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Riavviciniamo l’uomo a Dio Mt 2,1-12

C’è chi guarda i Magi dentro a poetiche interpretazioni o c’è chi vede nei Magi degli eccentrici nababbi, estranei al mondo e dediti alle stelle e che regalano a un povero bambino un po' di oro, incenso e mirra. Ma il testo del vangelo ci restituisce il loro carattere provocatorio.

Infatti, l'episodio ci dice che coloro che riconoscono e adorano il re dei Giudei che è nato, il Salvatore promesso, sono dei lontani stranieri che appartengono ad un'altra cultura, a un’altra etnia; probabilmente hanno un colore della pelle diverso, sono di un'altra religione; appartengono a un popolo sconosciuto tanto da non poterci nemmeno dare un nome.

I capi politici e religiosi del popolo del Signore, quelli che dovevano essere preparati dalla Scrittura ad accogliere il Messia, sono stupiti invece e spiazzati dalla notizia. Così prima ancora che oro-incenso-mirra i Magi ci portano la loro fede, la fede che risulta assente proprio tra coloro che si vantano invece di averla. I capi dei sacerdoti e gli scribi si vantavano ed esibivano i loro segni religiosi, ma si sono trovati completamente impreparati e incapaci di adorazione davanti al Bambino.

Bisogna tornare a Gesù, completamente assente dalle ipocrite ostentazioni dei presepi, dei rosari, dei libri del Vangelo. Perché sono farse prive proprio di ciò che Gesù ha portato: la fraternità, l'accoglienza, l'altruismo, la pace, la riconciliazione. Con umiltà dobbiamo riconoscere che, a volte, la fede ce la portano gli estranei.

I Magi sono condotti dalla stella. È la luce lontana che permette di orientare il cammino anche nel buio della notte. Perciò la stella è simbolo del dono gratuito del Signore, che ci conduce anche dentro la notte del mondo e della fede. Una stella non fa il giorno e la Grazia non ci permette di vedere tutto chiaro e di non avere dubbi. Le stelle sono un piccolissimo punto di luce, eppure da millenni permettono all'uomo di camminare orientandosi, anche meglio che con la luce del sole.

Nel mondo siamo immersi nelle tenebre, come di notte, ma c'è anche la stella che infallibilmente orienta il cammino della nostra vita verso il Signore. Ma l'uomo oggi ha riempito il buio con la luce artificiale che serve soprattutto a controllare che nessuno venga a rubarci a casa i nostri beni. La luce non serve più a camminare, ma a tenersi strette le ricchezze.

Dobbiamo tornare a lasciarci cercare dal Signore e lasciarci condurre mettendoci in cammino con umiltà e coraggio accettando di disinstallarci dalle comode sicurezze. E camminare insieme agli altri uomini, tutti viandanti, precari ma orientati. Perché gli uomini non si dividono tra bianchi e neri, ma fra coloro che sono alla ricerca di un senso umano della vita e chi è arroccato nel possesso geloso del proprio io.

L’apostolo Paolo ci parla dell'esperienza della Grazia, cioè del dono del Signore, che è culminata nella sua conversione. Quando era lontano dalla fede, tanto da perseguitare i cristiani, il Signore si è rivelato a lui e gli ha fatto cambiare completamente strada. Da persecutore della fede ad suo apostolo.

Se il Signore è andato a cercarlo così lontano dalla fede vera, vuol dire che a tutti Dio vuole rivelarsi e donarsi. Cadono oggi tutte le barriere che dividono gli uomini in base alle categorie religiose. Anche gli estranei, i senza Dio, sono chiamati ad essere partecipi della promessa di Gesù per mezzo del Vangelo.

Oggi il problema non è tanto la lontananza dell'uomo da Dio, quanto piuttosto è la nostra religione che ha reso Dio lontano dall'uomo. Paolo, nella sua scrupolosa osservanza della Legge condannava a morte i cristiani perché non la osservavano pienamente. Invece Dio non può essere Dio se una Legge lo tiene lontano dall'uomo. Dobbiamo riavvicinare l'uomo a Dio e l'uomo all'uomo.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano