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Una cascata di luce   Mc 9, 2-10

Questo fatto doveva rimanere segreto. Del resto nessuno lo avrebbe compreso. Perciò le indicazioni di Gesù erano precise. Nessuno ne deve parlarne “se non dopo che il Figlio dell’uomo sia risorto dai morti”.

Ciò che avevano visto era inatteso, sorprendente. Non sanno cosa dire e sono anche spaventati. Hanno difficoltà a riconoscere questo Gesù trasfigurato. “Fu trasfigurato”. Questa parola appare qui per la prima volta e, forse, fu coniata espressamente per esprimere ciò che era decisamente fuori dal comune.

Ciò che i discepoli scoprono di Gesù è il suo lato segreto, riservato. Una cascata, una valanga di luce che scaturisce dal suo corpo rendendo le sue vesti di un candore inimitabile qui sulla terra, e poi quella familiarità straordinaria e intima con i profeti più celebri della storia.

E, al culmine, la nube e la voce: “È il Figlio mio, l’amato, ascoltatelo”. Una voce che non poteva essere che quella di Dio in persona, la voce di un padre che ama e che presenta ai discepoli suo Figlio e, a loro, lo affida.

Forse ora i discepoli intuiscono ciò che probabilmente accadeva tra Gesù e il Padre quando si ritirava in disparte, di notte o all’alba, nella preghiera. In quei momenti Gesù si rivolgeva a Dio suo Padre con la consapevolezza di essere il Figlio amato.

I discepoli lo intuiscono ora in quel torrente di luce e di dolcezza di cui non percepiscono che un piccolissimo fiotto marginale: “Rabbì, è bello per noi essere qui”. Gioia soltanto balbettata per un frammento del segreto di Gesù che si era loro rivelato ma che restava incomprensibile finché la luce della risurrezione non si fosse levata dinanzi ai loro occhi.

Un segreto indimenticabile però, del quale conserveranno preziosamente il ricordo che li accompagnerà lungo il cammino fino alla Pasqua. Ed è proprio la Pasqua il termine posto da Gesù al loro silenzio. La Passione è un mistero ancora più oscuro. Ma non c’è Pasqua senza Passione.

Nei vangeli, il racconto della Trasfigurazione precede sempre quello della Passione. Il silenzio imposto da Gesù lo capiremo più tardi e sarà fonte di gioia quando finalmente ci sarà concesso di parlare. È un viatico per noi che siamo chiamati a seguire Gesù su una via che ora punta decisamente verso Gerusalemme.

Lungo tutto questo cammino il segreto della trasfigurazione ci accompagna fin nel cuore dei nostri deserti e delle nostre tentazioni. È presente in filigrana dietro ogni sofferenza e fino alle soglie della morte. Non c’è dubbio: oggi sappiamo che ogni Calvario sarà per noi un giorno trasfigurato.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano