Lei non sa chi sono io     Mc 6, 1-8.

Una delle grandi preoccupazioni della chiesa di oggi è come annunciare Gesù e come farlo conoscere. La preoccupazione è rivolta al futuro. Sarebbe ed è stato più facile fermarsi a incolpare il mondo dei suoi mali e infarcire le prediche di rimproveri e di pessimismo. Era lo stile del passato.

Il vangelo di oggi ci dice che non è mai stato facile conoscere Gesù. Anche durante la sua vita terrena e da parte di chi gli stava intorno tutti i giorni. Questi cosiddetti vicini si limitavano alla sua carta di identità umana con i nomi e il mestiere dei genitori e della famiglia, senza mai inoltrarsi e penetrare il profondo segreto del cuore di Gesù. E credevano di sapere tutto di Gesù.

Eppure: “Donde gli vengono queste cose? E che sapienza è mai questa che gli è stata data? E questi prodigi compiuti dalle sue mani? Non è costui il carpentiere, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?”.

Un filotto di cinque domande più per sminuire e spegnere gli entusiasmi che Gesù suscitava, e non per aprire il cammino della ricerca e della scoperta nei suoi confronti. Eppure Gesù non ha mai detto quello che spesso noi diciamo come vanto o minaccia: “Lei non sa chi sono io!”.

Gesù si adatta, non forza i tempi e viene espulso da Nazareth. Gesù non cerca il successo e se, qualche volta, il successo sembra avvolgerlo, di fatto è sempre momentaneo e soprattutto ambiguo.

La sua parola avvince, parla come mai nessuno, le sue guarigioni smuovono le masse, gli portano tutta la serie delle miserie umane e per questo vogliono perfino farle re. Lo vogliono anzi lo pretendono al loro servizio. Vogliono i doni di Dio non vogliono e non interessa il Dio dei doni.

Vogliono che qualcuno li guarisca miracolosamente, in fretta. Non vogliono imparare il lento e profondo miracolo della guarigione personale del cuore. Guarigione che può solo avvenire se all’opera di Gesù si unisce la nostra collaborazione, convinta, sincera, fatta di piccoli passi, di cammini sempre ripresi e di conquiste sempre da confermare.

Gesù non vuole stupirci con il gioco delle tre carte e nel suo cilindro non ha nascosto il coniglio o le colombe. Gesù insegna il miracolo della fede nel cuore del credente. Piuttosto se ne va.

Gesù ha conosciuto molti rifiuti. Abbandona Nazareth quando vogliono salvare l’onore della sua famiglia chiamandolo matto. Se ne va quando vogliono farlo precipitare dalla rupe. “Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua”.

Solo quando dal Padre gli è stato chiesto il miracolo dell’amore senza fine, Gesù non è fuggito né si è nascosto. Era questo il prezzo da pagare per vincere il nostro rifiuto e il nostro abbandono, e lo paga.

Chi coltiva una relazione profonda con Gesù incontra la salvezza. Chi Invece si blinda nella conservazione del presente o del sicuro, vive giorni soffocati e dall’incontro e rimane fuori ed estraneo.

La salvezza portata da Dio ha scelto la via dell’incarnazione. Gli abitanti di Nazareth non permettono a Dio di agire per mezzo di Gesù suo figlio fatto uomo e preferiscono ingabbiare Gesù nell’etichetta “figlio del carpentiere”. Si raccomanda a una mamma di non buttare via con l’acqua sporca anche il bambino. Noi invece buttiamo via Gesù e ci teniamo l’acqua sporca.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano