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Io mi salverò? {xtypo_dropcap}L{xtypo_dropcap}c 13, 22-30

 

“Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. La domanda è anche nostra. Passano gli anni della vita e l’interrogativo diventa pressante e urgente anche per noi. È naturale, credo.

Questo sguardo sul futuro è segno che non siamo sicuri del presente. E la domanda non riguarda solo il domani vicino, riguarda il nostro futuro definitivo, l’eternità! “Sono pochi quelli che si salvano?”. Cioè, io mi salverò?

Le letture di questa domenica ci forniscano risposte diverse. Nel ritornello del salmo abbiamo proclamato: “Tutti i popoli vedranno la gloria del Signore”. Tutti. E la profezia di Isaia nella 1a lettura si apre con parole simili: “Io verrò a radunare tutte le genti e vedranno la mia gloria”. Possiamo concludere che “tutti” si salvano?

Nel vangelo, Gesù, parla di una porta stretta attraverso la quale molti cercheranno di entrare senza riuscirci. La questione, allora, non è il numero di chi si salva ma un’altra: come posso essere io nel numero dei salvati.

La porta è stretta ma è aperta. Allora facciamoci piccoli e la porta si farà grande. La porta è stretta ma per attraversarla bisogna essere liberi e leggeri. Non si può passare per una porta stretta con un baule! È stretta ma a misura d'uomo! Di un uomo essenziale, che ha lasciato giù tutto ciò di cui si gonfia.

C’è chi si accalca e si vanta di cose che contano poco: abbiamo mangiato e bevuto con te, eravamo in piazza ad ascoltarti. Hanno false credenziali. Fede vera è quando fai te sulla misura di Dio e non quando fai Dio a tua misura.

Gesù dice di se stesso: “Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo”. Insomma per salvarci è essenziale Gesù, senza di lui non si passa, senza di lui nessuno si salva. Alla porta di Gesù siamo invitati a bussare.

Entrare attraverso Gesù vuol dire cercarlo. Per esempio, nella preghiera. Ogni giorno passiamo attraversare quella porta se bussiamo con fiducia. E ogni domenica, celebriamo l’Eucarestia che è la nostra lode e il nostro ringraziamento.

Ma il nostro bussare deve essere sincero. L’ amore deve essere concreto. Chiara deve essere la lotta contro ogni egoismo e visibile l’amore per il prossimo. Solo così Gesù ci riconoscerà e ci aprirà.

Il 15 agosto abbiamo celebrato l’Assunzione di Maria. Non possiamo dimenticare uno dei titoli più familiari con il quale ci rivolgiamo a Lei nelle litanie, “Maria, porta del cielo, prega per noi”. È lei la Vergine umile e obbediente che ci apre quella porta chiusa dalla disobbedienza di Adamo. È la Vergine che intercede per noi peccatori, piccoli o grandi.

Si racconta che un soldato, forse un vecchio crociato, dal passato torbido, abbia chiesto ad un monaco se Dio avrebbe avuto pietà di lui. Il monaco rispose: ‘Dimmi, soldato, se la tua camicia è sporca e strappata, la butti via?” “No - rispose il soldato -: la lavo e la rammendo e poi torno ad indossarla”. “Dunque, concluse il monaco, se tu hai cura della tua camicia e del tuo vestito di stoffa, vuoi che Dio non abbia misericordia di te che sei la sua immagine?”.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano