cookiesE' entrata in vigore (dal 2 giugno 2015) la legge italiana sui cookie che recepisce la direttiva del Parlamento europeo, relativa al trattamento dei dati personali e alla tutela della vita privata nel settore delle comunicazioni elettroniche.
Chiudendo questo banner, acconsenti all’uso dei cookie.

Come il Padre     Mt 5,38-48

Ci sembra che il Signore ci chieda l’impossibile: “siate perfetti come il Padre”. È troppo per tutti! Ma è proprio questo “come” che fa la differenza tra l’uomo recintato nelle sole misure dell’istinto e l’uomo nuovo, invece, plasmato dagli ideali delle beatitudini.

Gesù ci offre la sua esperienza di Figlio di Dio che vive la vita dell'uomo. Gesù è l’Amore del Padre che si incarna nella storia. Questa è la via proposta da Gesù : essere con Lui, segno dell'Amore di Dio nella quotidianità della nostra vita.

"Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico: se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia, tu porgi anche l'altra.” Pare che Gesù risponda al male moltiplicandolo perché gli schiaffi diventano due e l‘ingiustizia si moltiplica.

Ma proprio questa è la fatica per trovare la radice del comandamento dell’amore, la fatica di trovare la ragione e la profondità di ogni nostro gesto. Questa fatica plasma in noi il cuore di Dio. Questo è l’unico modo per avere una giustizia più grande. Questa fatica ci fa essere “come il Padre” e “misericordiosi come il Padre”.

“E se date il saluto soltanto ai fratelli, che cosa fate di straordinario?”. Colui che realizza tutto questo è Gesù e lo vivrà nella sua passione, dove sarà perfetto come il Padre, cioè amore senza misura fino all’amore totale per i nemici.

Leggiamo: “Allora gli sputarono in faccia e lo percossero; e i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno i soldati. Lo spogliarono, gli fecero indossare un mantello scarlatto, intrecciarono una corona di spine, gliela posero sul capo… poi, inginocchiandosi davanti a lui, lo deridevano, e sputandogli addosso, lo percuotevano. …e dopo averlo deriso, lo spogliarono del mantello e gli rimisero le sue vesti, e lo condussero via per crocifiggerlo”.

“Avete inteso che fu detto: Odierai il tuo nemico. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per loro per essere figli del Padre vostro che è nei cieli”. Gesù ora ci mette alle strette, non solo chiedendoci l’amore verso il prossimo, ma anche l’amore per il nemico come segno del nostro essere figli del Padre, dell’essere suoi discepoli.

L’amore ci chiede di amare il prossimo e di coinvolgerci con la sua storia. Il comandamento dell’amore è assoluto, senza se e senza ma, ed è esteso a tutti. Ci è chiesto amore che risponda al male, di fare il bene a chi ci sta facendo il male. Tutto questo ci appare impossibile. Tuttavia se Gesù ce lo ha chiesto e se lui è riuscito a viverlo, noi, suoi discepoli, dobbiamo almeno accogliere questo comandamento.

Gesù non ci abbandona e ci insegna come e dove imparare questo amore: nella preghiera. L’amore del nemico è possibile solo se c’è la preghiera per lui. La preghiera ci porta ad avere un altro sguardo. Si comincia a pregare proprio perché sentiamo nel cuore forti resistenze, perché pregare per il nemico significa invocare un bene per chi ci ha fatto del male e scopriamo quanto ci costa fare il bene a chi ci fa il male, anche soltanto perdonarlo o accettare che sia possibile una redenzione.

Il cammino dell’amare e del perdonare è esigente e ci fa tremare ma passa soltanto attraverso la preghiera. Nella preghiera capisco quanto mi è difficile perdonare e riconosco come io non accetto di essere offeso, di essere percosso, di essere contraddetto, di essere odiato. È solo la preghiera che cambia dentro di me l’atteggiamento verso il nemico. La preghiera mi dà la forza anche di portare le ferite senza cercare la vendetta.

In questo travaglio faticoso con Dio, io prego per il nemico, e arrivo a capire che la presenza del nemico è per me un’occasione per conoscermi meglio, per essere più simile a Dio, per plasmare in me il Suo cuore. È l’occasione per convertirmi ad un amore più profondo e nuovo.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano