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Abitati da Dio Gv1, 1-18

La liturgia ci propone il Vangelo della sera di Natale, perché Natale si conquista lentamente. Colui che aveva plasmato l’uomo con la polvere della terra diventa lui stesso terra. Ora c'è un frammento di Dio in ogni carne, ora c’è qualcosa di Dio in ogni uomo. C'è santità e luce in ogni vita.

E nessuno potrà più dire: qui finisce la terra, qui comincia il cielo, perché ormai, nel Natale, terra e cielo si sono toccati. Nessuno potrà più dire: qui finisce l'uomo, qui comincia Dio, perché, a Natale, creatore e creatura si sono abbracciati. Per il mistero dell’incarnazione, uomo e Dio sono una cosa sola.

Abbiamo proclamato il prologo del vangelo di Giovanni. Parole immense. Altezze vertiginose. Come una di queste montagne che ci hanno rubato il cuore. E scaliamo e soffriamo per giungere sulla vetta, là dove non ci resta che il cielo. E lassù, all’arrivo, la montagna ci restituisce la sua bellezza. Paesaggi, prospettive, panorami, orizzonti. L’infinito.

Chi più alto sale, più lontano vede, chi più lontano vede, più a lungo sogna. Così diceva Walter Bonatti uno dei più grandi scalatori italiani che voi certamente conoscete. Il Prologo di Giovanni è questa montagna. Questa vetta incomparabile del vangelo che mi suggerisce alcuni pensieri.

Cristo nasce perché io nasca e nasca nuovo e diverso. La nascita di Gesù esige la mia nascita. Gesù non è venuto a portarmi un elenco di verità da credere ma una vita da vivere. Gesù non mi offre la semplice opportunità di diventare figli di Dio, ma il potere, la forza, l'energia, la vitalità per spalancare le porte della mia vita, per varcare le soglie della storia.

Il Verbo, la parola di Dio è forza in noi. Nella mia carne, in questa mia carne, Cristo è. In questi miei dubbi, in questi miei abbandoni, in questa mia fatica di credere Cristo è. In questa mia gioia di credere Cristo è.

Cristo è in noi per dirci: ti amo, amo la tua solitudine, amo il tuo cercare, amo le tue lacrime, amo la tua debolezza. Non c'è nulla della tua vita che mi lasci indifferente. Tu mi stai a cuore, mi interessi, con la storia del tuo cuore, con la storia della tua storia. Così dice Dio: Voglio essere in te come luce e come sole, come strada e come pane.

Accogliere Dio. Dio non si merita, Dio si accoglie. Perché Dio è un dono. Dio è dono.

L'uomo diventa ciò che accoglie. L’uomo diventa ciò che ama. L’uomo diventa ciò che lo abita.

Vita vera è essere abitati da Dio. Ecco la verità del Natale: Dio nell'uomo.

Don Paolo Zamengo, prete salesiano