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È il giorno della gioia   Lc 2, 1-14

Attraverso gli anni, da Natale a Natale, da notte santa a notte santa, ci raggiunge questa gioia. “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”. E in nome di questo bambino tutti vogliono trovarsi uniti, tra amici o in famiglia, per non accostarsi da soli al misterioso banchetto a cui tutti siamo invitati, anche senza comprendere appieno, per ricevere almeno qualche briciola.

È il giorno in cui gli ammalati sperano di tornare a casa, i prigionieri di riavere la libertà, i poveri di trovare calore. È l’ora in cui il perdono non è un impossibile, i cannoni tacciono perché gli uomini possano ascoltarsi e nelle chiese di tutto il mondo le voci si uniscono in una melodia antica.

Tu scendi dalle stelle, o Re del cielo e vieni in una grotta al freddo e al gelo, O bambino, mio divino, io ti vedo qui a tremar! O Dio beato, ahi quanto ti costò l'avermi amato. A Te che sei del mondo il Creatore mancano panni e fuoco, o mio Signore. Caro eletto pargoletto quanto questa povertà più m'innamora giacché ti fece amor povero ancora.

Questa è l’ora in cui il mondo intero è invitato ad assaporare la tregua di Dio. In gran parte è soltanto folclore, diranno molti, forse hanno ragione, ma che importa? E se il folclore non fosse altro che la religione dei più poveri in attesa della rivelazione, alla quale basta forse la gioiosa proclamazione che noi abbiamo appena ascoltato per trasformarsi in fede?

Nessuno è escluso da questa gioia. Fortunati noi che abbiamo la possibilità di capire e comprendere ciò che ancora una volta ci è dato in un eccesso d’amore. Dio non ha risparmiato suo figlio, lo ha donato a noi, lo ha sacrificato per noi, perché avessimo la vita in abbondanza.

Non importa che siano pochi a comprendere. Chi ha avuto la possibilità faccia in modo che anche gli altri prendano parte alla gioia. È la chiesa, la comunità dei credenti, a comprendere pienamente chi è questo bambino nato in questa notte. La chiesa è in festa perché il mondo intero deve ricevere qualche briciola almeno di questa gioia.

Anche al tempo di Gesù sono stati veramente pochi a capire. Maria e Giuseppe a fatica. Qualche pastore, i Re magi. Non Erode, non l’imperatore Augusto, non il governatore Quirinio né le migliaia di cittadini dell’Impero che si pigiavano davanti agli uffici del censimento, quando il corso del mondo era appena cambiato e il mondo ritornava nelle mani di Gesù re dell’universo.

A questa festa non può essere escluso Colui che è l’autore della gioia, pienezza di gioia e principe della pace. Dio viene personalmente a visitarci attraverso suo Figlio. Gesù è il centro della nostra gioia in questa notte, perché la sua gioia è infinitamente più grande della nostra.

Un giorno conosceremo il segreto della gioia di Dio. Gesù lo farà con il ritratto di un pastore che avendo perduta una sola pecora delle cento che aveva, lascia le novantanove ed ogni altra cosa per andare alla ricerca della pecora smarrita. Avendola trovata se la carica sulle spalle e, felice, la porta a casa. E c’è più gioia per quest’unica pecora ritrovata che per le altre novantanove che non avevano bisogno di misericordia.

La gioia del natale è proprio questa gioia di Dio, quella cioè della pecora perduta e ritrovata. Gioia di Dio siamo anche noi che abbiamo bisogno della misericordia. Noi per i quali Gesù il figlio di Dio ha abbandonato tutto, il Padre e il cielo, per raggiungerci e salvarci. Ci prenderà sulle spalle, ci porterà sulle sue braccia, come si porta un bambino appena nato e finirà per condurci per sempre nella gioia della sua casa.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano