LogoBlu

Don Bosco padre, maestro, amico  Mt, 4, 1-6.10

Voglio raccontarvi due storie che possono aiutarci a capire qualcosa del mistero della vita e della santità di Don Bosco. Padre, maestro e amico. Queste parole sono tre prospettive, tre angolature, tre piani, tre dimensioni, tre colori che possono racchiudere come in un mosaico la grandezza di Don Bosco. Tre aspetti di una vita tutta spesa fino a consumarsi per i suoi giovani.

Don Bosco è stato padre, maestro e amico dei giovani perché li ha amati come il bene più grande della sua vita di sacerdote. Ha voluto loro bene, ma soprattutto ha voluto il loro vero bene. Per questo si è prodigato con tutte le sue forze per avviarli alla vita educandoli alla fede cristiana e alla responsabilità civile.

Ecco il primo racconto. Una sera un vecchio capo della tribù dei Cherokee raccontò al nipote più piccolo la storia della sua vita. Il giovane Cherokee beveva ogni parola del vecchio guerriero. Si era creato un grande silenzio attorno al fuoco della tribù. Al termine il nonno disse le sue ultime parole: “Figlio mio, dentro il cuore c’è una battaglia ed è fra due lupi che convivono in noi. Uno è il lupo nero. È il male, la rabbia, la paura, la gelosia, l’invidia, il sotterfugio, l’autocommiserazione, il rimpianto, il rancore, l’avidità, la falsità, la violenza. L’altro è un lupo bianco, è il bene, la gioia, l’amore, la pace, la speranza, la serenità, l’umiltà, la gentilezza, la benevolenza, la generosità, la verità, la compassione, la fiducia. Poi il vecchio tacque. Nessuno parlava. Nel cerchio si sentiva soltanto il fuoco che scoppiettava consumando un grosso ceppo della foresta. Il piccolo nipote restò in silenzio qualche istante e poi chiese: “Nonno, quale lupo vince?” L’anziano Cherokee raccolse dentro di sé la forza della verità e disse queste parole: “Vince quello a cui tu dai da mangiare”.

Ed ecco la seconda storia. Narra una leggenda che ogni Cherokee per diventare adulto deve superare una prova. Viene portato nel cuore della foresta dal padre che gli mette una benda sugli occhi in modo che non possa vedere assolutamente niente. Poi il padre se ne va lasciandolo solo. Il ragazzo deve rimanere seduto su un tronco fino a quando la luce del mattino gli arriva sul viso e gli annuncia che la notte è passata. Il giovane non deve piangere né tantomeno gridare per chiedere aiuto. E al mattino giura di non parlare con nessuno, di non dire nulla agli altri, perché ogni ragazzo diventa uomo secondo le sue forze. Durante la notte il ragazzo, nel buio è terrorizzato, sente ogni tipo di rumore, bestie selvatiche di sicuro sono intorno a lui o anche qualche uomo malvagio che potrebbe fargli del male. Il vento soffia forte, fischiando tra i rami, scuotendo l’erba e persino il tronco dove è seduto, ma nonostante tutto, il ragazzo resiste, coraggiosamente, senza mai togliersi la benda dal viso. Perché quello era l’unico modo per diventare un vero uomo! Finalmente dopo la lunga notte il primo raggio di sole si posa sui suoi occhi e lui può rimuovere finalmente la benda. È, a questo punto, che scopre che suo padre è rimasto sempre seduto sul tronco vicino a lui. È rimasto lì tutta la notte, per proteggerlo da ogni pericolo.

Don Bosco non ha solo insegnato ma ha dimostrato con la vita quello che ha insegnato. Come una sentinella è rimasto a vegliare per indicare la strada, per difendere dai pericoli, per offrire ai più deboli il sostegno della fede per superare le prove o le ferite della vita.

A Giovanni Bosco non è bastato essere un bravo educatore, ha voluto essere di più per i suoi ragazzi. Essere “Don Bosco”, un sacerdote, pastore e guida. Per questo neppure essere semplicemente Don Bosco gli è stato sufficiente. Ha voluto essere molto molto di più ancora e il Signore glielo ha concesso. Per noi è San Giovanni Bosco. Adesso è davvero per tutti e per sempre Don Bosco, Padre, Maestre e Amico.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano