Memoria della Trinità   Mt 28, 16-20

Mosè propone un esercizio che vale per ogni generazione di credenti: interroga la memoria. Non c’è fede senza memoria: la fede cristiana nasce dall’ascolto, dalla memoria di ciò che Dio ha compiuto. Mosè chiedeva a Israele di interrogare la storia e riconoscere le orme che Dio aveva lasciato al suo passaggio.   Ascolta Israele: Dio ha guidato il tuo cammino perché è un Dio che ti ama, che è comunione d’amore.

In questi giorni in tante città e paesi d’Italia si fa memoria della prima guerra mondiale. Io non ho cancellato i racconti di mio nonno e mi viene ancora paura. Ho visto anche un film che raccontava le ore angoscianti in una trincea sull’altopiano di Asiago. La montagna innevata sembrava una cartolina di splendida bellezza ma aveva seppellito il dramma di un manipolo di soldati che contavano gli interminabili e angoscianti minuti prima dell’inutile assalto, all’alba.

Quei soldati sognavano la loro casa, la terra, la vita. Era questo che li sosteneva, che dava loro coraggio e che costituiva, per assurdo, il motivo di tanto sacrificio. “Torneranno i prati” è il titolo di questo film. Il passato custodisce il futuro, come la terra culla il seme per la primavera.

Questo esercizio della memoria rende possibile una nuova narrazione della vita. Se interrogo la mia storia quale volto di Dio riesco a scorgere e di quale volto di Dio sono costituito annunciatore? Credo sia il compito che a tutti affida questa splendida liturgia della Trinità. Tu, con la tua storia, che Dio racconti?

Forse è per una mancanza di memoria e di raccontare la memoria che non pochi cristiani, oggi, soprattutto ragazzi e giovani, abbandonano le nostre comunità, per non aver respirato la grazia di una memoria che parla. Tenere viva la memoria in Israele era il compito di ogni padre: “Quando tuo figlio ti interrogherà… tu dirai: l’Eterno ci fece uscire… dalla terra di schiavitù” (Es 13,14).

Mi apro alla fede quando divento consapevole che la mia storia sta a cuore a Dio che è sempre il Dio di qualcuno, di Abramo, di Isacco, di Giacobbe, della mia famiglia, della mia comunità. Mi apro alla fede quando ho la grazia di conoscere uomini e donne segno di un Dio instancabile cercatore d’incontri.

Se provo a interrogare la mia vita personale, riconosco che Dio ha posato il suo sguardo su di me, prima attraverso la cura dei miei genitori, poi mediante quel circolo virtuoso che è stata la mia comunità cristiana con i sui pastori.

So a memoria i nomi dei parroci che hanno segnato la mia vita cristiana. Don Generoso, Don Roberto, Don Giuseppe e don Enrico. Splendidi pastori che hanno guidato con saggezza e santità di vita la comunità in cui vivevo. Due di loro sono ancora in vita. Tre hanno partecipato alla mia prima messa. Devo aggiungere Don Rinaldo che è stato il viceparroco che mi ha amato di più e mi ha praticamente accompagnato alla soglia del sacerdozio. Nessuno di questi era salesiano ma tutti semplici preti della diocesi di Venezia.

Prova a interrogare la tua storia… La memoria grata si trasforma nell’impegno che il Signore affida agli undici e dopo di loro a tutti noi. Ciascuno di noi è chiamato a battezzare

- nel nome del Padre… facendo l’esperienza che la vita è dono di un Padre che veglia su ciascuno, provvedendo a tutti, agli uccelli del cielo come ai gigli del campo: ecco la vita nella fede;

- nel nome del Figlio… portando alla conoscenza di un amore che non è fine a se stesso ma che si manifesta nel dono di sé fino alla morte, nel perdono e nella condivisione: ecco una vita nell’amore;

- nel nome dello Spirito Santo… offrendo l’esperienza di vita capace di comunicarsi, di andare oltre con entusiasmo, dilatando accoglienza e orizzonti : ecco una vita animata dalla speranza.

Interroga la tua storia… Se l’ascolti, con riverenza e profondità, essa ti parlerà di Dio attraverso gli infiniti frammenti che la compongono.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano