perché dormire, rinunciare o arrendersi sembra, a volte, la soluzione più semplice.

Alle dieci ragazze invitate ad accompagnare lo sposo nel suo ingresso alla festa dell’amore si è rivelato impossibile evitare di addormentarsi. Ma c’è qualcosa che fa la differenza: la riserva d’olio che cinque giovani sagge hanno con sé mentre ne sono prive le altre sventurate ragazze. Non è lo sposo che si è dimenticato della festa, non è lo sposo che si è attardato inutilmente, sono le ragazze che hanno perso tempo distratte dalla presunzione di essere certe di trovare la porta della festa sempre spalancata.

Dieci ragazze andavano alla festa dell’amore ma cinque avevano il cuore vuoto di quell’amore che avrebbero dovuto conservare, proteggere, difendere e alimentare. Sono le opere buone, sono le opere dell’amore, quell’amore sul quale anche noi saremo giudicati al termine della nostra vita e che peserà sulla bilancia del nostro destino.

Il grido: “Ecco lo sposo”. Mai un grido, nel buio della notte, è stato più rassicurante e liberatorio. Lo sposo c’è, lo sposo arriva e accende la festa. Dio è questa voce che risveglia, che intona l’alleluia di Pasqua, è Gesù lo sposo che spalanca la porta. Il suo amore rigenera chi nella vita ha cercato di amarlo.

Questa parabola dolce, e implacabile insieme, ci invita a verificare lo stato della nostra lampada. Il vero pericolo non è di addormentarsi ma di aver spento la speranza.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano