Atterra lo Spirito     Gv 15, 26-27.16, 12-15

A Gerusalemme atterra lo Spirito della Pentecoste e la natura ha un fremito. Due immagini mi catturano: il vento e il fuoco. Lo Spirito è libero come il vento e avvolgente come il fuoco.

“Come il vento che soffia e ne senti la voce, ma non sai da dove viene e dove va, così lo Spirito Santo agisce con novità sorprendente in tutto il mondo. È potenza di Dio che sa trarre il bene anche dal male. Questo è il cuore della Pentecoste. Lo Spirito è libero, incontenibile. Non rispetta confini, steccati, regole e calcoli. Agisce ovunque, a modo suo, e, spesso, crea sorprese. Perché fa cose nuove, suscita atteggiamenti insospettati e risveglia impensate energie.


I primi cristiani si trovarono di fronte ad una sorpresa mai prima immaginata: i pagani che non appartenevano al popolo di Israele, si convertivano al Vangelo. Una gioia ma anche una spina. Perché la presenza dei convertiti li obbligava a rivedere il modo di pensare.

Come il fuoco illumina e riscalda così lo Spirito conduce sulla via della fede e della carità coloro che non conoscono Dio, ma lo cercano con cuore sincero”. I pompieri di turno, fortunatamente, non riescono a spegnere questo fuoco. Perché rende i cuori ardenti, li getta in imprese che sembrano impossibili, li guida per sentieri impervi e inusitati. Da sempre i passi della fede e della carità non sono facili. Eppure lo Spirito non disarma di fronte agli ostacoli e sostiene coloro che ascoltano la sua voce, che è la voce stessa di Gesù.

Il bello è che tutto accade in modo estremamente semplice e, all’apparenza, incerto e dimesso. Lo Spirito opera servendosi di uomini e donne che non sono perfetti o santi, ma che gli offrono spazio nella loro esistenza.

Il compito che attendeva gli apostoli era immenso ed enorme il carico che Gesù metteva sulle loro spalle. Spropositato per le loro capacità. A guardarli bene e da vicino, si poteva essere certi di un fallimento.

Nessuno di loro aveva una competenza biblica. Erano del tutto sforniti di capacità gestionali. Ignoravano i trucchi del moderno marketing per piazzare il loro messaggio. Quanto a coraggio non sembravano cambiati da quel giorno in cui avevano abbandonato Gesù, fuggendo in modo vigliacco. Il Cenacolo era sempre stato il loro rifugio perché avevano ancora paura. Paura di un giudizio e paura di fare la fine tragica di Gesù.

Ma perché Gesù si affidava proprio a questa incerta e mal assortita compagnia? C’erano dei pescatori, c’era un esattore delle imposte, c’era uno tirato fuori all’ultimo momento per far quadrare il numero dodici, dopo la morte di Giuda. Perché mettere nelle loro mani il futuro di una missione che gli era costata fatiche e sudore, lacrime e sangue, la sua stessa vita?

Gesù li conosce bene, nel profondo. Sa dei loro entusiasmi e delle loro fragilità, della loro grettezza e della loro fede. Gesù però non si limita ad affidare loro un compito sovrumano, ma li mette anche nelle mani sicure dello Spirito. Sarà lui a “guidare a tutta la verità”. Sarà lui a sostenerli.

Toccheranno con mano la sua azione e riconosceranno la sua opera. Rimarranno sorpresi di fronte alle novità che egli prepara. E, vaccinati dal peccato più grande, quello dell’orgoglio e della presunzione, non potranno mai dire che è tutto merito loro. Si conoscono bene e sanno che c’è un Altro che opera attraverso loro e nonostante i loro limiti.

Ma allora se è lo Spirito il grande protagonista, Gesù non chiede nulla ai suoi? Gesù chiede il cuore. Chiede di essere amato veramente. Non un amore fatto di parole, di vaghe promesse, ma un amore concreto, un amore ben riconoscibile dai frutti che produce.

Con presenza discreta ma sicura, lo Spirito produrrà cambiamenti inspiegabili. A partire da loro stessi che affrontano il mare aperto della storia e andranno incontro ad ostilità e rifiuti, senza paura. Sono proprio loro la prova, con il loro coraggio e la loro fiducia.

Oggi come allora, Gesù fa a noi che vogliamo essere suoi discepoli, e a tutti quelli che vogliono imbarcarsi nell’avventura del Regno, la stessa proposta e la stessa offerta. Ci manda al largo, nel mare aperto della storia, su piccole imbarcazioni che sembrano fatte apposta per essere travolte e naufragare. Ma ci chiede di amarlo, con tutto il cuore.

In cambio ci dona il suo Spirito.

E stranamente, miracolosamente, quelle piccole fragili barche portano dovunque il seme buono del Vangelo.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano