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L’amore ha le ali     Gv 15, 9-17

“Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi”. Con queste parole l’amore bussa alla porta del nostro cuore. Con queste parole Gesù toglie il velo dal volto del Padre e rivela la sua identità: Dio è amore.

Ed era anche la nostra identità, il volto splendente e meraviglioso di ogni creatura uscita dalle sue mani. Siamo fatti dall’amore, siamo fatti per l’amore. Il peccato di origine ha però offuscato l’impronta del creatore e nel nostro cuore si è insinuato, viscido come un serpente, il sospetto che Dio sia un rivale e un nemico della nostra libertà.

All’amore sorprendente, libero e generoso di Dio, l’uomo risponde con un amore infantile e asfittico. Senza Dio l’uomo balbetta il linguaggio dell’amore, rimane impacciato davanti alle sue esigenze e si allontana, spaventato, di fronte al mistero del dolore.

La vita cristiana sta tra due ‘come’: come il Padre ha amato me e come io ho amato voi. Questa breve parola e questo semplice paragone sono le ali dell’amore. Amare come Dio.

Lui ci insegna che amare è servire. Abbassandosi e svuotandosi. Senza selezionare e senza escludere. Neppure chi opera il male è fuori dall’amore perché il prossimo non va scelto ma accolto.

L’amore chiede disciplina e coraggio. “Amare gli amici lo fanno tutti, amare i nemici lo fanno solo i cristiani!” (Tertulliano). Disciplina e coraggio perché l’amore per il nemico non va confuso con la complicità ma va armonizzato con la correzione, il consiglio e la testimonianza. Il perdono è la stagione della maturità della fede. Per chi perdona e per chi è perdonato.

L’amore è una vocazione. Quando ti chiama, seguilo. Anche se le sue strade sono dure e scoscese. E quando le sue ali ti avvolgono affidati a lui, anche se una spina nascosta ti può ferire. L'amore incorona e crocifigge.

Come il sole accarezza le spighe che fremono al suo calore così scenderà alle nostre radici e le scuoterà fin dove si avvinghiano alla terra. Ci raccoglie in covoni e ci batte finché non saremo liberi e spogli dai gusci. Ci macina e ci lavora come bianca farina e pasta per affidarci alla sacra fiamma e trasformarci in pane sulla mensa di Dio.

L'amore non dà nulla fuorché sé stesso. L'amore non possiede né vuole essere posseduto. L'amore basta all'amore. Quando amo non dico: "Ho Dio nel cuore", ma piuttosto, "Sono nel cuore di Dio". L'amore è un corso d'acqua. Per vivere deve essere in continuo movimento. C’è chi crede che le acque del fiume scorrano per sempre ma poi arriva l'inverno e le acque diventano ghiaccio.

Per tre volte, oggi, risuona nel vangelo la parola ‘amici’. “Dare la vita per i propri amici... Voi siete miei amici… Non vi chiamo più servi ma amici”. Ci sono case, nella vita di Gesù, ma ce n'è una preferita, quella dell'amicizia, quella di Betania. Entriamo in punta di piedi per imparare.

Guardiamo la giovane Maria che siede ai suoi piedi per ascoltarlo mentre lui parla al suo cuore donandole una ricchezza che nessuno mai potrà più strapparle. Vediamo anche Marta imparare ad amare e a servire senza fare confusione. Dove è ospite anche chi ospita. In questa casa Gesù piange per la morte di Lazzaro e le lacrime dell’amicizia restituiscono vita e libertà. Tra queste mura, ancora Maria cosparge di olio profumato Gesù, gli asciuga i piedi con i suoi capelli e lo profuma mentre lui, a grandi passi, si avvicina alla sua passione.

Gesù ama la casa. La casa dove ama e dove si sente amato. Betania è scuola d’amore.

Gesù ci insegna a ridare colore e intensità all'amicizia, a ridare calore e intensità all'intera vita cristiana. A superare con dinamismi nuovi le abusate logiche che escludono, a coltivare la gratuità là dove domina la competizione, a seminare il fascino del volto dell'altro dove impazzisce l’isterica visione di sé.

Impariamo ad amare. Impariamo a costruire case.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano