L’amore ci fa uguali      Gv 14,15-21

Ascoltiamo Gesù prima dell’addio. Con insistenza assicura che non ci lascerà soli, orfani della sua presenza. L’orfano è colui che fa esperienza della morte di chi lo ha generato e rimane abbandonato a se stesso. Il cristiano non è orfano perché Gesù Crocifisso è Risorto.

Nel vangelo di oggi ritorna nove volte la promessa di “rimanere”, come in una relazione d’amore. “il Padre vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre”; “...egli rimane presso di voi e sarà in voi”; “Non vi lascerò orfani”; “verrò da voi”; “voi invece mi vedrete”; “...voi in me e io in voi”; “...sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui”.

“Il Padre vi darà un altro Paraclito perché rimanga con voi per sempre”. Lo Spirito è l’altro Paraclito perché il primo è Gesù stesso.

Paraclito significa “chiamato vicino”. La sua azione è di essere una presenza accanto, per essere guida e difensore in tutto il nostro cammino. Lui è chiamato per custodirci e guidarci. Lo Spirito rimane con noi in una progressione di presenza interiore e radicale. Non saremo mai orfani, Gesù lo promette: “Io vivo e voi vivrete”.

Gesù ha condiviso la nostra esperienza fino alla morte per donarci da risorto la vita, quella definitiva, ormai sottratta alla morte. Non è una promessa che riguarda il futuro m una realtà che inizia con il nostro battesimo quando “siamo morti con Cristo” per divenire “viventi per Dio in Cristo Gesù”.

Anche se continuiamo a fare esperienza del morire, il cristiano crede, e quindi “vede” che la sua “vita è nascosta con Cristo in Dio”. Lo Spirito ci fa vedere ciò che è invisibile agli occhi del mondo, che la morte non è l’ultima parola sulla vita. La vita è la realtà definitiva a cui siamo chiamati. Anzi, proprio lo Spirito ci fa vedere che questa Vita è generata da una morte. Moriamo all’uomo vecchio per inaugurare la vita del Risorto in noi.

Siamo ancora in cammino nella storia, ma il Signore ci ha donato “la vita definitiva” e “scorre” in noi la vita di Dio. La nostra vita va in modo irreversibile verso la vita eterna, sulla quale la morte non ha più potere. Questo è il dono dell’amore di Dio! Gesù oggi ci spiega cosa significa essere viventi e con coraggio dice: “se mi amate” e ancora “chi ama me”. Gesù ci rivela che siamo capaci dello stesso amore che ha spinto lui a dare la sua vita.

“Se mi amate”. Gesù ci chiede di dimorare nel luogo da cui tutto ha origi­ne, da cui tutto parte, in cui tutto si decide e che tutti chiamiamo cuo­re. Gesù entra nel mio luogo più intimo e importante, nel vero santuario della mia vita. Ma lo fa con estrema deli­catezza. “Se”. Se mi amate. Un punto di partenza così umile, così fragile, così libero, così fi­ducioso, così paziente: se mi ami. La mia li­bertà.

Se leggiamo il Vangelo con attenzione non potrà sfuggirci l'incanta­mento per Gesù uomo li­bero, dalle parole liberanti. “Se mi amate osserverete”. La vera molla che spinge a vivere in pienezza è l'amore. L'esperien­za quotidiana lo conferma: se c'è la scintilla dell'amo­re, ogni atto si carica di una vibrazione profonda, di un calore nuovo, conosce una incisività insospettata.

In un crescendo mira­bile Gesù usa tutte le pre­posizioni che dicono co­munione. Dio vive in me, in me ha termine il lungo esodo di Dio. Le parole decisive del vangelo di oggi sono: “voi in me e io in voi”. Sono in Dio, immerso in Lui, tralcio nella vite, goccia nella sorgente, raggio nel sole, respiro nell'aria vita­le. Allora mi carico di una linfa, di un'acqua, di una fiamma che faranno della mia fede una visione nuova, un in­cantamento, un fervore nuovo, una poe­sia, una testimonianza viva.

Gesù oggi lo ripete: “Perché io vivo e voi vi­vrete”. Io appartengo a un Dio vivo e Lui appartiene a me. Que­ste parole mi fanno dolce e fortissima compagnia: ap­partengo a un Dio vivo. A­mare è non morire. L’amore ci fa uguali a Dio.  

Don Paolo Zamengo, prete salesiano