{xtypo_dropcap}S}/xtypo_dropcap}alvate il fuoco     Lc 12,49-57

Oggi il vangelo trasuda malinconia, la malinconia di Gesù, che sembra dirci: ho portato fuoco sulla terra, ho portato fuoco nei cuori. Ma non basta: bisogna che qualcuno che lo accenda. Come capita per il sole: non basta che splenda nel cielo: bisogna spalancare le finestre. C'è chi confonde il luccichio di un vetro con la luce del sole. C’è chi arreda la cella della prigione come fosse la sua casa.

E Gesù soffre e si tormenta. Ma non arretra e non cancella neanche una virgola del vangelo. Dio non cede alle logiche di mercato, degli sconti, dei saldi di fine stagione pur di racimolare qualcosa o qualcuno. Gesù proclama il suo messaggio intero, sempre, tutto, per tutti.

Le sue parole bruciano, anche a costo di metterci tutti contro tutti: “padre contro figlio e figlio contro padre”. È la forza di quella Parola che chiede lealtà, fedeltà e un po’ di fuoco nel cuore.

Mi fa pensare quella domanda di Gesù: “Perché non giudicate ciò che è giusto?”. Come dire: “Perché non ragioni con la tua testa?”. C'è gente che dà in prestito la sua testa, in comodato d'uso e mette in affitto il cuore e lascia scoperte le serrature dell’ anima.

Ecco le parole di Papa Francesco ai giovani: “C’è una paralisi pericolosa, spesso difficile da identificare o che ci costa riconoscere. Questa paralisi nasce quando si confonde la felicità con un divano! Un divano che ci aiuta a stare comodi, molto tranquilli. Un divano per dormire.

Continua il Papa: “Amici, Gesù è il Signore del rischio. Per seguire Gesù, bisogna avere coraggio, bisogna decidersi a cambiare il divano con un bel paio di scarpe da montagna per camminare su strade mai sognate, su strade che spalancano nuovi orizzonti, capaci di contagiare e comunicare la gioia che nasce dall’amore per Dio, la gioia che ogni gesto d’amore lascia nel cuore.

Questo è il segreto che siamo chiamati a scoprire. Dio aspetta qualcosa da te. Avete capito? Dio aspetta qualcosa da te, Dio vuole qualcosa da te, Dio aspetta te, vuole te.

Le parole della seconda lettura ci aiutano a cogliere il cuore del messaggio di questa domenica. Teniamo fisso il nostro sguardo su Gesù, guardiamo la sua vita, la sua fede, la sua forza e perseveranza. Il Vangelo di oggi ci dona fuoco. E andiamo in difficoltà perché ci chiede di prendere posizione, ci chiede decisione.

Sono venuto a portare fuoco... Quante volte la bibbia ci parla del fuoco. Ci racconta di un roveto che brucia e non si consuma, ci racconta del cuore dei discepoli di Emmaus che si infiamma davanti a Gesù che parla, ci racconta di Gesù stesso che, una notte dopo la sua Resurrezione, accende sulla spiaggia un fuoco per i suoi discepoli stremati da un nuovo insuccesso.

Se la nostra chiesa andasse a fuoco, se le nostre chiese andassero a fuoco, che cosa faremo? cosa farete? La cosa più importante da fare, da salvare... è il fuoco! Quel fuoco che è amore, quel fuoco che è passione, quel fuoco che è desiderio.

La parabola dei talenti ci insegna che ciò che distingue un uomo da un altro non è quello che ha ricevuto ma ciò che ognuno fa di ciò che ha ricevuto. Il vangelo che tutti noi abbiamo ricevuto non è un sonnifero, non è un ombrellone di ferragosto, è fuoco di Dio.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano