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Un dono stupendo e inaspettato

“Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che esce all'alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna.” Il padrone esce all'alba e lo farà per ben cinque volte, fino al tramonto, spinto da un motivo che non è il lavoro e neanche l’incapacità di calcolare le braccia necessarie.

Siamo tutti operai della sua vigna chiamati a raccogliere il frutto che è l’amore del Padre. Bellissima è l’ultima uscita del padrone, in un’ora in cui più nessuno cerca operai che non sono più necessari. Questo padrone è interessato alla loro vita. Nessuno ha pensato a loro, allora ci pensa lui, non per il suo interesse ma per il loro, preoccupato non dei suoi affari, ma del loro bisogno.

La sera della giornata o della vita è il momento della verifica, della verità e della gioia. Per questo l'ordine di consegnare il salario viene rovesciato. Si comincia dagli ultimi e il padrone decide di dare agli ultimi la stessa somma convenuta con i primi. Sconvolgente.

È giusto che chi ha lavorato di più e sudato tutto il giorno riceva quanto chi ha lavorato soltanto un'ora? È giusto. Il problema è proprio questo, che cosa è giusto? C'è una giustizia umana, retributiva e razionale. Ma c'è un di più, c’è il compimento della legge, la sua pienezza, la sua perfezione che è l'Amore e che Gesù, che vive dell'amore del Padre, conosce.

I primi operai hanno ricevuto quanto convenuto, non hanno subito una ingiustizia, ma rimane la libertà dell'Amore di donare oltre ogni misura perché l'uomo viva. Gesù parla della giustizia del Regno dei cieli. Incontrare Gesù non è una dottrina o un sistema sociale o politico, è un'esperienza sorprendentemente meravigliosa di vita.

La nostra logica trova assurdo che un padrone paghi tutti allo stesso modo. Noi abbiamo il dovuto come punto di arrivo mentre per Dio il dovuto è il punto di partenza. È l'esperienza della bontà di Dio che fa irruzione nella vita di chi ha la forza di liberarsi dalla paura, dall'invidia, dalla gelosia, per aprirsi a spazi d’amore. Il Signore dà a ciascuno di più, il meglio, il migliore dei contratti. Per Dio la prima legge è che l'uomo viva come figlio amato. Un giorno dirà: “Quello che è mio è tuo”.

Il Signore non è ingiusto con i primi ma è generoso verso gli ultimi. Dio non paga, dona. Dio si muove nella logica della grazia. Ci dà qualcosa che non meritiamo, che non è il frutto del nostro lavoro, per farci comprendere di quanto amore siamo circondati e in quale gratuità siamo chiamati a vivere.

Alla fine della giornata, alla fine della vita, Dio darà a tutti la sua moneta, cioè il suo Regno. Dobbiamo imparare a guardare con l’occhio paterno di Dio. Quale vantaggio per gli operai della prima ora? Il vantaggio è di aver dato di più alla vita, di aver fatto fruttificare di più la terra, di aver reso più bella la vigna del mondo.

Quelli che vogliono di più da Dio, non hanno capito che Dio dà se stesso. Disprezzano ciò che ricevono. Vogliono ridurre Dio a un prodotto del loro lavoro. Forse anch’io non ho capito che lavorare dal mattino è la grande fortuna della mia vita. Il mio salario sta nel fatto che fin dal mattino lavoro con Lui. Il premio è stare con Lui.

Chi contesta ha lavorato, ha sentito la fatica ma mette in evidenza soltanto il sudore. Il lavoro e il caldo sopportati pretendono lo stipendio. L’essere stato guardato, amato, chiamato, scelto, è la ricompensa.

La vita diventa triste quando inseguiamo ciò che ci sembra dovuto senza godere di quanto ci è sorprendentemente donato. Noi abbiamo il suo Regno, che è tutto, che è Dio.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano