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Con i pastori anch’io Lc 2,1-14 

Ed ecco le parole che accesero il cielo: "Non temete: vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore”. Poi tutto tornò buio. Buio nel campo prima e subito buio dopo. La luce è il brivido di un istante e sta nell'annuncio degli angeli.

Ma prima e dopo è il tempo delle lanterne. Senza lanterne i pastori non sarebbero arrivati alla grotta e non avrebbero ritrovata la strada del ritorno.

Pensate alla bellezza delle lanterne che illuminarono nella notte il viso di quel bambino. Facciamo che la nostra lanterna si posi sulle strade e sulle nostre case restituendo il brivido della vita. La nostra fede, umile lanterna, per le nostre notti.

Signore, questa notte ti prego dal campo dei pastori. Sto con loro. Era buio come oggi è buio sul mondo. Non dormono mai del tutto i pastori, ascoltano le paure delle pecore. Tu sei Dio e odi il respiro degli uomini nel sonno. Vegliavano i pastori. E io veglio al respiro di chi non prende sonno nelle notti del mondo, per fame, per i viaggi senza speranza, per gli affogamenti, per gli abusi su donne e mai una carezza che sfiori il viso, non una mano che stringa la mano invocata.

Buio il cielo e la notte della terra. Eppure, qua è là nel campo, c’è un bagliore di lanterne. Tu che hai creato la luce, sai che il buio senza lanterne genera sospetti, crea fantasmi, reclama distanziamenti, pretende chiusure ossessive di porte. Tu sai, Signore, che la nostra, fin dal principio, è una storia di sospetti. Popoli interi portano questo marchio: non c'è posto per loro.

Sto con le lanterne dei pastori, prima che il cielo si incendi nel volo degli angeli e la luce illumini le nostre vesti che odorano di pecore. Il cielo si è chinato sino ad abbracciare la terra e Dio sulla paglia è il segno per sempre del cessato distanziamento.

È l'annuncio degli angeli nella notte che chiameremo santa. Luce impigliata sui volti. Poi è subito buio. Ritorna il respiro trasognato delle pecore svegliate dalla luce. Ritorna il tempo delle lanterne, sotto il cielo di Palestina.

A noi, poveri pastori, rimane Il dondolare delle lanterne: non abbiamo una fede sontuosa ma scoppiettio di fiamma che sembra aver preso olio dall'angelo del campo dei pastori. Veniamo a te con l'odore delle pecore addosso. Gli Angeli hanno detto anche a noi che è nato Gesù. Arriviamo a te con le nostre lanterne. E siamo qui a dirti che è bello che una mamma, come una delle nostre, culli il bambino che piange.

La lanterna dell'uomo fa luce, gli occhi si illuminano di deboli chiarori. La lanterna è su Dio, il suo nome Emmanuele, Dio con noi, non distanziato. Ritorniamo, a passi di lanterna, a raccontare che Dio è nella mangiatoia. A illuminarlo non sono le stelle del cielo ma le nostre lanterne. Vieni anche tu, amico. Non sprecare parole. Vieni con la tua lanterna.

Non ti venga meno per la strada l'olio della notte santa. Forse basta questo poco di luce per resuscitare un viso dalla tomba del buio, per dare un nome ai senza nome, per strappare donne e uomini alla dissacrazione e dalla umiliazione. Nel tuo nome, Signore, di "non distanziato", non deve più accadere, per nessuno, negazione di salvezza o di speranze o di gioia e di vita.

Diremo anche noi le parole universali dell'angelo del campo: "Non temete. Vi annuncio una grande gioia che sarà di tutto il popolo". Lo diciamo con la nostra lanterna, rischiarando ogni volto. La luce della notte santa si è fatta lanterna. La mia, la nostra.